Lettera alla Redazione

Cari compagni,
abbiamo tutti negli occhi le immagini del tentativo di genocidio a cui i sionisti sottopongono la popolazione di Gaza. Abbiamo negli occhi i quartieri sventrati e rasi al suolo, le immagini degli uomini, delle donne e dei bambini scampati alle bombe sganciate dai sionisti sulle scuole, sui campi profughi, sugli ospedali. Abbiamo in mente le immagini dei corpi straziati, mutilati, annientati. La reazione di chi ha a cuore il popolo palestinese e la causa per cui combatte da decenni prende lo stomaco e sale fino al cervello. E’ un flusso sospinto dal sentimento di solidarietà, dalle ambizioni di giustizia, dal senso di appartenenza nel campo degli oppressi e dei ribelli, quelli che non si arrendono. Eppure rimane, di fondo, la consapevolezza e una sorta di frustrazione, perché si sente di non aver fatto abbastanza e di non fare abbastanza.
Il principale stato d’animo è l’impotenza. E’ un risultato singolare, se si pensa che qui, in Italia, in un paese imperialista che concorre per vie “commerciali” e politiche al genocidio della popolazione di Gaza il morale è nettamente più basso di quello che anima le masse popolari a cui le bombe cadono sulla testa, a cui vengono sterminate famiglie, a cui vengono distrutte le case e gli ospedali. Perché la popolazione di Gaza è animata da un sentimento di riscossa che dà di sé due grandi manifestazioni che parlano la lingua universale dell’essere esempio.
E’ la popolazione di Gaza, il suo sostegno, la sua mobilitazione che anima la Resistenza, che guida e alimenta i combattenti (indistintamente, quelli di Hamas, che sono la maggioranza, e quelli delle formazioni quantitativamente minori, ma che fanno valere la storia e le prospettive di trasformazione della società, come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina). Ogni razzo che parte dalla Palestina e cade su Israele è mosso dalla determinazione e dalla riscossa di un popolo a cui non basta avere “ragione”, ma interessa vincere.
La seconda manifestazione è, sembra paradossale dirlo, la determinazione con cui il popolo palestinese resiste e combatte. A ogni bombardamento su un ufficio pubblico, subito dopo si radunano fra le macerie centinaia di persone per soccorrere i feriti, per dare sepoltura ai morti, per bonificare il territorio e verificare le condizioni e le possibilità di riutilizzare il palazzo. Ha fatto il giro del mondo la fotografia della bambina che raccoglieva libri e quaderni dopo che la scuola era stata rasa al suolo. Ecco, questo è uno dei motivi per cui il popolo palestinese vincerà.
Abbiamo da imparare qualcosa, noi? Inquieti, irrequieti, frustrati, ostinatamente occupati a gridare quanto siano assassini i sionisti e complici loro la schiera di infami e corrotti che governano questo nostro paese…
Sì, abbiamo da imparare che “fare qualcosa” per il popolo palestinese è possibile, partendo da quello che già le masse popolari di quel territorio fanno, che non occorre, non serve, è nocivo (unilaterale) concentrarsi sul “contro”, sulla denuncia e sull’invettiva… è, al massimo, uno sfogo. Abbiamo da imparare quello che con pazienza e saggezza le masse popolari palestinesi ci ripetono, non dai giornali o dalle televisioni, non nelle pubblicità virali o sui social network, ma con il loro esempio: per quanto il nemico sia forte, le masse popolari possono sconfiggerlo, possono vincere.

Una compagna della Sezione di Roma

 

Roma, 27 settembre
Terra, pace e diritti per il popolo palestinese. Fermiamo l’occupazione
Manifestazione nazionale di sostegno al popolo palestinese
“Il Coordinamento delle comunità palestinesi in Italia indice una manifestazione nazionale di solidarietà:
– per il diritto all’autodeterminazione e alla resistenza del popolo palestinese:
– per mettere fine all’occupazione militare israeliana;
– per la libertà di tutti i prigionieri politici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane;
– per la fine dell’embargo a Gaza e la riapertura dei valichi;
– per mettere fine alla costruzione degli insediamenti nei territori palestinesi.
– per il rispetto della legalità internazionale e l’applicazione delle risoluzione del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
– per uno stato democratico laico in Palestina con Gerusalemme capitale (come sancito da molte risoluzioni dell’Onu).
– l’attuazione del dritto al ritorno dei profughi palestinesi secondo la risoluzione 194 dell’Onu e la IV Convenzione di Ginevra” (comunitapalestineseitalia@gmail.com).
La lotta del popolo palestinese di Gaza è un esempio per tutti!

“Nonostante la sproporzione delle forze, Hamas con le sue forze armate infligge gravi perdite ai sionisti. Hamas e altre organizzazioni rivoluzionarie palestinesi costituiscono un baluardo contro la pulizia etnica. La resistenza del popolo palestinese ai sionisti d’Israele è un esempio per le masse popolari del nostro paese: per quanto sfavorevole sia il rapporto di forze, è sempre possibile per le forze rivoluzionarie
– trovare punti deboli nel sistema di potere della borghesia imperialista e del suo clero,
– attaccare
– e così modificare un passo dopo l’altro il rapporto di forza: basta avere una strategia giusta e lottare con continuità adottando tattiche efficaci” (dal Comunicato del (n)PCI n. 26, 1.08.14).

Un discorso analogo vale per le masse popolari e la classe operaia delle provincie orientali dell’Ucraina, la Repubblica Popolare del Donbass e delle altre zone limitrofe. La loro resistenza ha scombinato le carte del risiko in cui fin qui sono state usate come massa d’urto dagli imperialisti che si contendono il dominio del paese: quelli USA (che puntano a estendere il loro controllo sull’Europa dell’est e a sovvertire la Federazione russa) e quelli franco-tedeschi (che puntano ad inglobare l’Europa orientale nel proprio impero economico e finanziario).
Nelle Repubbliche popolari del Donbass, le masse popolari resistono all’aggressione dell’esercito regolare e dei battaglioni di fascisti e nazisti confluiti da tutta Europa, resistono a massacri e torture, bombardamenti e decimazioni. Resistono, sono insorte, combattono. Per cosa combattono?

Riportiamo i loro obiettivi, dal Manifesto del Fronte Popolare per la Liberazione di Ucraina, Novorossia e Rutenia Transcarpatica

“Qual è lo scopo della nostra lotta? L’edificazione, sul territorio dell’Ucraina, di una repubblica popolare equa, ad orientamento sociale, senza oligarchi e burocrazia corrotta.
Chi sono i nostri nemici? Le élites dirigenti liberal-fasciste, l’alleanza criminale di oligarchi, burocrati, forze militari e di sicurezza e criminali che servono esplicitamente gli interessi degli stati stranieri. Mentre ufficialmente dichiarano il loro sostegno ai valori liberali europei, queste forze tengono il paese sotto il loro controllo facendo affidamento su bande di estrema destra, sfrenata isteria sciovinista e sulle rivalità etniche.
Chi sono i nostri alleati? Tutte le persone di buona volontà, indipendentemente da cittadinanza e appartenenza etnica, che si riconoscono negli ideali di giustizia sociale e che sono pronti a lottare per essi, mentre rifiutano lo stato liberal-fascista sul territorio dell’Ucraina.
Cos’è la repubblica popolare ad orientamento sociale per la quale stiamo lottando? La repubblica popolare ad orientamento sociale è la forma politica di organizzazione della società in cui:
– gli interessi del popolo e del suo sviluppo a tutto tondo – spirituale, intellettuale, sociale e fisico – rappresenta il più alto fine e compito dello Stato;
– tutto il potere risiede nel popolo ed è esercitato da esso attraverso organi eletti di diretta rappresentanza;
– tutti i cittadini lavoratori hanno diritto a sanità, istruzione, pensione e sicurezza sociale a spese dello Stato;
– in caso di perdita del lavoro o temporanea o permanente disabilità sono pagate pensioni dignitose ed è garantita un’adeguata sicurezza sociale;
– è consentita ogni iniziativa privata o collettiva a condizione che essa porti beneficio al popolo e al suo sviluppo;
– il capitalismo finanziario usuraio, che si basa sul credito, è proibito. I soldi devono essere guadagnati non attraverso qualsiasi tipo di strangolamento
debitorio, bensì attraverso la realizzazione di progetti di successo;
– lo Stato, agendo in nome del popolo e controllato dai rappresentanti del popolo, è il maggior possessore di capitale e controlla i settori strategici dell’economia;
– la proprietà privata è permessa, ma la società tiene sotto controllo le grandi fortune ed il modo in cui vengono investite nella politica e nell’economia. A nessuno è consentito sfruttare le persone in maniera parassitaria, stabilire un impero oligarchico o dominare il popolo creando monopoli artificiali”.

Ecco un’altra manifestazione che dietro la coltre di croci uncinate, saluti romani, omicidi, eccidi, bombardamenti e torture si sviluppa e cresce il suo opposto, quello che va sostenuto, più forte e più importante della sola opposizione al fascismo. Più importante perché schiude le porte a ciò che al fascismo e all’imperialismo le masse popolari devono sostituire.

no-pasaran

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