Dopo la vittoria del referendum di Bologna sulla scuola pubblica “Adesso il nostro primo dovere è dare continuità e forza alla volontà popolare che si è espressa con nettezza”

Intervista a Giorgio Tassinari, collaboratore del gruppo organizzazione del Comitato Art. 33
 
Un commento a caldo sull’esito del referendum…
L’esito dal nostro punto di vista è stato molto positivo perché abbiamo avuto una buona affluenza al voto, circa il 29%, in condizioni logistiche difficili perché i seggi erano pochi e posizionati anche in località strane, molti cittadini dovevano fare molti chilometri per raggiungerli, non erano quelli tradizionali con effetto di straniamento, il personale comunale all’inizio era un po’ impacciato. Quindi tutto sommato il risultato è stato buono, specialmente se confrontato con il risultato delle amministrative: se andiamo a vedere i risultati dei candidati che sono passati al ballottaggio rispetto agli aventi diritto, troviamo percentuali in alcuni casi intorno al 20%, quindi assolutamente comparabili e in linea con il referendum di Bologna. Va tenuto poi presente che la massiccia propaganda fatta dal PD e dagli altri partiti che sostengono le convenzioni, su alcuni elettori ha avuto l’effetto di non farli andare a votare: molti elettori di appartenenza ex-comunista non hanno avuto la voglia e la forza di votare contro il loro partito ma non hanno neanche voluto votare a favore delle chiese confessionali e al fianco di Berlusconi e della Lega Nord. Questa contraddizione politica è latente ed emergerà con sempre maggior forza in quanto i 50 mila elettori che hanno votato per l’abolizione del finanziamento alle scuole private e per il rispetto della Costituzione, costituiscono circa la metà, in termini puramente numerici, dei voti che ha preso il sindaco Merola alle ultime elezioni e questo costituisce un fronte d’opinione piuttosto agguerrito e compatto che difficilmente si farà condizionare ancora dall’indicazione dei partiti.
 
Una delle caratteristiche del comitato è la pluralità di organismi che ne fanno parte…
La cosa da tener presente che dentro il comitato oltre a compagni che erano presenti in quanto delegati appartenenti a entità organizzate (sotto il profilo sindacale, ad esempio, la FIOM e la FLC-CGIL, l’USB e i Cobas), c’erano anche moltissime persone che partecipavano in quanto cittadini, ma veramente molti. Questi hanno rappresentato più della metà dei militanti attivi. Tutti hanno contribuito secondo le loro capacità, cioè chi era capace di fare l’informatico faceva l’informatico, chi era capace di scrivere comunicati stampa, scriveva comunicati stampa e via dicendo.
 
E’ interessante vedere che anche dei movimenti confessionali ne fanno parte. Con quali movimenti religiosi siete in contatto? Quali apporti hanno dato alla battaglia del comitato?
Noi con movimenti religiosi in senso stretto non abbiamo contatti, abbiamo contatti con gruppi di cittadini, con movimenti di cittadini che sono accumunati da un’appartenenza a un certo modo di intendere la fede cristiana, quindi abbiamo rapporti molto buoni e anche di collaborazione stretta con la Chiesa Evangelica di Bologna che fa parte dei sostenitori e promotori del comitato, abbiamo rapporti sparsi plurimi con i cristiani di base e abbiamo rapporti molto interessanti sotto il profilo sia culturale che politico, ma più culturale che politico, con cenacoli che si richiamano all’opera e all’insegnamento di illustri maestri cristiani come Dossetti e Lorenzo Milani.
 
Avete fatto delle iniziative rivolte alle famiglie dei bambini che frequentano le scuole paritarie? Con che esito?
No, non abbiamo considerato come pubblico specifico le famiglie dei bambini che frequentano le paritarie. Abbiamo avuto modo di prendere contatto con dei gruppi di genitori di bambini esclusi dalla scuola dell’infanzia e poi in modo più o meno casuale abbiamo avuto contatti con famiglie che erano state costrette ad iscrivere i bambini alle scuole paritarie perché non c’era posto nelle scuole pubbliche, però non abbiamo organizzato riunioni verso questo tipo di “elettorato”.
 
Come vi siete rapportati con le forze politiche di opposizione come il M5S interne al Consiglio Comunale? Quale apporto hanno dato alla battaglia?
Le forze dentro al Consiglio Comunale che hanno collaborato sono state principalmente solo due, SEL e M5S, e anche la consigliera Salsi (ex-M5s, gruppo autonomo). Sono stati molto discreti, nel senso che non hanno mai cercato di appropriarsi politicamente dell’iniziativa, hanno collaborato e ci hanno assicurato un flusso di informazioni costante rispetto a quello che succedeva nell’area del potere bolognese, poi chiaramente molti dei militanti del comitato erano anche militanti di SEL o del M5S. Dal punto di vista organizzativo, sono sempre stati poco invasivi.
 
A sostenere l’opzione B c’erano PdL, LegaNord e PD, compreso il sindaco Merola. Ma la reale controparte erano loro o la Curia, la Chiesa cattolica e la gerarchia vaticana? Basta pensare che a Bologna su 27 scuole d’infanzia paritarie 25 sono cattoliche…
Le controparti erano due: la chiesa di Roma e l’assetto di potere di Bologna. Più facile mettersi d’accordo con la Chiesa di Roma, cioè con la federazione italiana scuole materne visto che sono comunque scuole e chi le gestisce sono comunque insegnanti, qualcosa in comune c’è. Invece gli apparati di potere erano interessati a difendere la capacità di gestire il potere in quanto tale. Quindi avversari con cui è molto meno probabile trovare un livello di mediazione.
 
Un parallelismo tra questo referendum e quello sull’acqua pubblica e i beni comuni del 2011, consultivo il primo e abrogativo il secondo. Nel caso in cui il la Giunta comunale non rispetti la volontà popolare, come contate di far applicare comunque l’esito di questo referendum? Come possono essere valorizzate a questo fine tutte le componenti del comitato? Penso ad esempio all’esperienza del movimento NO TAV…
Parlare del futuro è sempre difficile. E’ difficile descriverlo in termini programmatici, posso descriverlo in termini poetici: il significato reale, politico, del referendum è che l’elettorato tradizionale, di sinistra di Bologna non è più disposto a bere come un bicchiere d’acqua quello che dice l’apparato PD. Questo vale per la scuola, è valso per l’acqua e secondo noi continuerà a valere in futuro. E’ una prova di elettorato maturo, e la stessa cosa vale per l’elettorato cattolico di matrice democratica. Questo apre moltissime possibilità per una operazione di rinnovamento della politica. Noi pensiamo ad un modello di politica in cui la partecipazione diretta diventi sempre più importante e si combini con la democrazia rappresentativa, e pensiamo al governo della città non come un modello direttoriale ma pensiamo al modello della convenzione in termini storico-politici.
 
Che ricadute avrà secondo te a livello nazionale questa vittoria? Che ruolo può avere (e si propone di avere) avere Art. 33 in tal senso?
Il Comitato art.33 non aspira ad avere alcun ruolo, se non a fare quello che è il suo dovere. E noi cercheremo di fare il nostro dovere fino in fondo. Al momento il nostro primo dovere è dare continuità e forza alla volontà popolare che si è espressa con nettezza: anche esponenti politici che hanno votato B ma che hanno comunque una onestà intellettuale, come Prodi, hanno riconosciuto che ha vinto la A; e poi come diceva il povero Lucio Dalla: “Bisogna saper perdere”.
 
Scuola pubblica fa il paio con sanità pubblica: entrambe ingredienti fondamentali di civiltà e democrazia, entrambi campi in cui gli interessi della Chiesa cattolica e del Vaticano sono preponderanti. Possono essere le basi per un fronte allargato e comune di iniziativa?

In linea di principio si. Noi abbiamo nel nostro Paese un ampio movimento che è molto forte a livello culturale sui cosiddetti beni comuni. Questo movimento culturale però dal punto di vista della resa elettorale in alcuni casi ha avuto ottimi risultati, in altri casi ha avuto risultati meno brillanti. Quindi c’è un potenziale. Come questo potenziale si esprimerà dipenderà sia da noi, sia come le forze politiche tradizionali vorranno rapportarsi a queste nuove forme di attività politica, che sono molto simili a quelle che nel mondo anglosassone vengono chiamate “di cittadinanza attiva”. Il principale punto di debolezza culturale del PD di Bologna è che promuove la cittadinanza attiva… all’ultima riunione del “percorso partecipato sulla scuola dell’infanzia”, quella in cui bisognava tirare le conclusioni, c’erano 4 persone e 10 dell’apparato del Comune, quindi una vergogna. Ma se 50 mila cittadini dicono che vorrebbero discutere delle convenzioni vengono giudicati irrilevanti. La mia impressione è che di questo passo irrilevanti diventeranno l’apparato del PD e la Giunta. Nel senso che avranno la forza ma non il consenso, e la forza senza il consenso è come il colosso di Rodi, prima o poi cade.

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