Intervista ad alcuni operai della GKN di Campi Bisenzio (FI)

I padroni della GKN vi hanno comunicato che intendono vendere un capannone, voi cosa ne dite?
Non siamo d’accordo, è un capannone che oggi è usato solo come mensa e spogliatoi (che comunque per noi sono importanti), ma aldilà di questo è una parte importante dello stabilimento. Ci siamo immediatamente riuniti e abbiamo presentato un progetto alternativo, che non depotenzi lo stabilimento e crei occupazione. Per elaborarlo abbiamo fato un lavoro trasversale in fabbrica, tra gli operai e gli impiegati e abbiamo preso spunto da quello che c’è sul territorio. Gli operai di fantasia ne hanno tanta a differenza dei padroni che sono assoggettati alle logiche di mercato!

A chi lo avete presentato?
Ai funzionari preposti alla Regione Toscana con cui abbiamo fatto diverse riunioni, ma senza avere ancora risposte. Ci hanno detto che è tutto legato ai finanziamenti europei: ci sono e non vengono utilizzati, però dicono che per i progetti bisogna vedere il contesto e i contenuti tecnici. Non vorremmo che, dietro queste operazioni, ci sia qualche furbone che si mette i soldi in tasca! Noi abbiamo intenzione di andare a fondo, di controllare questo processo, di controllare le carte sia della Regione che dell’azienda.

“Occupare le fabbriche”, come ha detto recentemente Landini, significa anche questo, no?
In effetti, noi ci stiamo occupando della fabbrica a prescindere dalla volontà della direzione aziendale e quindi della multinazionale: dietro GKN c’è un azionista di maggioranza con il 9% che è in quota a un fondo pensione scozzese, mentre il resto è uno “spezzatino”, quindi immaginiamo a chi può essere in mano. Il lavoro sul capannone è un modo per non perdere un pezzo di stabilimento e per riutilizzarlo mettendolo a disposizione del territorio, facendone un centro di formazione e sviluppo che potrebbe essere utilizzato sia da GKN che dalle aziende della zona, magari in collaborazione con le Università di Firenze e Pisa, ma anche per altro: c’è l’imbarazzo della scelta e lo spazio c’è.

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