Cari compagni della Redazione,

vi scrivo per condividere con voi un’esperienza che ho fatto questo mese. Dopo aver letto l’intervista al Segretario Generale del (n)PCI, il compagno Ulisse, “Perchè avanziamo lentamente?” pubblicata sul numero 7/8 di Resistenza, mi sono molto entusiasmato: l’intervista mi ha permesso di vedere e di comprendere finalmente quali sono i nodi che oggi frenano il nostro sviluppo numerico e come far fronte ad essi. Era da tempo che mi interrogavo su questo punto senza venirne a capo e non vi nascondo che proprio per questo motivo nell’ultimo periodo mi stavo un po’ avviluppando su me stesso.
Visti gli effetti su di me, ho proposto la lettura dell’intervista a due simpatizzanti che da tempo ci seguono e che anche loro si interrogano sul perché, pur avendo noi un’analisi della situazione giusta e un preciso piano d’azione ben fondato, siamo in pochi e non conquistiamo centinaia e centinaia di compagni, di operai e di elementi avanzati delle masse popolari.
Ogni mese acquistano Resistenza, ma difficilmente mi danno un loro parere. Molto spesso non lo leggono affatto. Questa volta, invece, lo hanno letto (molto probabilmente perché è la prima volta che, oltre a dargli il giornale, gli propongo un articolo in particolare, spiegandogli perché esso è importante e perchè può interessarli)… e con che risultati!
Speravo che l’intervista avrebbe mosso in loro qualche riflessione, ma non mi aspettavo che essa avrebbe prodotto un sommovimento di idee e di spunti come quello che invece gli ha suscitato!
L’intervista innanzitutto li ha colti di sorpresa. Non si aspettavano di trovare in quelle righe una risposta così franca, schietta, ma anche esauriente sui limiti che frenano il nostro procedere. Hanno trovato una risposta razionale e sapiente che ha parlato al profondo della loro mente e del loro cuore, facendo emergere un aspetto di loro che non avevo fin qui compreso, pur conoscendoli da tempo: il loro interesse per la riforma morale e intellettuale, la loro voglia di crescere a livello filosofico, etico, la loro volontà di imparare ad analizzare il proprio passato per trarne lezioni e avanzare forti degli insegnamenti ricavati, non per attorcigliarsi su se stessi schiacciati da sensi di colpa e rimpianti. L’intervista, che poggia esattamente sulla necessità di andare a fondo nella nostra trasformazione intellettuale e morale per avanzare, ha parlato alla parte più profonda e sana dei due compagni, che si interrogano, silenziosamente e individualmente, sulla vita, sull’uomo, sulla società, su se stessi, sul proprio passato, presente e futuro e sul presente e futuro dell’umanità.
Mi sono sentito miope e imbarazzato. Non avevo mai intavolato una discussione con loro su questi temi. Pensavo che questi interessassero solo a noi “interni”… dimenticando uno degli insegnamenti di Gramsci: “ogni uomo è filosofo!”, ogni uomo ha una propria sensibilità e spiritualità, ogni uomo che non sia abbrutito o spezzato si interroga sulla vita che conduce, sul mondo che lo circonda e sul domani. Ogni uomo è vita!
Allo stesso tempo mi sono emozionato di fronte a questa scoperta. Mi sono sentito in forte sintonia con loro nel discutere di questi argomenti: era da molto tempo che non si creava tra noi questa sintonia e passione nella discussione. Era da tempo che non si creava tra noi questa profondità di ragionamenti e queste aperture su noi stessi e sul nostro modo di vedere le cose e sulla lotta per il socialismo. E’ come se si fosse tolto un tappo, come se si fosse rotta una cappa che opprimeva me e loro da troppo tempo. Questa scoperta apre un campo fertile per coltivare il nostro rapporto, innalzarlo, rafforzarlo, consolidarlo a livello politico e umano.
Questo ha permesso di fare la lettura e discussione dell’intervista al compagno Ulisse. E’ stata un’esperienza istruttiva e ricca, per me, per loro, per noi. E’ stato un po’ costruire la rivoluzione. Perché questo è Resistenza: un mensile che contribuisce a riflettere e a costruire la rivoluzione, che da’ l’opportunità di vedere le cose in modo diverso, dall’alto ma anche nel profondo.
Invito caldamente tutti i compagni a far leggere a simpatizzanti e collaboratori l’intervista a Ulisse e a discuterla con loro, appassionatamente e senza timore di aprirsi e far aprire, senza timore di confrontarsi, scoprire, ascoltare, spiegare. Imparare!
Grazie Ulisse! Grazie Resistenza!

Un compagno della Federazione Lazio

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