La costruzione di nuove autorità popolari, fra settarismo e spinte al coordinamento. Un esempio in Toscana.

Firenze. L’11 ottobre si è tenuta l’assemblea regionale promossa dal Coordinamento Toscano in Difesa della Sanità (CTDS), che raccoglie organismi da tempo mobilitati contro le politiche di lacrime e sangue del governo di cui la Regione Toscana (capeggiata dal piddino Enrico Rossi) è una zelante attuatrice.
Le dinamiche che hanno preceduto l’assemblea, che sono emerse dalla discussione e che l’hanno seguita, sono utili come esempio concreto di ragionamenti che spesso facciamo in termini generali. Per trattarli, descriviamo brevemente il contesto.
I promotori dell’assemblea (e il grosso dei partecipanti) conoscono nel dettaglio gli effetti dei tagli alla sanità, le condizioni di lavoro e le manifestazioni del progressivo degrado del servizio, hanno un quadro particolareggiato dello smantellamento del Sistema Sanitario Nazionale e dell’attacco al diritto alla salute. Il grosso dei loro interventi, quindi, si concentra sulla denuncia di ciò che non va e delle conseguenze che ha il primato del profitto (la sanità che ridiventa una merce come le altre) sulla salute delle masse popolari.
Da tempo, ma in particolare con l’avvicinarsi della data dell’assemblea, è aperta la discussione se considerare o meno Emergency come un referente per i lavori del CTDS, se tentare o meno di coinvolgerla e come considerarla. Per tanti del CTDS, non tutti, il fatto che Emergency di fatto supplisca alle carenze del sistema sanitario determinate da tagli, ruberie, speculazioni, è un modo sbagliato di affrontare la questione perché è una sorta di rinuncia alla lotta, di “abbandono” al loro destino dei lavoratori e di sostituzione dei lavoratori con i volontari. Alcuni aggiungono anche che è una negazione della lotta di classe.
Su Resistenza n. 10/2014 abbiamo pubblicato la lettera aperta che una compagna ha scritto ad Emergency come invito all’assemblea, non riportiamo qui il contenuto, ma giova ripetere un concetto: Emergency opera già come una sorta di autorità dal basso e sulla base del sostegno e del seguito che raccoglie fra le masse popolari ha anche un ruolo di orientamento fra tanti settori attivi della società. Il fatto che abbia recentemente deciso di operare anche in Italia, aprendo tre poliambulatori in zone fortemente carenti di strutture sanitarie, la pone qui nel nostro paese come una realtà alternativa alla sanità che intendono Comunione e Liberazione, il sistema delle cooperative, gli enti parassitari, il clientelismo e la speculazione che governano la sanità italiana (di ogni regione, è una triste gara al primato più infame).
Emergency ha partecipato all’assemblea e l’intervento della sua rappresentante ha suscitato brusii e malcontenti. Ci permettiamo di dire qui, come lo dicono i compagni nostri nel CTDS e come diciamo ovunque, che contrapporre concezioni, pratiche, attivismo, iniziative diverse (e non contrastanti) nel campo della sanità (come in ogni altro campo) è sbagliato. Non si tratta di mettere il marchio doc a quello che fa l’una o l’altra organizzazione, ma capire come valorizzare il contributo di tutti a una battaglia comune, importante e per certi versi decisiva, come quella della difesa e del miglioramento della sanità pubblica, del diritto alla salute.
Ecco, questo è il ruolo che il CTDS può e deve assumere.
Da una parte valorizzare la conoscenza dell’argomento di chi lo promuove e vi partecipa, le relazioni con i lavoratori (e potenziarle: senza l’organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori ogni campagna rimane una campagna di opinione), le relazioni con gli utenti (e potenziarle: non organizzare e mobilitare gli utenti vuol dire indebolire la lotta dei lavoratori e aiutare il governo che di suo cerca di mettere gli utenti contro i lavoratori della sanità ogni volta che questi ultimi scioperano), alimentare il coordinamento e l’unità di azione fra lavoratori e utenti.
Dall’altra parte, contemporaneamente, valorizzare le esperienze, le conoscenze, le competenze di Emergency, il seguito, il prestigio e l’autorevolezza che si è conquistata sul campo in Italia e in tutto il mondo.
Il centro della questione, per comprendere ciò che intendiamo, è che non basta protestare, rivendicare. Lo diciamo spesso, per tante cose, per tanti ambiti e vale anche in questo caso.
Mettere le mani in modo efficace al sistema sanitario significa spazzare via la cupola che lo ha gestito e lo gestisce, ricostruire un modello dal basso, senza rinunciare, ma anzi con l’obiettivo di difendere quello che c’è e di migliorarlo (perché non è che gli ospedali ci vanno bene così come sono), senza rinunciare a pretendere un diritto come quello alla sanità, ma coscienti che per attuarlo dobbiamo contare sulle nostre forze, sulle forze delle masse popolari organizzate. In questo percorso dobbiamo imparare da tutti e valorizzare tutti.
Emergency ha già dato dimostrazione che non servono decine di milioni di euro per allestire e far funzionare un poliambulatorio (cifra che ammonta alle spese di un piccolo distretto sanitario di periferia, in Toscana), i lavoratori della sanità hanno mille e una esperienza di come e dove stanno sprechi e ruberie (e anzi le pagano sulla propria pelle, con condizioni di lavoro insopportabili, ricatti, ristrutturazioni e tagli), gli utenti hanno mille e una esperienza di come precipitano le condizioni di vita quando uno deve pagare per fare una semplice visita.

Fra i tanti problemi che la crisi pone e la classe dominante aggrava, la sanità, almeno in Toscana, è uno di quelli da cui si può partire subito per sperimentare forme nuove di mobilitazione in cui la lotta e le iniziative per rivendicare i diritti negati si combinano con quelle per costruire qui e ora l’alternativa.
Iniziative di non pagamento del ticket (o altre forme di disobbedienza), scioperi, picchetti, autogestioni, autoriduzioni, pressioni sulle autorità locali, interventi per mettere i Comuni (a partire da alcuni di essi) contro la Regione… tutto quello che va verso la mobilitazione e il protagonismo dei lavoratori e degli utenti UNITI può e deve andare di pari passo con la costruzione delle fondamenta della prospettiva.

Una compagna della Segreteria Federale Toscana

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