La solidarietà è un’arma! Solo la lotta paga!
Con la resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la solidarietà è possibile trasformare le operazioni repressive in uno strumento per estendere coordinamento, unità e lotta!
 
Con l’operazione repressiva del 26 gennaio e con le varie operazioni repressive che si sono susseguite (nella nostra regione questa operazione ha colpito compagne e compagni di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma) il governo Monti ha tentato di assestare un altro colpo al movimento di resistenza popolare attaccando la parte avanzata di questo, il movimento No Tav, di indebolire il consenso, il sostegno e la simpatia popolari di cui gode e, contemporaneamente, di far indietreggiare tutti quei settori popolari che si sono mobilitati e si stanno mobilitando contro le misure infami (“riforme”) che la BCE e le altre istituzioni del mercato finanziario vogliono imporre per fare dell’Italia terra di conquista per banchieri, finanzieri, speculatori e palazzinari, come stanno facendo in Grecia, in Portogallo, in Spagna e nel resto d’Europa e del mondo. E’ lo stesso messaggio che Napolitano ha ribadito poche settimane fa: “in Italia non saranno tollerate manifestazioni che travalicano la legalità”. E’ il canto del cigno di una classe che è seduta su un barile di polvere: Monti, Napolitano, Marchionne possono compiere la loro opera criminale solo se riescono a convincere le masse che non c’è niente da fare, che questo è l’unico mondo possibile, se riescono a disgregare, i dividere e distogliere dalla lotta con le buone o con le cattive. La manifestazione del 25 febbraio insieme alle iniziative e prese di posizioni di solidarietà con gli attivisti No Tav che si sono susseguite nei mesi scorsi e così fino ad oggi sono la dimostrazione che con la resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la solidarietà è possibile trasformare le operazioni repressive in uno strumento per estendere coordinamento, unità e lotta! Contro le masse organizzate e decise a vincere non c’è criminalizzazione e repressione che tenga!
 
Attualmente è in corso una eversione profonda dell’ordinamento del nostro paese, della sua costituzione materiale prima ancora che della sua Costituzione scritta e ancora, almeno formalmente, in vigore.
Il verminaio dentro e intorno alla Lega e il caso Lusi mostrano al di là di ogni dubbio che ne è stato del referendum del 1993 con cui la maggioranza dei cittadini italiani aveva votato contro il finanziamento pubblico ai partiti.
L’esito del referendum del giugno dello scorso anno sull’acqua pubblica e gli altri beni comuni, la volontà espressa con il voto da 27 milioni di persone, non solo non ha ancora avuto attuazione, ma il governo Monti sta cercando apertamente di aggirarlo.
La Costituzione pone il lavoro a fondamento dell’unità della società e del paese, stabilisce il diritto al lavoro e a un salario dignitoso per ogni adulto, ma il nostro paese sta diventando un cimitero di fabbriche, aumentano i disoccupati, i precari, il lavoro nero fino alle nuove forme di vera e propria schiavitù: il denaro e l’arricchimento diventano l’unico fondamento della società, l’unica vera legge. Il diritto al reintegro sul posto di lavoro di chi è licenziato senza giusta causa (art. 18) è un peso insopportabile: l’arbitrio del padrone deve diventare legge ovunque. 
In Val Susa le Autorità e le forze dell’ordine stanno cercando di piegare la “sovranità popolare” agli interessi di un pugno di affaristi e speculatori eretti a “interesse nazionale” ricorrendo alla militarizzazione del territorio, alle cariche contro i manifestanti, alle retate, alla criminalizzazione e agli arresti di chi si oppone alla devastazione di un’intera vallata e allo sperpero delle risorse pubbliche.
La Costituzione stabilisce l’autonomia degli enti locali, ma il governo Monti priva Comuni e Regioni dei fondi per i servizi pubblici, vuole legare loro le mani con la Tesoreria Unica e il Patto di Stabilità e ridurli al ruolo di esattori delle tasse (a partire dall’IMU, la nuova tassa sulla casa) per conto del governo centrale.
L’intervento militare in Libia è l’ultima in ordine di tempo delle missioni di guerra che, benché ribattezzate “missioni umanitarie”, calpestano e violano il divieto costituzionale di ricorrere alla guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali.
La riforma della Difesa targata Di Paola (per anni dirigente NATO e, in qualità di presidente del comitato militare NATO, uno dei principali artefici della guerra contro la Libia) istituzionalizza questa situazione di fatto: “le forze armate italiane devono sviluppare capacità di intervento efficace e tempestivo anche a grande distanza dalla madrepatria, devono operare nelle zone di ‘interesse strategico’ che comprendono i Balcani, l’Europa orientale, il Caucaso, l’Africa settentrionale, il Corno d’Africa, il vicino e medio Oriente e il Golfo persico”.
Il nuovo ordine introdotto da Marchionne a partire dal 1° gennaio di quest’anno estromette dagli stabilimenti FIAT la FIOM con buona pace della libertà di rappresentanza e organizzazione sindacale formalmente ancora in vigore, le zone rosse, i divieti e le cariche delle forze dell’ordine fanno carta straccia della libertà di manifestazione, le precettazioni limitano di fatto il diritto di sciopero.
A 11 anni di distanza, nessuno dei 46 poliziotti, guardie penitenziarie, medici e infermieri condannati dal Tribunale di Genova per le violenze e le torture inflitte ai manifestanti fermati e arrestati, nella caserma di Genova Bolzaneto, in occasione del G8 a Genova, è stato sospeso o allontanato dal lavoro, i loro dirigenti (Gianni De Gennaro, Spartaco Mortola, Alessandro Perugini, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Giovanni Luperi, Vincenzo Canterini, ecc.) sono stati promossi, i mandanti politici non sono stati neanche inquisiti. Ne sono stati sospesi o allontanati i quattro poliziotti di Ferrara assassini di Federico Aldrovandi.
I diritti fondamentali delle persone e gli accordi internazionali a tutela dei migranti non sono in vigore nei CIE e nei CARA, nel Canale di Sicilia. Casa Pound, Forza Nuova e le altre organizzazioni dei “fascisti del terzo millennio” che sono tornati a insanguinare l’Italia godono di appoggi, coperture e complicità in alto loco, benché il fascismo, oltre che illegittimo, nel nostro paese sia anche illegale.
Il risultato? Otto milioni di persone che vivono in povertà, migliaia di persone che ogni anno muoiono di miseria, di lavoro, di malattia, di carcere, di emigrazione, di maltempo, di disastri ambientali, di disperazione e altrettante che sono emarginate dalla vita sociale e condannate a vivere di espedienti o di elemosine: qui, oggi, in Italia, uno dei paesi sviluppati e ricchi!
Quindi è vero che nel nostro paese agiscono dei terroristi: sono i responsabili di tutto questo! Hanno un nome e un cognome, siedono nei consigli di amministrazione delle aziende, delle banche e delle società finanziarie, siedono al governo, in Parlamento, nei palazzi del potere, siedono in Vaticano, in Confindustria, ai vertici del nostro paese.
 
Le masse popolari sono la forza motrice del nostro paese. Le masse popolari una soluzione positiva alla crisi ce l’hanno: possono riorganizzare le attività economiche e tutta la vita sociale facendo a meno di capitali e profitti, di prestiti e debiti, di banche e istituzioni finanziarie, possono fare dell’Italia un nuovo paese socialista!
Come in Russia nel secolo scorso la classe operaia e le masse, guidate dai comunisti, hanno approfittato delle distruzioni e dello sterminio della prima guerra mondiale per costruire il primo paese socialista; così oggi possiamo e dobbiamo approfittare del marasma della crisi, dei venti di guerra, del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per costruire sulle rovine del capitalismo un mondo nuovo, all’altezza delle conoscenze, dei sentimenti, delle aspirazioni e delle capacità che l’umanità ha accumulato.
La crisi non ci lascia vie di mezzo: o la subiamo o ne approfittiamo per cambiare il mondo come va bene a noi, per fare dell’Italia un paese dove c’è un posto e un ruolo dignitoso per ogni uomo, donna, bambino, giovane e anziano delle masse.
 
Il Partito dei CARC si schiera contro l’opera di devastazione e saccheggio del territorio che si sta compiendo in Val Susa, come si schiera contro ogni opera che pone il profitto come aspetto centrale del funzionamento della società e che sta alla base della guerra di sterminio non dichiarata nei confronti delle masse popolari. Per questo il partito dei CARC sostiene ed è attivo al movimento No Tav, come è attivo nel movimento di resistenza popolare che si trasforma da movimento che si oppone e resiste all’avanzare delle crisi a movimento che si organizza e crea le condizioni per fare fronte e superare la crisi e pone così le basi per la trasformazione dello stato presente di cose.
A seguito della breve nota stampa del Partito dei CARC del 28.06 “Solidarietà e libertà per tutte/i le/i resistenti No Tav!”, alcuni giornali di Reggio Emilia hanno avviato una campagna di intossicazione e disinformazione nei nostri confronti.
Denunciamo pubblicamente queste manovre che tentano di alimentare un clima favorevole ad attacchi repressivi da parte delle forze borghesi e reazionarie. Attraverso titoli ad effetto come “Eversione a Reggio Emilia, magistrato attaccato dai Carc del 29.06.12 ed altri articoli costruiti ad arte, si tenta di buttare fumo negli occhi alle masse nell’estremo tentativo di isolare e intimidire compagne/i, collaboratori e simpatizzanti del nostro Partito.
Denunciamo l’opera di collaborazione a questa sporca operazione da parte di singoli elementi e individui appartenenti a frange malate e nemiche della democrazia interna ai sindacati e a politicanti di partiti della destra borghese e della destra moderata. Invece di comportarsi come fiancheggiatori di chi intende ostacolare e reprimere le lotte sarebbe opportuno piuttosto che questi personaggi appoggiassero senza ambiguità, chiaramente, pubblicamente e concretamente la giusta, importante e vittoriosa lotta delle masse della Val Susa e del nostro paese.
In realtà il nostro Partito viene attaccato perché promuove la solidarietà e sostiene attivamente tutti coloro che vengono attaccati perché attivi e protagonisti nel movimento di resistenza popolare. Ma non saranno di certo queste meschine operazioni né il miserevole ruolo di singoli personaggi e politicanti a fermare le lotte.
 
Difendere la libertà di opinione, organizzazione e propaganda conquistati con la vittoria della Resistenza contro il nazifascismo!
Le Autorità italiane in questi anni hanno aperto un procedimento giudiziario dopo l’altro contro la carovana del (n)PCI di cui il Partito dei CARC è componente, hanno cercato di fare terra bruciata intorno ad essa, perseguitato le organizzazioni pubbliche che si ispirano alla sua concezione e alla sua linea, coinvolto anche le Autorità francesi e di altri paesi, arrestato suoi dirigenti e membri.
Il fallimento della loro opera consiste nel fatto che l’attività del (n)PCI è continuata perché i comunisti hanno resistito a ogni forma di repressione e si sono organizzati in modo da continuare la loro opera: le tappe più recenti e importanti sono state la costituzione del (nuovo)Partito comunista italiano (ottobre 2004), la pubblicazione del suo http://www.nuovopci.it/scritti/mpnpci/indicmp.html#scarica” target=”_blank”>Manifesto Programmahttp://www.nuovopci.it/scritti/mpnpci/indicmp.html#scarica” target=”_blank”> (primavera 2008), la celebrazione del suo I° Congresso (inizio del 2010).
Grazie alla continuità del suo lavoro (resistenza alla repressione), il (n)PCI è riuscito a usare a suo favore gli stessi procedimenti giudiziari: 1. per promuovere la solidarietà proletaria; 2. per denunciare e mobilitare contro le violazioni delle leggi che in qualche misura tutelano gli interessi delle masse contro l’arbitrio dei padroni, del clero e delle loro Autorità e della Costituzione che risente ancora dei rapporti di forza dettati dalla vittoria del movimento comunista contro il nazifascismo; 3. per allargare le contraddizioni che quelle violazioni creano anche all’interno della classe dominante stessa. 
Adesso le Autorità puntano a mettere fuorilegge il (n)PCI e le organizzazioni che si riconoscono e collaborano al suo progetto di fare dell’Italia un paese socialista, a farle dichiarare dai suoi magistrati “organizzazioni terroriste” a cui poi applicare automaticamente le procedure previste dai regolamenti nazionali e internazionali “antiterrorismo” (detenzione dei sospetti senza procedura giudiziaria, privazione della libertà e dei diritti civili per decisione della polizia, soprusi e vessazioni varie).
Mettere fuorilegge i comunisti è l’obiettivo politico che unisce il Vaticano, i Marchionne, i Monti, le cupole delle organizzazioni criminali, perché il movimento comunista che sta rinascendo è l’embrione, l’alfiere del futuro di dignità, civiltà e progresso che le masse possono costruire: dalla società dai banchieri, degli speculatori, dei saccheggiatori, dei prelati e dei militaristi alla società diretta e governata dalla classe operaia e dalle masse organizzate!
 
Con la resistenza alla repressione, la lotta contro la repressione e la solidarietà è possibile trasformare le operazioni repressive in uno strumento per estendere coordinamento, unità e lotta!
“Contro l’aggravarsi del ricorso delle autorità alla repressione, occorre rafforzare
la resistenza alla repressione delle organizzazioni e dei compagni e in generale dei lavoratori: non cedere a pressioni e ricatti, non lasciarsi prendere dal panico, non isolarsi ma rafforzare i legami con i compagni e con le organizzazioni in occasione di ogni operazione repressiva: è una questione politica ma anche di dignità e igiene personale;
la lotta contro la repressione: ogni azione repressiva del regime deve essere denunciata su larga scala e dare luogo a proteste e manifestazioni pubbliche. Quanto al processo di rottura (usare le iniziative repressive e i procedimenti giudiziari per mettere il regime, le sue istituzioni e le sue autorità, individui e gruppi, sul banco degli accusati, passare da imputati e accusati ad accusatori, indebolire il legalitarismo tra le masse popolari e nella sinistra borghese sollecitando prese di posizione pubbliche e rifiuto della collaborazione), bisogna allargare il ricorso ad esso e portare ad un livello superiore la sua pratica;
la solidarietà delle masse popolari con i compagni e le organizzazioni che il regime colpisce con le sue operazioni repressive: “solidarietà su tutti i piani e a tutti i livelli” (da La Voce del (n)PCI n. 40 – marzo 2012).
 
Facciamo appello a tutte le organizzazioni comuniste, antimperialiste e progressiste, ai sinceri democratici, agli organismi e movimenti di lotta, giuristi, avvocati, giornalisti, esponenti politici e sindacali a sostenere e sviluppare la solidarietà proletaria, a respingere ogni campagna in atto di criminalizzazione del movimento di resistenza.
Facciamo appello a giornalisti e intellettuali democratici perché non si prestino alle macchinazioni politico-poliziesche e alle censure-veline imposte dalle Autorità sulle campagne repressive in atto.
Perché non si prestino alle macchinazioni politico-poliziesche e alle censure-veline imposte dalle Autorità e sul processo e sulla persecuzione dei comunisti nei confronti della carovana del (n)PCI, ma diano voce agli imputati, agli avvocati, ai giudici che hanno già emesso sentente di archiviazione o di “non luogo a procedere”. L’informazione indipendente serve per difendere, praticandoli, le libertà e i valori della Costituzione antifascista.
Facciamo appello a giudici, procuratori e funzionari democratici presenti nel Tribunale di Bologna e negli altri Tribunali perché non diventino complici di questa persecuzione, ma diano il loro contributo (con prese di posizione pubbliche, interviste, ecc.) per farla fallire. Il suo fallimento è nell’interesse di quanti hanno a cuore i valori della Costituzione antifascista.
Facciamo appello ai sindaci e agli altri amministratori delle nuove Amministrazioni comunali di Napoli, Milano, Cagliari, Parma e altre (che si sono affermate in rottura con le vecchie Amministrazioni legate i vertici della Repubblica Pontificia e subordinate ai loro governi) perché prendano posizione contro questa persecuzione giudiziaria (con prese di posizione pubbliche, interviste, concessione di sale pubbliche, ecc.) come dimostrazione concreta e coerente di difesa dei diritti di civiltà sanciti dalla Costituzione e degli interessi dei lavoratori e delle masse.
 
Ribadiamo la nostra solidarietà con i compagni inquisiti e sotto processo e arrestati per il loro impegno nella lotta No Tav e perché attivi e protagonisti nelle lotte di resistenza popolare contro il capitalismo e l’avanzare della seconda crisi generale.
 
Solidarietà con le organizzazioni e i compagni colpiti dalla repressione!
Libertà per i compagni arrestati! La lotta No Tav non si arresta!
No alla messa fuori legge del comunismo e dei comunisti!
La solidarietà è un’arma e la lotta paga! Ritorcere contro esecutori e mandanti l’attacco repressivo! Mettiamo sotto accusa gli unici e veri terroristi del nostro paese, a partire dal governo Monti-Napolitano che è stato costituito illegalmente e sta violando spudoratamente la Costituzione!
 
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Partito dei CARC – Emilia Romagna
http://www.carc.it/” target=”_blank”>www.carc.it – e-mail pcarcemiliaromagna@ymail.com” target=”_blank”>pcarcemiliaromagna@ymail.com
 
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·         Processo No Tav  Leggi il report dell’udienza del 6 luglio
Il teorema della Procura contro i no tav non si ferma, neanche dopo un anno
Mentre siamo giunti quasi ad un anno dallo sgombero della Maddalena e dal 3 luglio, il teorema giudiziario della procura della Republica di Torino, guidata da Gian Carlo Caselli non si ferma, e scattano nuoe misure cautelari. Luca, 20 di Vaie, valsusino e Elena, 25 anni di Bologna sono stati colpiti da provvedimenti di arresto e privazione della libertà,  nello specifico Luca ha l’obbligo di dimora, mentre Elena è agli arresti domicialiari.
Dopo un anno, continuiamo a scoprire il “metodo” giudiziario contro i notav, colpevoli di non arrendersi, nemmeno oggi. Il 6 luglio si aprirà il processo ai notav arrestati il 26 gennaio scorso, dove a tempo di record, saranno in tribunale con udienze già calendarizzate, con una celerità ed un efficienza giudiziaria che fa pensare…perchè se si fosse andati oltre, sarebbero scaduti di per sè i termini della carcerazione preventiva.
Non ci lamentiamo sia ben chiaro, non siamo abituati e contro quello che riteniamo ingiusto, lottiamo con passione, ma non venoteci a fare discorsi sulla giustizia…
Libertà per tutt/i i notav! [http://www.notav.info/top/il-teorema-della-procura-contro-i-notav-non-si-ferma-neanche-dopo-un-anno/” target=”_blank”>leggi dal sito]

 

[leggi comunicato PCARC http://www.carc.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1317:piena-e-incondizionata-solidarieta-agli-attivisti-no-tav-arrestati-e-perquisiti-questa-mattina&catid=1:comunicati-e-volantini&Itemid=3″ target=”_blank”>“Piena e incondizionata solidarietà agli attivisti NO TAV”]
 
·         19 settembre Bologna – giornata di solidarietà e lotta
NO ALLA MESSA FUORI LEGGE DEL COMUNISMO E DEI COMUNISTI
L’obiettivo del processo che si è aperto a Bologna l’8 febbraio contro 12 compagni che fanno (o facevano) parte del (nuovo)Partito comunista italiano, del Partito dei CARC e dell’Associazione Solidarietà Proletaria accusati di associazione sovversiva con finalità di terrorismo (art. 270 bis c.p.) è impedire l’attività di propaganda e organizzazione dei comunisti, mettere fuori legge i partiti comunisti: per decreto (in Ungheria e in Polonia) o facendoli condannare dai suoi tribunali come “organizzazioni terroriste” (in Italia).
Difendere le libertà di opinione, organizzazione e propaganda conquistate con la vittoria della Resistenza contro il nazifascismo. Con la solidarietà proletaria e la lotta contro la repressione trasformare le operazioni repressive in uno strumento per lo sviluppo del movimento contro la crisi e i suoi responsabili, per la rinascita del movimento comunista.
 
·         25 settembre Bologna – giornata di solidarietà e lotta
ESTENDERE IL CONTROLLO E LA VIGILANZA DEMOCRATICA
A Bologna il 25 settembre si svolgerà una nuova udienza del processo contro tre membri del P.CARC e del SLL e un altro compagno, accusati di aver collaborato a rendere noti volti di agenti di polizia sul sito “Caccia allo sbirro” realizzato dal (n)PCI, che ha l’obiettivo di punire e scoraggiare ogni iniziativa di “vigilanza democratica” sull’operato delle forze dell’ordine: dalla trasmissione via internet (copwatching) di foto e filmati di agenti responsabili di abusi all’introduzione del codice identificativo per gli agenti in servizio. 

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