Non aspettiamo la Corte a far rispettare la Costituzione, ma iniziamo ad applicarla

Benché approvato con voto di fiducia, il Piano casa Renzi/Lupi ha più di un aspetto di incostituzionalità. Parliamo del divieto retroattivo di allacciamento ai pubblici servizi: un’ondata di distacchi che priveranno migliaia di nuclei familiari di acqua, gas e corrente elettrica e parliamo, soprattutto, dell’impossibilità per chi vive in immobili occupati di ottenere la residenza, ma la residenza è necessaria all’esercizio dei diritti elettorali e per accedere al Servizio Sanitario Nazionale, all’istruzione e alle liste di collocamento. Ce ne sarebbe ancora, ma ci fermiamo qui.

Aspettare buoni buoni e confidare che una sentenza della Corte Costituzionale invalidi il Piano Casa è chiaramente una via che non porta da nessuna parte.

A rivendicare che questo decreto è illegale e illegittimo, per quanto sia giusto farlo, non ci caveremo fuori un ragno dal buco, se ci limitiamo a questo. La questione politica è costringere le Amministrazioni Locali a fare fronte agli effetti della crisi (e alle politiche dei governi della Repubblica Pontificia).

De Magistris a Napoli  ci prova con le buone (sperimentando “disperatamente” interessanti vie legali). E’ in discussione una delibera che riguarda la gestione delle proprietà del patrimonio del Comune come beni comuni e in questa categoria rientrano anche gli spazi privati abbandonati. A sostenere questo percorso, De Magistris ha chiamato anche Paolo Maddalena, già vice Presidente della Corte Costituzionale. “E’ la prima volta che si applicano gli articoli della parte prima, titolo terzo della nostra Costituzione. L’ombra lunga della borghesia ha messo in secondo piano la nostra Carta, che tutela i diritti delle persone, per dare forza unicamente alle norme derivanti dallo Statuto albertino, che privilegiano la proprietà. Ma l’articolo 42 ci dice che la proprietà ha tutela giuridica solo se ha finalità sociali. Ci daranno battaglia, ma siamo attrezzati a rispondere. Oggi gli enti locali sono costretti a indebitarsi, i privati comprano il debito incamerando il territorio. Un circolo che produce distruzione. Va invertito il rapporto: la sovranità sul territorio appartiene al popolo che la esercita attraverso gli enti locali”.
L’iter dovrebbe essere che il Sindaco notifichi al proprietario dell’immobile abbandonato (di qualunque natura, industriale residenziale, terziario) l’obbligo di avviare la riqualificazione che ne garantisca un’utilità sociale. Il proprietario deve rispondere entro 150 giorni altrimenti si procede con la diffida a presentare le proprie deduzioni nel termine di 60 giorni. In caso di mancato riscontro, l’amministrazione deciderà, attraverso le consulte civiche, la destinazione del bene, procedendo all’acquisizione. E Se lo stato di abbandono è accertato non è previsto risarcimento.

E qui torniamo all’inizio: “provarci con le buone” significa attendere che un’Autorità preposta riconosca la validità di quanto sostiene, ad esempio, Maddalena (che comunque non è il primo che passa, in materia) e abbia prima di tutto, la volontà politica di farlo.

La crisi spinge alla trasformazione delle cose. Ad esempio è all’ordine del giorno un salto in avanti dei movimenti di lotta per la casa. La rivendicazione e la protesta non bastano più. Il centro della questione è farsi autorità popolare e iniziare a praticare quelle misure che sono legittime. Diventeranno legali nei fatti: sono le  autorità popolari, praticandole e indicando di praticarle, mobilitando per praticarle (e applicando così la Costituzione) a dargli la forza di legge, i decreto popolare.

E qui l’esempio, magari poco conosciuto, è quello dell’Unione inquilini di Sesto San Giovanni, che procede per vie legali contro il Comune che non applica una legge regionale del 1976 (che è più o meno dello stesso tenore della delibera promossa da De Magistris a Napoli), ma intanto annuncia che se non saranno le istituzioni a “sbloccare” l’assegnazione delle case, lo faranno gli attivisti, i militanti, le famiglie, dal basso e collettivamente.

Come dire: il Piano Casa è anticostituzionale, ma non aspettiamo la Corte a difendere e far rispettare la Costituzione, iniziamo ad applicarla. 

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