La crisi ucraina è scoppiata nel novembre dell’anno scorso, quando il governo Yanukovich all’ultimo momento rifiutò di firmare un accordo di associazione all’UE che avrebbe comportato anche un’accresciuta ingerenza della NATO in Ucraina. In sostanza l’ordinamento dell’UE avrebbe favorito una maggiore ingerenza dei gruppi imperialisti americani e sionisti in Ucraina, mentre l’accordo avrebbe influito poco sul dominio finanziario ed economico dei gruppi imperialisti europei già dilagante nel paese. Da qui la reazione decisa dei gruppi imperialisti americani e sionisti per abbattere il governo Yanukovich. Essi in Ucraina già disponevano di agenti, relazioni e gruppi operativi e avevano un’influenza determinante su gruppi paramilitari e sulle forze armate ucraine. Li misero in moto perché facessero leva sul malcontento delle masse popolari ucraine e in poco tempo raggiunsero il loro obiettivo immediato. In realtà avevano però innescato una guerra civile perché, se anche l’UE incassava, il governo russo invece mal sopportava il pieno dispiegamento delle forze NATO in Ucraina, che avrebbe rafforzato la già forte ingerenza americana e israeliana nei contrasti interni alla Russia. Mal sopportava e aveva i mezzi per opporsi facendo a sua volta leva sul malcontento delle stesse masse popolari ucraine. Da qui il prolungamento della crisi ucraina su cui l’accordo di giovedì 17 aprile a Ginevra tra i governi americano e russo, l’Unione Europea e il governo provvisorio di Kiev non avrà alcun effetto.

Questo è uno di quei casi in cui è possibile comprendere gli avvenimenti particolari di un paese solo alla luce dei contrasti del contesto internazionale, perché gli effettivi contrasti interni sono ancora troppo poco sviluppati e non hanno dato luogo alla formazione di forze politiche che agiscono da protagoniste usando ognuna ai suoi fini le influenze e gli apporti dall’estero. Nel contrasto tra cause interne e cause esterne del movimento politico del paese, in questa fase principali sono le seconde. Quindi per comprendere gli avvenimenti ucraini bisogna aver presente le contraddizioni che oggi muovono la politica internazionale perché è da esse che nasce la crisi ucraina. La guerra civile che minaccia di scoppiare in Ucraina sarà certamente combattuta dalle masse popolari ucraine, ma specialmente nella prima fase esse svolgeranno il ruolo di massa di manovra per i gruppi imperialisti che si contendono il dominio sul paese. Nonostante le apparenze, la crisi ucraina è nata dalla lotta condotta dalla borghesia imperialista americana per estendere il suo controllo sull’Europa Orientale tramite la NATO e per accerchiare e sovvertire la Federazione russa e dalla lotta condotta dalla borghesia europea (principalmente franco-tedesca) per annettere l’Europa Orientale al proprio impero economico e finanziario. La Federazione russa è certamente in campo, ma come attore costretto a scendere in campo, non come protagonista: per la fase che la Russia sta vivendo, il suo governo è ammesso al G8 quando fa comodo ed è cacciato quando disturba. Nonostante le grandi riserve di materie prime di cui dispone (ma altri paesi sono potenzialmente nelle sue stesse condizioni) e il residuo arsenale militare dell’Unione Sovietica, la Russia è oggi un attore complementare nel sistema di relazioni internazionali che è dominato dalla comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti.

In questa combinazione le masse popolari ucraine svolgono il ruolo di massa di manovra perché sono prive di una loro direzione che solo la rinascita del movimento comunista può ristabilire. Il malcontento delle masse popolari per le condizioni in cui le ha precipitate il crollo dei primi paesi socialisti non ha ancora dato vita a una forza politica autonoma. I due gruppi della comunità imperialista in guerra fredda tra loro fanno scendere in piazza le masse popolari ognuna ai suoi fini ma in qualche modo le mettono in moto e le costringono ad imparare. Nell’immediato l’intervento russo intralcia il progetto americano impedendo l’estensione della NATO in Ucraina e quindi obiettivamente favorisce il progetto dei gruppi imperialisti franco-tedeschi di fare dell’Ucraina una loro terra di conquista economica e finanziaria.

Lo svolgimento degli avvenimenti è complicato dal fatto che l’ostilità tra i gruppi imperialisti USA da un lato e i gruppi imperialisti europei ufficialmente non esiste. Ognuno dei due contendenti cerca di non portarla alla luce del sole, in particolare i gruppi imperialisti europei che devono rafforzarsi ancora molto sul terreno economico e finanziario per poter far fronte allo strapotere politico e militare che i gruppi imperialisti americani ereditano dalla storia. Ufficialmente la comunità internazionale è unita per contrastare l’influenza russa e salvaguardare l’indipendenza dell’Ucraina che ambedue i contendenti vogliono soffocare ma ognuno a suo vantaggio e a suo modo.

Da questo quadro noi comunisti dobbiamo trarre alcune conclusioni utili ai fini della nostra lotta.

1. La borghesia imperialista porta inevitabilmente verso la guerra. A ogni gruppo imperialista la crisi generale del capitalismo si presenta come difficoltà o impossibilità di valorizzare il suo capitale e uno degli ostacoli è costituito dagli altri gruppi imperialisti (“siamo in guerra”, disse candidamente Marchionne). Quindi la borghesia imperialista finché ha mano libera moltiplica i teatri di guerra contro i paesi retti da Stati che non si sottomettono alla volontà della comunità internazionale, in particolare cerca di frammentare i grandi paesi (questa politica oggi è diretta in particolare contro la Cina e la Russia) e creare tanti piccoli Stati incapaci di vita autonoma. Ma nello stesso tempo si acuiscono i contrasti nel seno stesso della comunità internazionale.

2. A questo corso delle cose è possibile opporsi solo sviluppando la rivoluzione socialista in particolare nei paesi imperialisti e quindi con la rinascita del movimento comunista. I contrasti tra i gruppi imperialisti aprono ampie possibilità di manovra per noi comunisti, a patto che ci opponiamo con forza alla tendenza di mettersi al seguito, o peggio ancora di tifare passivamente per la Russia o per la Cina. Il piano d’azione perseguito dalla carovana del (n)PCI (mobilitare e organizzare le masse popolari del nostro paese perché costituiscano un loro governo d’emergenza) tiene conto di entrambe queste condizioni.

L’autonomia ideologica e politica dei comunisti è la condizione principale e basilare per non essere travolti nel corso disastrose delle cose imposto dalla borghesia imperialista. Chi si mette a tifare per gli USA, per l’UE o per la Russia, diventa zimbello della borghesia imperialista. Chi avanza nella rivoluzione socialista, concretamente nella lotta per costituire il Governo di Blocco Popolare, mobilita le masse popolari contro le atroci sofferenze che la borghesia imperialista impone all’umanità, nei paesi imperialisti e nei paesi oppressi.

carc

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*