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Il mese di dicembre è stato denso per il movimento NO TAV. Con la parola d’ordine “Si torna e si riparte insieme” i NO TAV hanno promosso due giorni di mobilitazione all’insegna della solidarietà e della lotta contro la repressione. La sera del 7 si è svolta una fiaccolata nelle strade della valle, e in particolare a Susa, in solidarietà con Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, in carcere da circa un anno in una sorta di isolamento “non dichiarato” e il cui processo si sarebbe concluso di lì a poco: l’accusa era di terrorismo per l’incendio di un compressore in un cantiere del TAV. La fiaccolata è partita ed è terminata simbolicamente davanti all’ospedale di Susa, dove i lavoratori sono in lotta per la minaccia di chiusura nell’ambito dei tagli alla sanità. Il giorno seguente è stata celebrata la ricorrenza della riconquista del territorio di Venaus, l’8 dicembre 2005, quando una grande manifestazione popolare cacciò l’esercito di polizia e carabinieri che l’avevano occupato a suon di manganellate. La “celebrazione” è stata l’occasione per ritornare al cantiere della Clarea e ribadire la determinazione a bloccare lo scempio del territorio con azioni di protesta vivace e rumorosa, assediando le truppe di occupazione della valle nel loro fortino.
Il 17 dicembre è arrivata la sentenza di assoluzione dall’accusa di terrorismo di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò (ma condannato a 3 anni e mezzo per danneggiamento aggravato!) e successivamente anche la sentenza di assoluzione nei confronti di Marta, pestata e poi arrestata con altri attivisti nel luglio 2013 sempre in Val Clarea.
Sono assoluzioni che rafforzano tutto il movimento popolare: l’accusa di terrorismo era uno spartiacque. Come ha dichiarato Cristina Ciccorella, madre di Mattia Zanotti, subito dopo la sentenza: “Se la contestazione di una decisione presa dallo Stato in modo non democratico per altro viene tacciata di terrorismo, significa che da qui in poi qualsiasi protesta corre questo grandissimo rischio. Quindi la nostra è stata una battaglia anche in questa direzione”. 
I NO TAV  non hanno mai assecondato i tentativi delle autorità di dividere il movimento fra buoni e cattivi, facendo della lotta e della resistenza alla repressione uno strumento d’attacco, per estendere la solidarietà e lo schieramento di forze contro il TAV e i governi  che a turno cercano di imporlo con la forza. L’assoluzione dall’accusa di terrorismo è frutto prima di tutto della linea con cui il movimento ha condotto e gestito questo e altri processi. “Quei giorni e quelle notti c’eravamo tutti” è stata la parola d’ordine con cui il movimento NO TAV ha rifiutato di avallare la farsa che i processi vengono aperti e condotti sulla base della presenza o dell’assenza di prove, sulla base dell’esame delle azioni, dei comportamenti e delle intenzioni degli imputati. “Contro le scelte governative che tengono solo conto degli interessi dei potentati, delle lobby, delle banche e delle mafie a danno della popolazione, contro lo spreco delle risorse pubbliche, contro la devastazione del territorio, per la casa, la salute, la tutela dell’ambiente, per un lavoro dignitoso, sicuro e adeguatamente remunerato” è stata la parola d’ordine con cui si sono trasformati da accusati in accusatori delle Autorità che violano le loro stesse leggi, violano la Costituzione e vanno contro gli interessi delle masse popolari, legittimi indipendentemente dal fatto che siano riconosciuti o meno dalle leggi vigenti.
Adesso avanti: per la scarcerazione di tutti i militanti NO TAV, avanti con la disobbedienza contro le condanne pecuniarie, avanti con la costruzione della rete solidale e complice con la resistenza, avanti con l’organizzazione di quanti cercano una via per fare fronte agli effetti della crisi. 

 

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