La mobilitazione, la partecipazione, il protagonismo delle masse popolari sono il fattore decisivo per far fronte almeno in qualche misura, da subito, agli effetti più gravi della crisi e soprattutto per avanzare verso l’obiettivo di salvaguardare e ricostruire il nostro paese.

Tale mobilitazione esiste di suo, è inevitabile che esista: concretamente e in mille forme le masse popolari si attivano spontaneamente per fare fronte agli effetti della crisi. Che tale mobilitazione sia efficace (sia qualitativamente e quantitativamente adeguata) è questione che devono porsi tutti quelli che riflettono su come farla finita con questo sistema che alimenta sfruttamento, precarietà, devastazione ambientale, guerra fra poveri e guerra fra Stati.

Chi pensa che sia sufficiente una grande e dispiegata mobilitazione popolare per invertire il corso delle cose sbaglia, esattamente in modo speculare a come sbagliano coloro che non riconoscono nelle mobilitazioni che già oggi esistono le qualità positive e le potenzialità di sviluppo che portano con sé, l’esempio che offrono, l’entusiasmo che seminano, la spinta all’emulazione che alimentano.

http://www.carc.it/images/stories/immagini/LC1_1974_09_19_0001-1.jpgPresentiamo l’intervista, pubblicata su Resistenza di Maggio, ad un dirigente della lotta operaia nella bergamasca di inizio anni ’70. Non è’ un esempio per ricordare i bei tempi che furono, perché non abbiamo nostalgie del passato, ma che spiega cosa significa costruire nuove autorità popolari, a partire da quella storia che nel nostro paese la classe operaia e le masse popolari hanno già scritto e possono scrivere ancora, devono scriverla.

Incontro-dibattito

Presso il circolo ARCI Sputnik 525

A Bergamo/grumello al piano, via Gorizia 17

28 Maggio 2014

alle ore 20.30

 

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