Torniamo ad occuparci di un paese, la Turchia, attraversato da un grande vento di riscossa popolare. Un vento che ha fischiato forte nel maggio e giugno del 2013, durante le giornate di occupazione di Gezi Park, e che sta producendo esperienze importanti, tra cui l’autogestione della fabbrica tessile Kazova di cui abbiamo parlato sul numero 9/2014 di Resistenza. Riportiamo ora quanto fatto da RedHack, un collettivo di hacker comunisti che ha promosso un’iniziativa che rientra nelle vie per lo sviluppo dell’ingovernabilità dal basso

 

13 maggio 2014. Nella città di Soma l’esplosione all’interno di una miniera provoca la morte di 301 operai, che lavoravano senza le garanzie minime di sicurezza a causa dei mancati interventi di manutenzione da parte dei proprietari. L’episodio suscita la ribellione delle masse popolari, consapevoli che non si trattava di un incidente imprevedibile ma del risultato della sete di profitto dei padroni della miniera. Le risposte del governo Erdogan furono le manganellate, gli arresti e la dura repressione delle mobilitazioni, che si andavano ad aggiungere alle sue dichiarazioni secondo cui “gli incidenti possono accadere”. Gli operai lo sanno bene: gli incidenti possono accadere, anzi, accadono costantemente: la sicurezza sul lavoro per i padroni e le loro autorità è un “costo insopportabile”, la morte degli operai di Soma è una manifestazione della guerra di sterminio non dichiarata che le classi dominanti conducono contro le masse popolari in tutto il mondo.

L’esperienza di RedHack. Il collettivo di hacker comunisti ha fatto irruzione nel sistema di gestione della compagnia elettrica di Soma, annullando le bollette degli abitanti della zona che ammontavano a circa 650 mila dollari. Un’azione di ribellione e disobbedienza, che i RedHack hanno dedicato “alla gente di Yirca e Validebag e a tutti quelli che pensano che ci sono cose più importanti dello status e dei soldi”.

Sono diversi gli esempi di gruppi di hacker e attivisti del web che sostengono in vari modi la mobilitazione delle masse popolari in tutto il mondo, i RedHack hanno fatto un passo in più, applicando nel concreto il principio della legittimità popolare contro la legalità costituita e aprendo le porte a una pratica che va emulata e concepita come un’arma in mano alle nuove autorità popolari.

 

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