Facendo il “sindaco di strada” contro lo Stato della criminalità organizzata, del Vaticano e della NATO, Luigi De Magistris ha l’occasione di riscattare quello che non ha fatto nei tre anni e più passati a capo dell’Amministrazione Comunale di Napoli. Eletto nel 2011 sulla base della promessa di mettere l’Amministrazione Comunale al servizio della lotta contro le malefatte e i crimini della Repubblica Pontificia, finora ha tradito i suoi impegni sottomettendosi ai governi di Roma, subordinando alle imposizioni e compatibilità della Repubblica Pontificia e della NATO gli interessi delle masse popolari. Le vicende dell’Amministrazione Comunale di Napoli hanno dato un’ulteriore dimostrazione che la lunga marcia nelle istituzioni della Repubblica Pontificia logora i marciatori che non usano ruoli e risorse per promuovere mobilitazione e organizzazione delle masse popolari contro la Repubblica Pontificia. Ora i vertici della Repubblica Pontificia rigettano De Magistris. Non sono però in grado di annullare quanto resta del suo prestigio presso le masse popolari: questo solo lui può farlo. Sta a lui cogliere invece l’occasione e fare quello che non ha fatto finora.

Il Tribunale di Roma ha condannato De Magistris per le intercettazioni, disposte otto anni fa quando era magistrato a Catanzaro, sui telefoni di Prodi (allora sostituiva Berlusconi al governo), di Rutelli e di altri alti esponenti della Repubblica Pontificia. La Legge Severino permette al prefetto di Napoli di sospenderlo dalla carica di sindaco (e dal 12 ottobre anche sinaco della nascente metropoli napoletana): lo sospenderà se De Magistris non si dimette e se i vertici della Repubblica Pontificia così decideranno. Pietro Grasso, il capo dell’Antimafia nel periodo in cui la mafia e le altre organizzazioni criminali raggiunsero dimensioni mai prima raggiunte, gli ha consigliato di dimettersi. Napolitano, l’autore dell’accordo Vaticano-Mafia che all’inizio degli anni ’90 portò Berlusconi al governo,  non si è ancora pronunciato pubblicamente.

Sarebbe solo una delle tante sordide guerre per bande che agitano i vertici della Repubblica Pontificia se non fosse che De Magistris nel 2011 con il movimento arancione che lo portò ai vertici dell’Amministrazione Comunale di Napoli contribuì alla contestazione della coalizione delle Larghe Intese (PD, FI e partiti satelliti) e della Lega Nord che da vent’anni in qua di quella coalizione è la stampella.

Le amministrazioni comunali nate contestando la coalizione delle Larghe Intese (oltre a Napoli, le altre maggiori sono Milano, Cagliari e con una storia un po’ diversa Parma del M5S) finora sono rimaste soffocate nel legalitarismo. Hanno scelto la sottomissione alle imposizioni del governo di Roma invece di sfidarlo, invece di usare i poteri, il ruolo e i mezzi dell’amministrazione comunale per promuovere la mobilitazione e l’organizzazione delle masse popolari a rimediare almeno agli effetti più gravi della crisi sia pure con misure, rimedi e argini provvisori e precari che però rafforzano mobilitazione e organizzazione delle masse popolari, per promuovere iniziative tese ad assicurare un lavoro utile e dignitoso per tutti e l’uso del patrimonio immobiliare e del territorio al servizio delle masse popolari.

Le vicende delle amministrazioni arancioni mostrano a Grillo, al M5S e ai riformisti ancora in grado di capire, dove si finisce quando ci si riduce alla lunga marcia attraverso le istituzioni anziché servirsi di queste per incoraggiare le masse popolari a mobilitarsi e organizzarsi e per sostenere chi si mobilita e si organizza.

De Magistris finora è stato un maestro negativo: ha mostrato dove si finisce, quali che siano le buone aspirazioni e i buoni propositi, se alla mobilitazione e organizzazione delle masse popolari si antepone l’obbedienza alle autorità e alle leggi. Se l’iniziativa dei vertici della Repubblica Pontificia porterà De Magistris a onorare finalmente gli impegni che fin qui ha disatteso, noi comunisti approfitteremo delle sue attività, le sosterremo e inviteremo tutti gli elementi avanzati a sostenerle (dal Comunicato del (n)PCI n. 29, 28.09.14).

carc

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