Signor Segretario,

siamo un gruppo di operai della Piaggio di Pontedera, iscritti e non, e ci rivolgiamo a lei per richiamare la sua attenzione e per esprimerle il nostro dissenso sulla gestione della Fiom avuta fino ad oggi riguardo all’azienda dove lavoriamo. Ci rendiamo conto che in questo momento ci sono moltissimi altri casi di aziende e lavoratori in condizioni ben più gravi e drammatiche della nostra dal punto di vista occupazionale. Ma anche noi potremmo diventare presto un’emergenza. Infatti, nonostante la Piaggio non sia in crisi, come invece ci vogliono far credere, perché basta leggersi i bilanci degli anni passati per capire che non è così, la crisi c’è, è quella del lavoro, che ogni anno diminuisce. Sicuramente la crisi economica mondiale ha avuto riflessi sulle vendite, soprattutto negli ultimi anni, ma la Piaggio è un’azienda in attivo, che ha guadagnato milioni di euro e che fino all’anno scorso ha distribuito dividendi agli azionisti. La questione è che la dirigenza Colaninno, dal suo arrivo a Pontedera, ha progressivamente spostato le produzioni, dapprima delle lavorazioni meccaniche, ormai defunte, poi dei motori per finire ai veicoli completi, nei paesi asiatici, India, Cina e Vietnam. Produzioni che vengono commercializzate anche nei paesi occidentali. Nel 2012 sono stati importati 27000 motori e 44000 veicoli, dati aziendali. Le logiche conseguenze di questa strategia industriale crediamo le conosca bene: la notevole diminuzione degli occupati, l’aumento dei precari e dei ritmi di lavoro in estate, il contratto integrativo scaduto da più di due anni con il mancato pagamento del premio di produzione di 2400 euro, il ricorso sistematico alla cassa integrazione per settimane da settembre a gennaio e oltre, una nuova mobilità all’orizzonte e negli ultimi due anni i contratti di solidarietà, tanto per non farci mancare nulla, che hanno fissato più di mille esuberi, con un bel risparmio per le casse aziendali e un aggravio per quelle pubbliche e le tasche dei lavoratori. Senza dimenticare che l’indotto che dava lavoro a centinaia di lavoratori è quasi sparito, visto che la Piaggio utilizza ormai quasi esclusivamente fornitori esteri. La delocalizzazione lenta ma progressiva è avvenuta e ancora continua indisturbata nell’indifferenza e nella compiacenza di istituzioni, sempre pronte a elogiare Colaninno, mezzi di comunicazione e sindacati subordinati. Ma anche la Fiom, secondo noi, ha una grave responsabilità, perché non ha mai intrapreso decise azioni di contrasto e di lotta per porre dei limiti a questa politica, non ha mai quantomeno incalzato la Piaggio su questo aspetto, sia a livello locale che nazionale. A parte un piccolo numero di irriducibili delegati che provano ad opporsi, contrastati dall’azienda e dagli altri sindacati e senza il sostegno delle loro strutture provinciali e regionali, come in occasione del rinnovo della RSU quando si annunciavano ricorsi poi mai avvenuti. Il nostro futuro è alquanto incerto e siamo molto preoccupati. Ma anche incazzati, perché nonostante tutto, molti di noi si oppongono, senza alcun appoggio, alle decisioni aziendali e provano a difendere il proprio posto di lavoro e i propri diritti, come l’assunzione per 250 lavoratori da anni a part-time verticale. Siamo delusi dal suo operato degli ultimi mesi, dall’inerzia della Fiom e da molte scelte discutibili a livello nazionale. Come, tanto per fare un esempio, la ricerca di un dialogo con Renzi. Di cosa si vuol discutere, con chi nelle vicende di Pomigliano si schierò con Marchionne? Che punto d’incontro si può trovare, con chi mette in discussione l’articolo 18 e tutto lo Statuto dei Lavoratori? La invitiamo pertanto a cambiare l’atteggiamento attendista e passivo della Fiom rispetto alla Piaggio, ad appoggiare, seppur tardivamente, le nostre iniziative di opposizione e di lotta, a sollecitare le strutture locali a svegliarsi dal loro mesto torpore, insomma a provare a invertire la tendenza prima che la situazione diventi irrimediabile e non dare già tutto per scontato. Il ruolo del sindacato, non si deve limitare a ratificare accordi al ribasso e contrattare ammortizzatori sociali ed esuberi, cose che purtroppo sta facendo anche la Fiom, non solo a Pontedera. Per queste cose ci sono già Fim e Uilm, bastano e avanzano. Le differenze che contraddistinguono la Fiom dagli altri sindacati si assottigliano sempre di più e i lavoratori una Fiom così non la vogliono. Il ruolo della Fiom è quello di difendere il lavoro, l’occupazione, il salario e i diritti di tutti i lavoratori. Non accontentarsi del bicchiere mezzo pieno, quando va bene, quando si barattano i posti di lavoro con flessibilità, salario e diritti. Per cercare, nell’attesa di una fantomatica ripresa economica ma sicuramente, lei lo sa bene, non dei posti di lavoro, di evitare di ritrovarsi in un futuro prossimo ai cancelli della fabbrica a portarci la sua solidarietà. La solidarietà non serve a chi non ha più un lavoro. “I più deboli hanno due diritti irrinunciabili senza i quali i più forti vincono sempre: la democrazia, cioè il voto e la partecipazione, e lo sciopero, cioè la ribellione che da individuale può diventare collettiva”. Questa citazione di Don Milani è ripresa da una sua risposta ad una lettera di un lavoratore. Ebbene noi abbiamo espresso il nostro voto democratico, allora perché i delegati eletti e le loro lotte a fianco dei lavoratori non sono sostenuti dalla Fiom?

Un gruppo di lavoratori della Piaggio
Pontedera (PI), 19.09.14

carc

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