Solidarietà agli operai dell’Acciai Speciali di Terni e ai sindacalisti caricati dalla polizia!

Solidarietà agli studenti e ai precari caricati a Napoli perché manifestavano in sostegno agli operai di Terni!

 

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Manganellate agli operai dell’Acciai Speciali di Terni in piazza contro i licenziamenti e Jobs Act con attacco all’art. 18 e allo Statuto dei Lavoratori, Legge di Stabilità, Sblocca Italia: eccola la “politica economica e industriale” del governo Renzi-Berlusconi, eccole le sue “tutele crescenti”!

Renzi, Napolitano, Marchionne, Serra e quelli della loro razza criminale hanno lanciato il sasso e adesso nascondono la mano. “Accerteremo come sono andati i fatti e chi ha sbagliato pagherà”… sì e magari faranno anche una commissione d’inchiesta come dopo il G8 di Genova del 2001 (e abbiamo visto con quali risultati). Si sbracceranno che “il diritto a manifestare democraticamente deve essere garantito” mentre altrettanto “democraticamente” eliminano posti di lavoro e diritti e riducono il paese in un cumulo di macerie. Giureranno che “cose del genere non devono ripetersi” proprio mentre la polizia caricava a Napoli gli studenti e i precari che manifestavano in solidarietà con gli operai di Terni. Chi disquisisce se gli operai avevano o no intenzione di occupare la stazione Termini o chiama ad abbassare i toni e a non cadere nelle provocazioni, non fa che aiutare i loro manganellatori e i mandanti dei manganellatori e prepara il terreno a ulteriori e più gravi attacchi repressivi: se anche gli operai avessero occupato la stazione, avrebbero fatto solo bene! Con che faccia blaterano di legalità quando stanno mandando in rovina noi e il nostro paese, quando gli esponenti della classe dominante sono i primi a violare spudoratamente ogni giorno le loro stesse leggi, quando il capo dello Stato è stato interrogato come testimone (persona informata dei fatti?) sulle stragi mafiose del ’92-’93 che hanno spianato la scesa in campo di Berlusconi, quando le loro leggi e procedure sono nella stragrande maggioranza dei casi leggi e procedure che violano lo spirito se non anche la lettera della Costituzione? Tutto quello che serve agli interessi dei lavoratori e del resto delle masse popolari è legittimo, anche se è vietato dalle leggi dei padroni e delle loro autorità! Non è nel rispetto delle leggi di Mussolini e di Badoglio che i nostri partigiani hanno sconfitto fascisti e nazisti! Non è nel rispetto delle leggi di Scelba, di Valletta, di Tambroni che abbiamo conquistato i diritti che ci stanno togliendo!

 

L’unica cosa che preme a Renzi e compagnia è fermare e deviare l’ondata di indignazione, di scioperi, di proteste con cui gli operai e gli altri lavoratori stanno rispondendo alle manganellate contro gli operai di Terni. La verità è che hanno paura che la situazione gli sfugga di mano. Sanno che gli operai se si muovono trascinano nella lotta il resto delle masse popolari. Sanno che non possono tenere in pugno il paese senza un certo grado di collaborazione delle masse popolari e questo è impossibile se la casse operaia è all’opposizione.
Renzi, Napolitano, Marchionne, Serra e quelli della loro razza criminale non hanno una soluzione accettabile da proporre agli operai e al resto delle masse popolari. Stante la crisi generale del capitalismo, per stare a galla devono distruggere anche quel poco di benessere che i lavoratori hanno strappato ed eliminare i diritti che i lavoratori hanno fatto diventare reali e non solo belle parole scritte nella Costituzione. Per avanzare su questa strada hanno bisogno di spezzare l’opposizione degli operai avanzati ed eliminare i centri di mobilitazione e di organizzazione degli operai.
Gli operai invece una soluzione alla crisi positiva per tutti i lavoratori e le masse ce l’hanno. Hanno una “politica economica” per rimediare fin da subito agli effetti più gravi della crisi e rimettere in moto l’attività produttiva: tenere aperte le aziende, aprirne di nuove per fare il lavoro necessario a salvaguardare il paese dal disastro ambientale e a soddisfare i bisogni della popolazione, riavviare l’intera vita sociale, stabilire rapporti di collaborazione con altri paesi (tipo quelli già in vigore tra Cuba e Venezuela e altri paesi) sulla base di quanto ogni paese può produrre e dare. Hanno bisogno di costruire un loro governo d’emergenza per attuarla, deciso a fare tutto quello che occorre per attuarla.

Aderire e partecipare agli scioperi e ai presidi dei prossimi giorni!

  • La FIOM ha annunciato 8 ore di sciopero: ebbene una data c’è già, il 14 novembre quando è fissato lo sciopero generale sociale. Uniamo i vari fronti, dalle fabbriche ai quartieri alle scuole!
  • Non servono le scuse del governo, non bastano le dimissioni di Alfano (dimissioni che neanche darà se non si sviluppa la mobilitazione popolare)! Cacciamo il governo che manganella gli operai, dà mano libera ai grandi capitalisti, ai pescecani della finanza e ai guerrafondai, rapina le masse con tasse e imposte e devasta il nostro paese!

 

Facciamo del 14 novembre lo sciopero generale che non c’è – Appello a Landini

La manifestazione CGIL del 25 ottobre ha dimostrato che esiste una disponibilità di massa alla mobilitazione contro le politiche del governo. La stessa composizione della piazza testimonia una ritrovata grande partecipazione di giovani, precari, lavoratrici e lavoratori. Un popolo che da anni conosce il precipitare della propria condizione anche grazie all’assenza di una rappresentanza adeguata e di un’iniziativa generale di contrasto alle politiche d’austerità. La continuità che la piazza del 25 ha chiesto non c’è perché lo sciopero generale della CGIL non c’è, con il rischio serio che quella disponibilità si trasformi in nuova disillusione, nuova passività e rassegnazione. Il prossimo 14 novembre sarà una giornata di lotta. Un cartello ampio e variegato che va dal sindacalismo conflittuale  a molte realtà di movimento ha lanciato lo sciopero sociale, lo sciopero generale. Il tentativo, dopo molto tempo, di coniugare la rappresentanza tradizionale del lavoro con le nuove forme di lavoro precario, atipico. Una scommessa importante che cerca di immaginare forme e dimensioni efficaci del conflitto dentro e fuori i luoghi di lavoro. Sappiamo che la Fiom ha deciso da tempo di proclamare lo sciopero nazionale della categoria. Quale data migliore del 14 novembre per i metalmeccanici? Dalle fabbriche agli uffici, alla scuola, al commercio il 14 novembre assumerebbe, grazie a questa positiva sinergia, il tema della generalizzazione dello sciopero. Nel nostro paese, a differenza di quanto accade in gran parte d’Europa, la divisione sindacale è tale che non si è mai arrivati ad un fronte comune nemmeno tra chi, con giudizi comuni, si oppone ai provvedimenti del governo. Eppure la gravità e la durezza dell’attacco sono tali che tutti dovrebbero porsi il problema della riunificazione delle lotte, come misura minima per dare loro l’efficacia necessaria. Facciamo del 14 novembre il primo atto di un percorso di ricostruzione di un ampio fronte sociale. Proviamoci.

Sergio Bellavita, portavoce nazionale de Il sindacato è un’altra cosa (dal www.rete28aprile.it)

 

Contro l’arroganza del governo e del padronato, contro lo smantellamento di aziende, la precarietà e la disoccupazione, organizzarsi e organizzare per prendere in mano la direzione del nostro paese!

Costituire organizzazioni operaie nelle aziende private e organizzazioni popolari nelle aziende (ancora) pubbliche che si occupino sistematicamente della salvaguardia delle aziende prevenendo le manovre per ridurle, chiuderle o delocalizzarle, studiando in collegamento con esperti affidabili quale è il futuro migliore per l’azienda, quali beni e servizi può produrre che siano necessari alla popolazione del paese o agli scambi con altri paesi, predisporre in tempo le cose. Questo è oggi il primo passo: lo chiamiamo “occupare l’azienda”;

Stabilire collegamenti con organismi operai e popolari di altre aziende, mobilitare e organizzare le masse popolari, i disoccupati e i precari della zona circostante a svolgere i compiti che le istituzioni lasciano cadere (creare lavoro e in generale risolvere i problemi della vita delle masse popolari), a gestire direttamente parti crescenti della vita sociale, a distribuire nella maniera più organizzata di cui sono capaci i beni e i servizi di cui la crisi priva la parte più oppressa della popolazione, a non accettare le imposizioni dei decreti governativi e a violare le regole e le direttive delle autorità. E’ il contrario che restare chiusi in azienda ed è il salto decisivo: lo chiamiamo “uscire dall’azienda”.

Le organizzazioni degli operai e degli altri lavoratori che “occupano l’azienda ed escono dall’azienda” sono la premessa, la base, per costituire un governo d’emergenza popolare e farlo ingoiare ai padroni. Non importa in quanti si è all’inizio in un’azienda. Non importa quante sono le aziende in cui si inizia. Altri seguiranno, perché ogni attacco dei padroni dimostrerà che chi ha iniziato ha ragione.  

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