DALLA LOTTA LE NUOVE AUTORITA’ POPOLARI

La lotta interna ai vertici della Repubblica pontificia su come salvarsi la faccia proseguendo la guerra verso le masse popolari per imporre l’eliminazione delle conquiste di civiltà e benessere e dei diritti, la privatizzazione delle imprese e dei servizi pubblici, la sottomissione delle istituzioni politiche al capitale finanziario si fa sempre più acuta e trasforma tutto in propaganda elettorale. La sostanza è che la ripresa economica è pura propaganda e occasione per accentuare l’attacco repressivo nei confronti delle lotte popolari sui vari terreni, nella speranza di dividere i vari settori sociali colpiti, uniti dalla crisi del sistema capitalista.

Sul piano economico-sociale il programma del governo non si discosta dagli indirizzi della comunità internazionale dei banchieri, degli speculatori, della confindustria, del Vaticano già visti in precedenza; il Job-act sistematizza il precariato senza creare occupazione ma contrapponendo giovani e anziani alla ricerca dello sfruttamento sempre più elevato sui posti di lavoro; milioni di operai in CIG, mobilità, i precari, i disoccupati, dall’Electrolux alla Indesit, dalla Piaggio alla Galbani, alla Merloni vivono sulla propria pelle la riduzione del costo del lavoro e dei diritti per rilanciare la crescita dei profitti a vantaggio del capitale finanziario e dei grandi capitalisti. Le riforme reazionarie delle istituzioni e della Costituzione e la futura legge elettorale allontanano ancora di più le masse popolari perfino dal teatrino della politica: eliminare chi disturba il manovratore, imposto dai vertici della Repubblica Pontificia. Il Piano Casa è la risposta repressiva del governo a chi lotta per il diritto all’abitazione. In campo sindacale il Testo Unico sulla rappresentanza siglato tra i sindacati apertamente complici (CISL e UIL) e quello camuffato (CGIL) a Gennaio estende a tutti l’accordo separato di Marchionne a Pomigliano: diritti sindacali solo alle organizzazioni firmatarie, estensione delle deroghe ai contratti nazionali, esigibilità (che useranno i padroni) degli accordi anche verso chi non è d’accordo e sanzioni per le organizzazioni sindacali e i delegati combattivi. Una commissione arbitrale a prevalenza padronale. Abbiamo visto il ruolo di questo accordo nell’andamento del congresso farsa della CGIL: repressione del dissenso. Ma non è il costo del lavoro che induce i capitalisti a chiudere, ridimensionare o delocalizzare le aziende: è la crisi generale del capitalismo, che è internazionale e unisce i lavoratori a tale livello nei propri interessi di classe.

Accettare sacrifici non è la soluzione e allunga solo l’agonia, in un momento in cui invece per le conoscenze tecnologiche e organizzative raggiunte e le scoperte scientifiche ci sono oggi tutte le condizioni per dare un lavoro utile e dignitoso a tutti e garantire salari e servizi dignitosi ad ognuno.

Che cosa possono e devono fare gli operai?

La borghesia e i suoi governi, che ci hanno portati in questa crisi dirigendo il paese, non hanno alcuna possibilità di risolverla. Solo le masse popolari organizzate e la classe operaia sono in grado di cambiare questo corso delle cose.

Pur importanti non bastano le proteste e le rivendicazioni sindacali perché

il problema che abbiamo di fronte è politico

Va risolto con la mobilitazione degli operai formando in ogni azienda organismi operai (OO) che si occupino fino in fondo della salvaguardia delle fabbriche e dei posti di lavoro prevenendo le manovre padronali per ridurle o chiuderle. Ma oltre che occuparsi della propria fabbrica devono contemporaneamente stabilire collegamenti con gli operai organizzati delle altre aziende e proiettare la loro azione sulle masse popolari del territorio per mobilitarle e organizzarle a formare organizzazioni popolari che si mobilitano sui mille problemi che vivono, per imporre alle autorità borghesi le soluzione operaie alla crisi o per cacciarle. Per cambiare il corso delle cose bisogna che il governo del paese sia in mano a chi vuole cambiarlo. Bisogna che chi ha interesse a cambiarlo e vuole cambiarlo, si organizzi per imporre un proprio governo popolare d’emergenza che aprirà anche la strada verso la società socialista, unica condizione per ampliare e rendere definitive le conquiste!

“Occupare le fabbriche” e “uscire dalle fabbriche” per mobilitare le masse popolari!

Trasformare la ribellione e la protesta in autorità delle masse popolari fino alla costituzione del loro governo d’emergenza!

 

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