E’ importante che impariamo a tener conto in modo giusto nella nostra attività generale e in ogni nostra iniziativa particolare delle contraddizioni che si sviluppano in campo nemico, sia nel nostro paese in ogni ambito della vita sociale, sia nel mondo nel campo delle relazioni internazionali. Dobbiamo infatti evitare due errori correnti nelle file degli individui e dei gruppi soggettivamente (cioè quanto alle loro aspirazioni) rivoluzionari. Per intenderci, concentriamoci su cinque contraddizioni esemplari:
1. tra comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti e il resto dei gruppi imperialisti (cinesi, russi, BRICS, ecc.),
2. tra gruppi imperialisti americani e sionisti da una parte e gruppi imperialisti tedeschi (europei) dall’altra,
3. tra lo schieramento delle larghe intese-Corte Pontificia-Napolitano-Renzi-Berlusconi da una parte e il variopinto circo della sinistra borghese dall’altra,
4. nei vertici della Repubblica Pontificia, tra via europea (accomodamento alla borghesia imperialista tedesca nell’UE) e via americana (soggezione alla borghesia imperialista USA),
5. nel movimento sindacale italiano, tra Landini, la FIOM, Cremaschi e il sindacalismo alternativo e di base da una parte e la Camusso e gli altri “nipotini di Craxi” dall’altra.
Uno dei due errori consiste nel trascurare quelle contraddizioni, come se non ci riguardassero, visto che contrappongono l’una all’altra tutte forze nemiche della nostra causa (costituzione di un governo di emergenza popolare e rivoluzione socialista). Gli estremisti di sinistra si fanno addirittura vanto di non occuparsi, loro, di beghe interborghesi.
L’altro errore (speculare al primo) consiste nel mettersi al seguito di quello dei gruppi o personaggi borghesi contendenti che in un dato momento o contesto è meno ostile alle masse popolari, almeno nel campo che riguarda il contrasto particolare. E’ l’errore in cui incorrono di solito gli opportunisti (la destra del nostro campo)., cioè persone e organismi che hanno poca fiducia nella nostra causa, sono oppressi e resi incerti dai limiti ed errori delle nostre forze e appena trovano in campo nemico un personaggio o gruppo autorevole che per qualche suo motivo dice qualcosa che ci va bene (anche se a volte, ma non sempre, si tratta di qualcosa che ha solo una qualche assonanza con le nostre parole d’ordine e con i nostri obiettivi) si affidano alla sua direzione.
Oggi i seguaci e i fautori di questa seconda deviazione sono più forti e numerosi di quelli della prima deviazione, perché la lotta di noi comunisti inizia con masse popolari sottomesse alle classi dominanti, che subiscono il prestigio di personaggi e organismi della borghesia o del clero (basta pensare alle speranze in Bergoglio), abituate a obbedire e pensare secondo la scuola e la propaganda del padrone: situazione che dopo l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria è di nuovo diventata predominante in tutti i paesi imperialisti. Proprio questo fatto rafforza e in un certo senso giustifica la deviazione opposta: opporre un muro, non voler avere niente a che fare con gruppi e personaggi della classe dominante, una reazione di difesa contro l’influenza che questi esercitano nel nostro campo, se Landini o addirittura la Camusso chiamano a scendere in piazza contro il governo delle larghe intese, chiudersi in uno sdegnoso ritiro.

Per essere all’altezza dei nostri compiti, dobbiamo imparare:
1. a essere autonomi, nella conoscenza della situazione e nell’attività, dall’influenza delle classi dominanti: qualunque cosa facciano e dicano, loro perseguono obiettivi contrastanti o comunque incompatibili con i nostri. Nella nostra marcia l’importanza di un passo sta principalmente nell’essere la premessa del passo successivo, quindi deve dirigere chi vuole farlo;
2. a sfruttare i contrasti che si sviluppano nel loro campo per rafforzare le nostre file e per indebolire il nemico in quel momento più forte.
Il primo passo è conoscere e riconoscere i contrasti che si sviluppano nelle file dei nostri nemici. Qui di seguito trattiamo di questo. Vediamo alcuni fatti e alcuni principi.
La borghesia e il clero sono vincolati dal sistema di relazioni sociali borghesi e dalla sua crisi generale. E’ fuori strada chi parla di un “piano del capitale”, chi vede la crisi attuale come un’invenzione o un errore della borghesia, chi non colloca le contraddizioni politiche e le manovre per quanto contraddittorie, scomposte e criminali dei gruppi borghesi nell’ambito delle leggi che il capitalismo e la sua crisi generale impongono loro. I capitalisti e i loro amministratori e portavoce sono attanagliati dal loro ruolo, sono vincolati dalla necessità di valorizzare il capitale: chi si rivolge ai governi dei paesi imperialisti o alle loro istituzioni come se potessero fare qualsiasi politica economica a loro scelta, senza rispettare vincoli imposti dalle leggi proprie del capitalismo, è nel campo dell’utopia, parla di un mondo che non esiste. La politica è un’espressione concentrata dell’economia, nel senso che le migliaia di contrasti che contrappongono tra loro gli attori della vita economica della società capitalista, si riassumono in ogni paese in campo internazionale in alcuni pochi contrasti tra schieramenti politici.

La comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti ha ereditato dalla storia il dominio del mondo. Con il declino del movimento comunista ha ripreso in mano il controllo del mondo nell’ambito delle leggi “naturali” del suo sistema sociale. Stante la crisi generale, ogni capitale per espandersi deve togliere terreno e affari ad altri capitali e la comunità internazionale non può tollerare che i nuovi gruppi imperialisti (cinesi, russi, BRICS, ecc.), nati dalla distruzione del vecchio sistema coloniale ad opera della prima ondata della rivoluzione proletaria, le sottraggano terreno. A livello mondiale questo si esprime nella lotta della comunità internazionale per sottomettere i nuovi gruppi imperialisti e per sovvertire e spezzare i paesi da cui attingono forza quelli che resistono. Oggi la comunità internazionale in una forma o nell’altra porta la guerra in tutto il mondo. Dove non opera apertamente, fomenta la sovversione sfruttando cinicamente le contraddizioni che trova sul posto. Tipica è l’attività della comunità internazionale contro la Cina (paese solo per metà rientrato nel sistema imperialista mondiale) e contro la Russia (paese rientrato per intero nel sistema imperialista mondiale, ma che la comunità internazionale non è in grado di inglobare tal quale nel suo campo di sfruttamento).
Ma questa è la lotta con cui la comunità internazionale difende dai nuovi venuti quello che già ha. All’interno della stessa comunità internazionale invece cresce sempre più forte il contrasto tra i gruppi imperialisti americani e sionisti da una parte e dall’atra i gruppi imperialisti tedeschi che hanno coalizzato attorno a sé altra gruppi imperialisti nell’Unione Europea con le sue istituzioni sovranazionali (CE, BCE, ecc.). La guerra perché l’euro prenda il posto del dollaro negli scambi commerciali, come moneta di riserva delle banche degli altri paesi e sul mercato finanziario, insomma come moneta internazionale e quindi la borghesia tedesca ed europea diventi la signora del mondo, è la via per fare le scarpe ai gruppi imperialisti americani. Questo costringe la borghesia tedesca e il suo governo a imporre ai loro alleati la politica del rigore finanziario: devono dare fiducia al capitale finanziario e speculativo di tutto il mondo. La borghesia imperialista tedesca esita ancora a lanciarsi nella lotta per la supremazia mondiale, ma non ha alternativa: ha già imposto (all’inizio del secolo con il governo del socialdemocratico Schroder) una dura disciplina alle masse popolari tedesche e per accumulare capitale deve contendere il dominio del mondo ai gruppi imperialisti americani. Deve quindi indurre i gruppi imperialisti europei ad associarsi nell’impresa. Oggi nel sistema imperialista mondiale vi sono due centri principali e non possono che lottare tra loro per la supremazia mondiale. “Siamo in guerra”, come dice Marchionne. Chi invoca la fine dell’austerità, chi invoca la conservazione di tutte o di parte delle conquiste strappate dalle masse popolari europee durante la prima ondata della rivoluzione proletaria, chi invoca che si proceda più lentamente nell’attuazione del “programma comune” della borghesia imperialista (in breve, la sinistra borghese), conduce una guerra già persa, ma di cui noi possiamo giovarci perché denuncia il sistema e mobilita anche la parte arretrata delle masse popolari. Ma la realtà è che i gruppi imperialisti europei o si espandono a spese di quelli americani o sottostanno e cedono a questi anche il terreno di cui già dispongono (i fautori della “uscita dall’euro nel capitalismo”, lo sappiano o meno, lavorano a questo risultato). I gruppi imperialisti europei fanno leva sull’alleanza con i gruppi imperialisti russi, cinesi, ecc. a cui promettono la partecipazione alla spartizione del terreno ora occupato da quelli USA. A loro volta i gruppi imperialisti USA fanno leva sugli ostacoli che quelli tedeschi incontrano a imporre in Europa l’austerità che finora hanno imposto in Germania. Chi crede che i gruppi imperialisti europei possano prendere forza da una “nuova politica di investimenti pubblici”, da una “nuova politica di ripresa ed espansione” (per capirci, tipi alla Luciano Gallino e alla Mario Pianta, ecc., insomma le teste d’uovo della sinistra borghese) crede anche (o finge di credere, se mai si è posto il problema) che la crisi generale del capitalismo sia nata dalla mancanza di domanda di beni e servizi, che nel secolo scorso la prima crisi generale del capitalismo sia finita grazie al New Deal di Roosevelt, che negli ultimi decenni il rigonfiamento del capitale finanziario, lo spostamento di reddito a favore del capitale e danno dei lavoratori, la globalizzazione e la mondializzazione siano un effetto della cultura neoliberista (che per miracolo divino avrebbe ottenebrato le menti di Reagan e della Thatcher e di gran parte degli esponenti pensanti della società borghese). Siamo nel campo dell’idealismo sfrenato!
In periodo di crisi è la destra borghese a tracciare la strada che tutta la borghesia deve seguire, la sinistra borghese si trascina al suo seguito lamentandosi e supplicando. La rivoluzione socialista è l’unica alternativa reale al corso delle cose imposto dalla borghesia. La triste e pietosa strada dei Bersani e del resto della “sinistra PD”, di SEL, del PRC e affini lo mostra chiaramente giorno dopo giorno: perdono seguito e clientela a ogni mossa della destra, ma devono sottostarle.

               

“La borghesia imperialista e il suo clero non possono niente contro la crisi del loro sistema sociale. L’unico risultato reale delle loro operazioni sono tentativi di guadagnare tempo spremendo le masse popolari, mettendo una parte delle masse popolari contro l’altra, un popolo contro l’altro, portando rovine e distruzioni in altri paesi, montando uno sulle spalle degli altri.

Il nuovo presidente della Commissione Europea (CE), Jean-Claude Juncker ha promesso entro Natale un piano della CE per promuovere 300 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi in 3 anni e Renzi se ne fa un gran vanto, come di un risultato del suo semestre di presidenza dell’UE. Ma se anche Juncker mantenesse fede alla sua promessa e la CE mettesse davvero in moto 100 miliardi di più all’anno, sarebbero 100 miliardi che alimenterebbero l’economia capitalista dell’UE che oggi è un meccanismo di produzione e compra-vendite di circa 10 mila miliardi di euro l’anno. Nel migliore dei casi i 100 miliardi di Juncker sono un rivolo dell’1% che si aggiunge a un fiume in piena che già stravolge e travolge la vita di circa 500 milioni di europei, tra cui più di 30 milioni di adulti senza lavoro. In sostanza Renzi predica che bisogna sperare in dio: che l’1% di soldi in più iniettati dalla CE di Juncker nel fiume dell’economia capitalista cambieranno il corso disastroso del fiume! L’economia reale italiana va male principalmente perché l’economia reale europea va male e l’economia reale europea va male perché l’economia reale di tutto il sistema imperialista va male e nel malandare generale i gruppi imperialisti americani cercano di mantenere l’ordine nel paese base del loro potere, gli USA, scaricando il peso maggiore della crisi sui gruppi imperialisti e sulle masse popolari degli altri paesi. I soldi iniettati dalla CE di Juncker nell’economia reale europea non basteranno neanche a compensare i danni provocati all’economia reale dell’UE dalle sanzioni che la NATO ha imposto di infliggere alla Russia.

Solo gli esponenti della sinistra borghese, accecati dal loro anticomunismo, possono credere che è possibile evitare gli effetti della crisi del capitalismo e migliorare a vantaggio delle masse popolari la distribuzione del reddito (la distribuzione del prodotto) pur lasciando la produzione nelle mani dei capitalisti. L’esperienza che abbiamo vissuto lungo tutto il secolo scorso ha confermato quello che la teoria marxista aveva illustrato: se la produzione resta nelle mani dei capitalisti le masse popolari riescono a spostare la distribuzione del reddito a loro favore solo entro margini ristretti e solo se il movimento comunista è tanto forte da far pesare sulla borghesia imperialista e sul clero la minaccia di perdere tutto. Solo con un ordinamento socialista della società le masse popolari hanno la sicurezza di una vita dignitosa e di progresso, perché il potere politico è nelle mani dei lavoratori organizzati, la produzione è fatta non da aziende capitaliste ma da agenzie pubbliche che lavorano secondo un piano elaborato dalle pubbliche autorità e l’ordinamento sociale assicura una partecipazione crescente di tutta la popolazione alla vita politica, alla conoscenza e alle altre attività specificamente umane. Solo instaurando il socialismo porremo fine alla crisi del capitalismo perché porremo fine al capitalismo” (dal Comunicato del (n)PCI n. 32- 23.10.14).

 

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