L’alluvione ha rotto gli argini del Carrione portando alla luce il sistema sporco e corrotto di amministrazione della città. Al grido di “Cacciare il Sindaco Zubbani”, l’Assemblea Permanente è l’organismo popolare che progressivamente si sta qualificando come embrione di gestione alternativa della città. Un passo avanti verso la costruzione di amministrazioni comunali di emergenza, tra determinazione e questioni aperte…

Hanno fatto molto di più che urlare il proprio sdegno: hanno spalato fango, rimosso macerie, organizzato i primi soccorsi per mettere mano al disastro ambientale a seguito dell’alluvione e dell’esondazione del Carrione che ha provocato allagamenti, famiglie sfollate, danni a case e aziende e tutto quanto le masse popolari possono rimetterci in una situazione come questa, in cui di naturale c’è solo la pioggia.
Non stiamo parlando di una “popolazione in ginocchio” e i cittadini di Carrara lo hanno dimostrato sin dall’inizio. Con l’occupazione, in centinaia, del Consiglio Comunale e della sala di Rappresentanza, lo scorso 8 novembre, la costituzione dell’Assemblea Permanente e l’obiettivo dichiarato di cacciare il sindaco Zubbani e la sua cricca del malaffare (questa si che è in ginocchio). La vera calamità infatti  è la mala amministrazione della giunta.
Dall’8 novembre Carrara è la manifestazione più evidente della contraddizione che serpeggia in tutto il paese. Da una parte il vecchio: un’amministrazione che ricopre a pieno titolo il ruolo di tentacolo locale dei vertici della Repubblica Pontificia, che ne assume metodi e strumenti (clientele, favori), che si regge sui servigi agli speculatori del marmo.
Dall’altra il nuovo: embrionale, che si basa sulla libera associazione delle masse popolari e muove i suoi primi passi tra incertezze e contraddizioni, che avanza sperimentando.
Qualunque sarà l’esito a breve termine della mobilitazione di Carrara, si tratta in ogni caso di un’esperienza che segna una strada, è un esempio, e da cui tutto il movimento popolare può e deve prendere insegnamento, può e deve contribuire replicando, moltiplicando l’iniziativa sui propri territori.
Le contraddizioni ci sono eccome! Niente fila liscio. E’ normale che sia così perché le masse popolari non sono abituate “a comandare”, a dirigere, non sono abituate materialmente e ideologicamente: è ben più facile e comprensibile affidarsi a soluzioni che cambiano tutto (nella forma) per non cambiare niente (nel contenuto), ad esempio “cacciare il sindaco e sostituirlo con un Commissario Prefettizio”. Anche questo succede a Carrara, sperare che i vertici della Repubblica Pontificia e le loro autorità (quelle dell’EXPO, del TAV, del MOSE, quelle delle discariche di Pianura e della Terra dei Fuochi) possano trovare per Carrara “l’uomo giusto” solo perché la gente lo chiede.
E pure, affidarsi alle istituzioni, alimenta quelle difficoltà che ci sono e persistono da parte dell’Assemblea Permanente di coinvolgere i settori decisivi della società: i lavoratori e la classe operaia. Perché vive la contraddizione fra “i cittadini che si mobilitano contro la speculazione e la distruzione delle Alpi Apuane” e i lavoratori delle cave e dell’indotto che, se sono progressivamente diminuiti, rappresentano nella zona un aggregato decisivo (anche in virtù della tradizione, della storia e dell’autorevolezza che si sono conquistati in secoli di lotte e mobilitazioni). Nemmeno gli operai dei Cantieri Navali partecipano all’Assemblea Permanente e neppure gli operai delle altre aziende del territorio. Si tratta di una “diffidenza” che l’Assemblea deve imparare a trattare e superare: non sono i cavatori e gli operai gli alleati della giunta Zubbani e nemmeno sono gli alleati di chi devasta e saccheggia il territorio in nome del profitto.

Imparare, va bene, ma come? Si impara a fare facendo, vale per tutti e vale anche a Carrara. L’Assemblea Permanente ha le carte in regola per conquistare posizioni, la mente e il cuore dei lavoratori, della classe operaia e delle masse popolari che ancora non partecipano. Intanto ha dimostrato con lucidità e determinazione di saper resistere a minacce, intimidazioni e ultimatum di sgombero. Non solo non ha mollato la sala Consiliare, ma è uscita nella città con iniziative e mobilitazioni, come l’occupazione degli stabili dell’ex Ospedale abbandonati dal Comune, al termine di un corteo (Degrado Tour), o le manifestazioni popolari a cui hanno partecipato migliaia di persone o la promozione di iniziative culturali per ridare vita a “una città morta”.  L’Assemblea si è strutturata in gruppi di lavoro che al momento operano sui “fronti più caldi” (lavori di bonifica, conti, rapporti con le Autorità e democrazia partecipativa) e si riuniscono in modo continuativo, così come la sessione plenaria. Queste sono le tendenze positive che esistono già, se ne aggiungeranno altre che l’Assemblea scoprirà con la pratica, sono le tendenze che danno (e daranno) fiducia al resto delle masse popolari, ai lavoratori, agli operai, quella fiducia che, al netto delle adesioni iniziali (entusiaste o ingoiate come boccone amaro), ricaccia indietro la prospettiva di affidarsi a un Commissario Prefettizio (è la lotta del nuovo in costruzione contro il vecchio in decomposizione).

Quanto può continuare così? Di certo l’opera dell’Assemblea non si può considerare una parentesi che alla sua eventuale chiusura lascia tutto come era prima. E’ vero l’esatto contrario. Ci sono possibilità di riflusso, i vertici della Repubblica Pontificia faranno di tutto per “normalizzare” la situazione (repressione, corruzione, lusinghe, poi faranno finta di lasciar correre cercando di vincere per sfinimento o disinteresse), ci sono però ampie possibilità di sviluppo.
Ruolo nuovo. Oggi, la ricostruzione del territorio di Carrara è il principale campo di intervento dell’Assemblea. Arrivano i fondi? Che sia l’Assemblea a garantire la trasparenza, destinarli e verificarne la gestione. I fondi sono pochi?  Che promuova la rottura del patto di stabilità, la mobilitazione per azzerare il pagamento di ticket sanitari, bollette, tasse e tutti i balzelli che spremono le masse popolari. Che sia l’Assemblea a impiegare i disoccupati e i precari nella ricostruzione del territorio, a vigilare sulle ditte e gli appalti…
Amministrazione di emergenza. Zubbani, se non sarà capace di “normalizzare” la questione, sarà costretto a cedere. L’Assemblea di Carrara può diventare una nuova autorità popolare che si mette alla testa della costruzione di un’Amministrazione Comunale di Emergenza, può essere la prima esperienza che trasforma il tradizionale ruolo delle masse popolari che “chiedono” alle istituzioni in un ruolo nuovo, delle masse popolari che diventano istituzioni dal basso. Che ci riesca o meno dipende in una certa misura da quanto chi vi partecipa sarà capace di promuovere questa trasformazione, che ci riesca o meno dipende anche da quanto il movimento popolare del paese la sostiene e la alimenta.

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