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Padroni, autorità della Repubblica Pontificia e sindacalisti complici tramano per sopprimere il movimento sindacale. Inutilmente. Già il fascismo aveva provato a farlo. Ma i lavoratori si organizzano non perché i padroni e i loro tirapiedi lo consentono, ma contro di loro. Se bastasse la volontà dei padroni e dei suoi servi o la repressione a impedire l’organizzazione sindacale, i sindacati non sarebbero mai nati!

Non c’è più la CGIL? Finito il XVII Congresso, Giorgio Cremaschi (il principale dirigente della sinistra CGIL e promotore di “Il sindacato è un’altra cosa”) ne ha tirato come bilancio che “non c’è più la CGIL”. Secondo Cremaschi, dopo aver “segato le basi di sostegno di tutta l’organizzazione accettando o subendo la riforma Fornero sulle pensioni e la messa in discussione dell’art. 18”, con il Testo Unico sulla Rappresentanza la CGIL sancisce la fine del ruolo sociale e politico che nel passato, “pur nel piano di una grande ritirata contrattuale” (ndr: dalla “svolta dell’EUR”, nel 1978 con Luciano Lama), aveva svolto e il suo approdo definitivo a un modello di relazioni sindacali fondato sulla complicità aziendale, un modello che corrisponde appieno “alle elaborazioni della CISL degli anni ’50” (ndr: il sindacato come agenzia di servizi anziché come organizzazione di lotta) ed è incompatibile “con la storia e la natura passate della CGIL”. E conclude: “mai i gruppi dirigenti di CGIL, CISL e UIL hanno subito tanta caduta di stima e di prestigio, al di fuori di quella struttura di apparato e attivisti tanto vasta quanto chiusa verso l’esterno”, “la CGIL è una terra di nessuno”, “il Testo Unico sulla rappresentanza formalizza in CGIL una mutazione genetica e organizzativa di fondo che, come sempre avviene in questi passaggi, verrà sdegnosamente negata fino a che non potrà dispiegare tutti i suoi effetti”.

I dirigenti di “Il sindacato è un’altra cosa” nelle riunioni post-congressuali dicono che “il congresso è andato bene al di là delle nostre aspettative”. Cremaschi stesso sostiene che non bisogna rinunciare a “operare una ricostruzione di un fronte generale di lotta”. Però senza indicare su quali basi ricostruire è un po’ come dire “abbiamo perso su tutti i fronti la lotta per contendere il terreno alla destra CGIL però non abbassiamo la bandiera”.

La CGIL sono gli operai, i lavoratori, i precari e i pensionati iscritti, non la Camusso e gli altri destri che la dirigono. Il compito che hanno davanti i delegati di base e i lavoratori avanzati che si sono mobilitati nella battaglia congressuale non è fare gli ultimi anche se eroici kamikaze. Il compito che hanno davanti è quello di valorizzare i risultati raggiunti per organizzare, unire e mobilitare lavoratori, pensionati e precari su scala crescente a far fronte in modo efficace agli effetti della crisi e alle manovre criminali del governo Renzi, dell’UE e della Troika. Per poterli valorizzare bisogna partire dal fatto che la CGIL sono gli operai, i lavoratori, i precari e i pensionati iscritti, non la Camusso e gli altri destri che la dirigono. Anziché ostinarsi (come fa Cremaschi) a guardare ai complici dei padroni che dirigono da tempo la CGIL e alle loro porcate, partiamo dai milioni di operai, di lavoratori e pensionati che alla CGIL sono iscritti, molti dei quali con esperienza di lotta e con la bandiera rossa nel cuore. Altrimenti a furia di guardare l’albero, si perde di vista la foresta e i movimenti che la percorrono (e che la battaglia lanciata da Cremaschi e dagli altri promotori di “Il sindacato è un’altra cosa” ha promosso o alimentato) e non si vedono neanche le crepe nell’albero.

Le crepe nell’albero. Al congresso di Rimini, al momento dell’elezione del Direttivo Nazionale la Camusso ha avuto l’80% dei voti anziché il millantato 97%: la lista alternativa presentata all’ultimo momento da Landini (che ingloba una parte dei vecchi promotori di “La CGIL che vogliamo”) e quella di “Il sindacato è un’altra cosa” hanno raccolto insieme il 20% dei voti dei delegati presenti. Non solo: la Camusso è stata rieletta segretaria con il voto contrario di 14 dei 122 appena eletti nel Direttivo Nazionale come suoi sostenitori. Quindi neanche la struttura di apparato è così “chiusa verso l’esterno” (verso i sintomi della crisi della CGIL) e Camusso & C. non la controllano appieno.

La foresta. Dietro e intorno al congresso CGIL si sono sviluppati e rafforzati l’iniziativa delle RSU, la loro “uscita dalle aziende” e il collegamento tra di esse. Se bastasse la volontà dei padroni, la collaborazione dei sindacalisti venduti e la repressione poliziesca o economica per fermare o strozzare il movimento sindacale, i sindacati non sarebbero neanche nati. Neanche il fascismo riuscì a bloccarli. Figurarsi se riusciranno Renzi, Marchionne e Camusso!

Qui di seguito alcuni sintomi del fermento che agita la foresta: che tutti i nostri lettori si diano da fare per farlo crescere e per informarci dei risultati.

RSU AUTOCONVOCATE CONTRO LA RIFORMA DELLE PENSIONI FORNERO

Più di 300 RSU hanno aderito al movimento degli autoconvocati contro la riforma delle pensioni targata Fornero. Il 20.12.13 si è tenuta a Milano la prima assemblea nazionale, 450 partecipanti: “L’assemblea approva l’appello posto a base della autoconvocazione che diventa parte integrante di questa risoluzione. L’assemblea esprime forte preoccupazione per la situazione economica, sociale e occupazionale del Paese. La violenta ricaduta della crisi sul mondo del lavoro riduce la garanzia di un reddito dignitoso per le lavoratici, i lavoratori e i pensionati, mentre già oggi milioni di cittadini privi di lavoro e di qualsiasi reddito vivono in condizioni drammatiche. La riforma delle pensioni attuata dal governo Monti e dall’allora Ministro Fornero ha aggravato questa situazione, soprattutto per le fasce più deboli della società. La disoccupazione ai massimi storici e la precarietà cronica privano intere generazioni di un futuro autosufficiente. Il taglio degli ammortizzatori sociali contribuisce ad aumentare la sofferenza dei lavoratori espulsi anzitempo dal circuito del lavoro, spesso rappresentati e aiutati anche dalle tante associazioni e gruppi nati e presenti su tali temi. La crisi nel nostro Paese è affrontata nel peggiore dei modi possibili: invece di trasferire risorse dai ricchi e dai patrimoni per un nuovo modello di sviluppo si tagliano le tutele, si nega un futuro ai giovani e si rinvia il diritto alla pensione per i lavoratori più anziani. Il prelievo fiscale non ha rispettato il dettato costituzionale che prevede una imposizione fiscale progressiva in rapporto alla capacità contributiva, ma ha colpito prevalentemente lavoratori e pensionati. Queste risorse ingiustamente prelevate non sono state peraltro indirizzate per creare occupazione ma per salvare gli speculatori finanziari, banche in testa. (…) L’assemblea si impegna a una mobilitazione collettiva e unitaria su tutto il territorio nazionale, con lo scopo di aprire un confronto con tutte le parti politiche e sociali, al fine di arrivare all’abrogazione e superamento dell’attuale sistema previdenziale per una profonda riforma equa e sostenibile della previdenza e dell’assistenza sociale.

L’assemblea invita le organizzazioni sindacali ad aprire una vertenza generale con il governo sulla base di una piattaforma preventivamente sottoposta all’approvazione dei lavoratori.

L’assemblea ritiene indispensabile che si avvii una fase di contatti e incontri nel territorio tra le RSU dei posti di lavoro pubblici e privati, allargando la partecipazione e condivisione a tutti i soggetti interessati a dare contributi fattivi e unitari alla comune battaglia per una riforma del sistema previdenziale italiano.

Si propone di avviare una fase di assemblee territoriali da concludersi con una nuova assemblea nazionale nella quale valutare tutti i contributi e decidere, tenendo conto dell’estensione del movimento e dei suoi risultati, una grande manifestazione nazionale.

L’assemblea decide di lanciare una petizione di massa sugli obiettivi a base della auto convocazione, sulla quale raccogliere adesioni nei luoghi di lavoro e nel territorio.

La gestione di questa fase viene affidata ad un Coordinamento volontario aperto alla partecipazione libera dei rappresentanti delle RSU.

E il Coordinamento nazionale il 31 marzo 2014 ha deciso all’unanimità di

– organizzare nei luoghi di lavoro delle RSU che hanno aderito all’iniziativa assemblee retribuite informative indette dalle RSU del luogo di lavoro – con titolo “assemblea contro riforma pensioni Fornero” – da tenersi possibilmente entro la fine aprile: queste assemblee servono per informare i lavoratori delle iniziative in corso e per cercare di coinvolgerli il più possibile, a partire dalla petizione popolare;

– organizzare una giornata di mobilitazione, venerdì 16 maggio, tenendo presidi “rumorosi” davanti alle sedi INPS o alle Prefetture delle varie città. Sarebbe bene riuscire ad organizzare, durante la tenuta dei presidi, degli incontri col Prefetto o col Direttore dell’INPS locale per consegnargli il testo della nostra petizione. In occasione di questi presidi va prestata la massima attenzione al coinvolgimento degli organi di informazione locali (giornali, TV, radio ecc.) in modo da dare la massima visibilità alle iniziative

– di tenere una assemblea nazionale: per questa scadenza dobbiamo essere in grado mobilitare almeno il doppio di quanti hanno partecipato alla prima assemblea di Milano del 20 dicembre”.

Per adesioni e info:

rsucontrofornero@libero.it

Le RSU contro la riforma delle pensioni Fornero stanno sviluppando la collaborazione e convergenza con un altro movimento di RSU autoconvocate: quello sulla democrazia e la rappresentanza che ha cominciato ad autorganizzarsi subito dopo la firma del Testo Unico del 10 gennaio.

RSU E RSA AUTOCONVOCATE PER IL LAVORO E LA DEMOCRAZIA

“Siamo RSU ed RSA della CGIL appartenenti a diversi settori (Fiom, FLC, Fisac, FP ….) che non condividono i contenuti del Testo Unico sulla Rappresentanza del 10 gennaio 2014 e che per questo hanno deciso di autoconvocarsi per dare vita ad iniziative finalizzate a cambiarne parti significative.

Abbiamo sempre sostenuto la necessità di avere regole chiare in materia di democrazia e rappresentanza sindacale tanto che alcuni di noi hanno sostenuto la presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare; riteniamo, tuttavia, che quanto previsto dal Testo Unico sia fortemente lesivo dei principi di democrazia, di partecipazione e di libertà ed autonomia sindacale.

Ci riferiamo, in particolare, al famigerato sistema delle sanzioni, introdotte per trasformare geneticamente il sindacato cancellando l’idea che questo rappresenti una organizzazione di classe dei lavoratori per la tutela dei propri diritti ed interessi. Si vuole, invece, un sindacato “complice” dell’impresa nel dare attuazione a quanto previsto dagli accordi, anche se non condivisi. Si intende impedire che il dissenso si possa esprimere ed organizzare liberamente mettendo una pietra tombale sulle possibilità di lotta e di resistenza dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali. Si vuole un sindacato al servizio dell’impresa anziché dei lavoratori. Addirittura si pensa di ricorrere a sanzioni sia in termini pecuniari (per stroncare economicamente i sindacati) sia in termini di sospensione dei diritti sindacali. In attesa delle disposizioni dei vari CCNL, le sanzioni verrebbero comminate da un Collegio di Arbitrato composto da Confindustria e Sindacati: questo significa che i delegati e i Sindacati critici potranno essere sanzionati dai padroni e dalle altre organizzazioni sindacali, magari “amiche” dei padroni.

Il Testo Unico non tiene conto nemmeno di quanto ha di recente stabilito la Corte Costituzionale a proposito del principio di rappresentatività proprio in occasione del conflitto Fiat-Fiom: secondo la Corte, infatti, una organizzazione sindacale deve essere ritenuta rappresentativa o meno soltanto dal punto di vista del rapporto che questa ha con i lavoratori (per numero di iscritti e di voti ottenuti). Lo ripetiamo bene: la rappresentatività di un sindacato non si misura dal rapporto che si ha con la controparte, ma bensì dal rapporto che si ha con i lavoratori. Da questo concetto di rappresentanza deve derivare la possibilità di esercitare i diritti sindacali. Nel Testo Unico, invece, una parte consistente di diritti sindacali (diritto di assemblea, di affissione, permessi non retribuiti) viene riconosciuta solo a chi firma il CCNL: quello che accadeva nella Fiat di Marchionne. Ci risiamo: per fare sindacato devi essere docile e disponibile, altrimenti vieni cancellato.

Viene esclusa la possibilità per i lavoratori di esprimersi sui contratti aziendali firmati dalla maggioranza delle RSU: anzi, questi contratti risultano efficaci ed esigibili per i lavoratori mentre i sindacati (anche quelli che dissentono !) non possono promuovere azioni di contrasto. Insomma: lavoratori zittiti e sindacati con le mani legate.

Questi sono i principali motivi per i quali non abbiamo condiviso la firma della CGIL al Testo Unico.

Una firma apposta in assenza di qualunque mandato sia da parte degli organismi dirigenti sia da parte degli iscritti e lavoratori tutti che hanno appreso dai giornali il giorno successivo (addirittura la Cisl aveva convocato il proprio direttivo nazionale!).

Anche il metodo utilizzato risulta inaccettabile: il nostro Statuto stabilisce che tutti gli iscritti hanno diritto di concorrere alla formazione delle decisioni e che ad essi va garantito il diritto di partecipazione alla vita dell’organizzazione.

Dal nostro punto di vista, il metodo con cui è stato sottoscritto il Testo Unico, ha privato del diritto di potersi esprimere non solo gli iscritti CGIL ma tutti i lavoratori.

Nel territorio di Milano abbiamo deciso di dar vita ad un Coordinamento delle RSU/RSA che condividono le nostre critiche al Testo Unico sulla Rappresentanza e che ritengono necessario modificarlo in maniera significativa al fine di garantire realmente il rispetto dei principi di democrazia e autonomia sindacale, nonché per assumere iniziative finalizzate alla tutela e alla valorizzazione della democrazia in CGIL.

Invitiamo pertanto tutte le RSU/RSA CGIL del nostro territorio ad aderire al presente appello e alle future iniziative che verranno assunte”.

Per adesioni e info:

lavorodemocraziamilano@gmail.com

Il 31 maggio 2014 tre assemblee autoconvocate e contemporanee nelle città di Reggio Emilia, Roma e Napoli su Testo Unico sulla Rappresentanza, Riforma Fornero sulle Pensioni e difesa reale e integrale della Costituzione.

Job’s Act – NOI NON CI STIAMO

Nell’assordante silenzio delle parti sociali, è stato approvato il Job’s Act, ultimo di una serie di attacchi ai diritti dei lavoratori. In particolare si ufficializza la precarietà a vita. Le aziende potranno assumere senza causale i lavoratori per 3 anni e, alla fine del rapporto, pagando una semplice penale, potranno evitare anche l’assunzione a tempo indeterminato. INSOMMA I NUOVI SCHIAVI SONO IN ARRIVO.

Come RSU FIOM SAME denunciamo l’immobilismo di chi dovrebbe tutelare i lavoratori. Appurato il fatto che a CISL e UIL va sempre bene tutto, da un po’ di tempo a questa parte dobbiamo accostare questa critica anche alla CGIL di Camusso e alla FIOM di Landini (pensioni e art.18 su tutti).

Al di là delle dichiarazioni bellicose fatte al congresso o ai media, sarebbe ora di muoversi un po’ perché i diritti dei lavoratori non aspettano le loro indecisioni.

Noi abbiamo deciso di provarci nel nostro piccolo. Ma a differenza di altre volte in cui proviamo come RSU a “partire per primi” sperando che qualcosa accada, stavolta proviamo a lanciare una proposta diversa.

Come RSU, chiediamo, con questo comunicato l’adesione ad una tre giorni di protesta per far capire ai vertici che non tutti ci stanno a subire in silenzio. E per questo proclamiamo 2 ore di sciopero da gestirsi fabbrica per fabbrica tra martedì 20 e giovedì 22 maggio.

Treviglio, 13 maggio 2014                  

RSU FIOM SAME

APPELLO OPERAIO DI SOLIDARIETA’ AI MOVIMENTI PER LA CASA

Il 19 maggio è stato arrestato (durante una conferenza stampa!) PAOLO DI VETTA storico esponente dei movimenti romani per il diritto alla casa. Questo accanimento persecutorio, si accompagna all’infame articolo 5 del varato decreto Lupi, che prevede la “morte civile” di chi occupa per necessità uno stabile, impossibilitato, da oggi, a richiedere l’allacciamento delle utenze e la residenza: un odioso provvedimento mirato contro migliaia di famiglie in stato di necessità, una assurda legge contro i poveri, che sintetizza bene le logiche che ispirano questo Governo.

Come delegati sindacali, ben misuriamo ogni giorno l’aggravarsi del dramma casa: gli affitti più cari d’Europa, mutui insostenibili, assenza di ogni politica residenziale pubblica. Tutto ciò pesa in maniera insostenibile sulle vite e i redditi di tutti noi, precari e non.

Esprimiamo solidarietà a Paolo e a tutti gli altri perseguiti e ci impegniamo affinché in ogni piattaforma o vertenza territoriale, il diritto alla casa torni ad essere terreno di mobilitazione per il movimento sindacale.

Per aderire: g.iozzoli@libero.it

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