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Al centro di questa lunga intervista al compagno Ulisse, Segretario Generale del Comitato Centrale del (n)PCI, c’è la costruzione del Comitato di Salvezza Nazionale, la combinazione di movimenti (dal basso e dall’alto) per la sua costruzione, la sua natura e il suo ruolo a livello locale e a livello nazionale, l’intervento che noi comunisti dobbiamo condurre per la sua costruzione, stante le condizioni oggettive della crisi politica.
Con un percorso che combina lo studio della teoria e la sperimentazione per tradurla nelle condizioni concrete, siamo arrivati al punto che non ci basta più “conoscere e ripetere” le formule della teoria generale, dobbiamo avanzare con esperienze tipo. E’ quello che stiamo facendo intervenendo, in alcuni casi “dall’interno” e in altri “dall’esterno”, nei centri autorevoli della mobilitazione delle masse popolari. Si è aperto un ambito di intervento ampio e fecondo e si è aperta una fase in cui tocchiamo con mano il significato di quel “dipende da noi” che andiamo affermando da tempo e, anche, i nostri limiti attuali di concezione, orientamento, di capacità di intervenire nelle situazioni concrete con una visione e una chiarezza di obiettivi che sono invece determinanti.

A mo’ di introduzione, ti giriamo una domanda o meglio un’obiezione che alcuni compagni fanno “da sinistra” alla linea del Governo di Blocco Popolare: ma che governo di emergenza popolare, noi comunisti siamo per il socialismo…
In Italia come negli altri paesi imperialisti si è abituati a chiacchierare di rivoluzione, senza che mai succeda niente. Togliatti e gli altri caporioni del revisionismo moderno ci hanno abituati così. Il socialismo stava sempre per venire ma non veniva mai. Molti davanti alle nostre parole d’ordine e alla nostra linea, hanno lo stesso atteggiamento. Serve a mettere l’anima in pace e ad “avere una linea”. Come quelli che di fronte agli avvenimenti dell’Ucraina o del Venezuela, quello che gli interessa è per chi stare, chi sostenere, come se il nostro sostegno all’una o all’altra parte avesse un peso su quello che avviene in Ucraina o in Venezuela. Preziosi i cortei, le assemblee, le conferenze e le discussioni a proposito degli avvenimenti in Venezuela e in Ucraina, ma devono servire a trarre insegnamenti sul corso delle cose e su cosa noi dobbiamo fare.
Molta incomprensione viene da questo atteggiamento. Perché Governo di Blocco Popolare e non socialismo… come se fosse possibile fare del socialismo un obiettivo immediato, finché il Partito comunista non ha una solida egemonia sulla classe operaia e il socialismo non è visto da larga parte degli operai e del resto delle masse popolari come soluzione ai loro problemi. Quelli che fanno quella domanda, non sanno cos’è il socialismo oltre che essere una bella parola.
Nella lotta politica bisogna partire da dove realmente si è, sapere dove si vuole arrivare e concentrarsi sul primo passo da fare in quella direzione. Il primo passo è creare le condizioni per costituire il Governo di Blocco Popolare. Le organizzazioni operaie e popolari sono cose fattibili, moltiplicare il loro numero anche, fare in modo che si coordinino tra loro non è facile ma si tratta di dare concretezza al sentimento che bisogna unificare le lotte, che l’unità fa la forza. Portare le organizzazioni operaie e popolari a capire che solo instaurando un loro governo d’emergenza riescono a risolvere i loro problemi, ognuna il suo problema su cui è nata e vive, ad avviare a soluzione i loro problemi, che non c’è niente da sperare dalle istituzioni della Repubblica Pontificia, della UE, della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti (che sono la fonte dei mali e non possono che peggiorarli) è già meno facile, ma Beppe Grillo e il M5S in qualche misura ci sono arrivati e su questo hanno raccolto 8 milioni di voti. Il Coordinamento 9 Dicembre ha detto cose analoghe. Insomma è nell’aria e l’esperienza pratica spinge nella direzione che noi indichiamo. Tra votare e menare le mani, prendere in mano le cose, aver fiducia in se stessi, c’è ancora molta strada da fare… ma anche i lupi quando sono affamati escono dalla tana. E la situazione peggiora. Noi indichiamo la strada, raccogliamo forze e facciamo propaganda.
Il Governo di Blocco Popolare che noi indichiamo, è un governo che governa, che fa progetti, leggi e ne impone l’esecuzione, si dà la forza per farlo. Guardate l’Ucraina: c’era un governo e ora ce n’è un altro. Fatto da fascisti e da uomini della NATO e degli USA. Vero, ma vedete come un governo prende il posto di un altro, senza avere fatto una rivoluzione. Il Governo di Blocco Popolare prenderà il posto del governo dei vertici della Repubblica Pontificia in modo analogo, solo che invece di essere fatto da uomini di fiducia degli imperialisti USA e sionisti, sarà fatto dalle organizzazioni operaie e popolari e composto da uomini di loro fiducia. Più difficile, certo. Ma non impossibile. Basta che in Italia si formi un movimento di organizzazioni operaie e popolari abbastanza forte da imporsi, da rendere impossibile la vita a ogni altro governo, per farlo ingoiare. Succederà quello che succedeva negli anni 1919 e 1920 ma con un altro sbocco. Allora il governo centrale non sapeva che pesci pigliare, non osava contrapporsi frontalmente, la Corte Sabauda non osava rischiare e la Corte Pontificia era ai margini. Le forze armate non erano sicure, erano divise. Ma le Camere del Lavoro anche erano indecise, avevano autorità, ma erano contrarie ad assumere il potere, il PSI era contro, la CGIL anche. Allora le classi dominanti ricorsero ai fascisti, contando di disfarsene una volta regolato il problema. Poi le cose andarono come sapete. Ora ingoieranno il Governo di Blocco Popolare contando di guadagnare tempo, contando che fallirà, contando che organizzazioni operaie e popolari litigheranno tra loro, che potranno presentare un salvatore della patria di turno, un nuovo Berlusconi o un nuovo Renzi. Sta a noi arrivarci in condizioni tali che le organizzazioni operaie e popolari invece che litigare si uniscano più fortemente e si battano, che gli uomini che esse avranno messo nel governo migliorino o siano sostituiti con persone più determinate e affidabili. Insomma sarà una guerra, un po’ fredda e un po’ calda e che diventerà tanto più calda quanto meno saremo uniti e forti.
Il (n)PCI ha spiegato più volte perché e come un governo di emergenza popolare può far fronte a offensive, aggressioni e sabotaggi. Quello che diciamo è sensato, realistico. Alla prova dei fatti … faremo la prova dei fatti. I governi di Fronte Popolare sono finiti male in Francia in un modo, in Spagna in un altro, in Cile con Allende in un altro modo ancora. I governi della Resistenza in Italia (il governo Parri) e in Francia sono finiti male. I CNL alla fine della Resistenza avevano un’autorità fortissima, comandavano, ma non volevano andare oltre, il PCI era contrario. Pensate a un livello più basso ai Consigli di Fabbrica degli anni ’70. Ma in nessuno di questi casi c’era un Partito comunista che si era preparato per passare dal governo di Fronte Popolare o dal governo della Resistenza al socialismo, a un governo fondato direttamente sulle organizzazioni operaie e popolari, senza la struttura dello Stato che ereditavano, salvo quella parte che gli conveniva tenere perché collaborava ed era ben sotto controllo. Cioè non solo un nuovo governo, ma un nuovo Stato, una nuova amministrazione pubblica centrale e periferica, nuove Forze Armate e nuova polizia, popolari, che collaboravano con le organizzazioni operaie e popolari e con il Partito comunista e facevano fronte a quanti si ostinano (e ce ne saranno) a creare problemi per impedire le trasformazioni necessarie e al nuovo Stato di funzionare.
Impossibile tutto questo? No, è quello che avviene in ogni rivoluzione. Regoleremo i conti con i nemici, uno a uno, man mano che si ribelleranno, prevenendo la ribellione, ma facendo lavorare per le organizzazioni operaie e popolari tutti quelli che sono disposti a collaborare, sotto stretto controllo ma anche con fiducia, finché sono disposti a collaborare. Con quelli che fanno danno, andremo per le spicce. Quindi realistico: chi ritiene che non sia realistico, che sia impossibile, che smetta di parlare di rivoluzione e di socialismo. Noi siamo certi che raccoglieremo la gran parte della popolazione attiva sotto le bandiere di chi non si rassegna a servire alle condizioni che la borghesia e il clero vogliono, perché loro alla crisi del capitalismo possono solo opporre maggiori sacrifici per le masse popolari, fino alla devastazione del paese, al saccheggio e alla guerra.

E il Comitato di Salvezza Nazionale in tutto questo?
Ci arrivo. Prima mi premeva chiarire cos’è il Governo di Blocco Popolare, che è un governo vero e non una boutade né il socialismo e che cosa c’è tra il Governo di Blocco Popolare e il socialismo.
Veniamo ora al Comitato di Salvezza Nazionale. Ritorniamo indietro, all’inizio del cammino che ho delineato. Oggi si tratta di moltiplicare le organizzazioni operaie e popolari e dare loro fiducia in se stesse. Bene, noi ne promuoviamo la formazione, il rafforzamento e il coordinamento territoriale e tematico. Ma in Italia ereditiamo una massa di sindacalisti di sinistra influenti, di sindaci democratici, di personaggi della società civile e della politica, di intellettuali e tecnici che godono di stima e fiducia, hanno seguito tra le masse popolari, che sono preoccupati del corso delle cose, che cercano soluzioni. Che formino loro il Governo di Blocco Popolare, dirà qualcuno. Sarebbe una burla, una messa in scena, una commedia. Chi dell’amministrazione statale obbedirebbe loro? Chi delle forze armate obbedirebbe ai loro ordini, chi cederebbe loro il passo? Forse le organizzazioni operaie e popolari hanno già ridotto alla disperazione i vertici della Repubblica Pontificia? Forse Bergoglio o le Forze Armate sono pronte a mettersi nelle loro mani perché al momento non vedono altra soluzione per calmare le masse? Niente ancora di tutto questo. Quindi impossibile, assurdo fare il Governo di Blocco Popolare anche se alcuni personaggi fossero disposti e riuscissero a mettersi d’accordo tra loro. Cosa già questa difficile: basta vedere la Lista Tsipras, che è solo una lista. Ma che alcuni di questi, quanti più sono tanto meglio è, si mettano a incitare e incoraggiare lavoratori ed elementi delle masse popolare a organizzarsi, a creare organizzazioni operaie e popolari, si mettano al servizio delle RSU più avanzate, degli organismi popolari avanzati, di quelli decise a cercare e trovare soluzioni, ad alimentare l’indignazione per il presente e infondere coraggio e fiducia in se stessi, è del tutto immaginabile e sarebbe un passo efficace. Moltiplicherebbe il numero delle organizzazioni operaie e popolari. Di quanto? Impossibile dirlo a priori, ma non siamo dei burocrati, dei contabili gretti. Quanto più cresceranno di numero, di iniziativa e di forza, tanto maggiore sarà lo slancio a crescere. Ecco, le persone autorevoli che si mettono a incitare le masse popolari a organizzarsi, quelli che si mettono al servizio delle organizzazioni operaie e popolari che già ci sono e di quelle che si formano, questi sono di fatto il Comitato di Salvezza Nazionale, di livello nazionale o locale a secondo del raggio della loro influenza, del loro prestigio. Invece di mettersi a fare liste elettorali comunali, europee o politiche oppure oltre a fare liste elettorali comunali, europee o politiche, questo devono fare e organizzarsi per avere più voce, più influenza, un effetto maggiore.

Per capirci meglio, e tenendo presenti le evoluzioni e le dinamiche nel campo delle masse popolari, le dinamiche attraverso cui si formano e si consolidano centri autorevoli di mobilitazione, il ruolo che stanno assumendo alcune organizzazioni operaie e popolari o interi movimenti, chi sono oggi quelli che possono costituire da subito il CSN?
Come ho detto prima, tutti quelli che oggi hanno autorità, prestigio, seguito, influenza tra le masse popolari: dirigenti della sinistra dei sindacati di regime e sindacati alternativi e di base, esponenti democratici della società civile e delle amministrazioni locali, esponenti della sinistra borghese non accecati dal loro anticomunismo (quelli che noi del (n)PCI indichiamo con l’espressione “i tre serbatoi della seconda gamba”). Questi personaggi e gli organismi costituiti da loro, quindi come singoli o come organismi. Pensate al M5S di Beppe Grillo, al NO TAV, ad Abitare nella Crisi con Di Vetta e Fagiano, al Coordinamento 9 Dicembre (C9D), alla Rete 28 Aprile con Cremaschi, ai promotori di “il sindacato è un’altra cosa” nel XVII Congresso CGIL, ai dirigenti FIOM, USB, Confederazione Cobas, CUB e altri sindacati, ai promotori e candidati della Lista Tsipras. Ovviamente nella realtà tra questi che ho indicato e le organizzazioni popolari e perfino le organizzazioni operaie (RSU e affini) vere e proprie non c’è una muraglia cinese. Alcuni RSU e anche RSA potrebbero benissimo diventare CSN o far parte di CSN. Concettualmente sono cose ben distinte, fanno capo a classi, a correnti politiche e a relazioni sociali ben diverse, sono cose che per capire la realtà e muoversi efficacemente bisogna concettualmente tenere distinte. Ma nella realtà in molti casi sono mischiate, come in un sasso ci sono minerali diversi. Bisogna essere dialettici anche in questo campo. Ogni vostro lettore probabilmente ne conosce di persone simili: proprio perché avere autorità, prestigio, seguito, influenza tra le masse popolari significa essere conosciuti da molte persone che tu non conosci, ma loro ti conoscono e ti ascoltano, ti ascoltano con attenzione e stima.

Qual è il principale limite di orientamento che li blocca in questo percorso?
Il limite principale è di sperare, credere (o fingere anche a se stessi di credere) che la salvezza possa venire dalle istituzioni della Repubblica Pontificia, dalle istituzioni dell’UE o della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti. Che si tratti di illuminare con buone idee e progetti gli esponenti di quelle istituzioni, che si tratti di influenzarle entrando a farne parte. Oppure sperare che la salvezza possa arrivare dal Papa, dalla Russia, dalla Cina o da altro del genere, da Dio. Oppure essere convinti che non ci sia rimedio e che l’unica cosa fattibile sia costruire nicchie per sé, per i propri cari, per “gli eletti che capiscono”. Oppure ancora che non si possa che guadagnare tempo, sistemarsi personalmente meglio possibile, fare “opere di bene” e beneficenza (quelli che “si occupano” di carceri, di psichiatria, ecc. e basta), mettersi la coscienza in pace e poi… sarà quello che sarà. Il limite principale è non essere convinti che sono gli uomini che fanno la loro storia, che le masse popolari organizzate e solo loro possono farla finita con la società borghese, che per farlo le masse popolari hanno bisogno di organizzazione e di promotori di organizzazione perché le relazioni in cui sono inserite rendono difficile se non impossibile alle masse popolari accedere alle conoscenze necessarie e raggiungere la necessaria comprensione della realtà e in più il clero e la borghesia hanno montato e alimentano con grandi mezzi e su grande scala, sistematicamente e capillarmente, macchine di distrazione di massa, di confusione e di intossicazione. Il limite principale è anche essere moralmente corrotti: nel senso di pensare solo a sé e ai propri familiari e amici, di godersi i privilegi culturali e i buoni redditi che hanno.

E il principale limite nostro, dei comunisti?
I comunisti, quelli che si dicono comunisti e vogliono esserlo, partecipano dei limiti delle masse popolari, subiscono l’influenza ideologica del clero e della borghesia che dicono che il comunismo è impossibile e denigrano quello che è stato, sono in generale ancora storditi e sfiduciati per il declino che il movimento comunista ha subito, non hanno capito perché è successo, quindi non hanno superato loro stessi i limiti che nel secolo scorso hanno impedito ai comunisti dei paesi imperialisti di instaurare il socialismo. Limiti che non erano evidenti finché l’Unione Sovietica, l’Internazionale Comunista, la Cina Popolare tiravano e spingevano in avanti, ma che hanno portato al rallentamento e poi alla disgregazione e dissoluzione i partiti comunisti dei paesi imperialisti quando quei motori hanno incominciato a perdere colpi e poi sono venuti meno. Cosa devono fare i comunisti, quelli che vogliono diventare comunisti? Devono rieducarsi, trasformarsi intellettualmente e moralmente, imparare ed essere capaci di trasformare la resistenza che le masse popolari oppongono alla borghesia e al clero, alla crisi generale del capitalismo, in movimento rivoluzionario che instauri il socialismo. Chi agisce a buon senso, come crede meglio per quello che capisce e sa, combina poco o niente: la realtà gli appare un caos (come dice la borghesia) o un ciclo di cose che si ripete (come dicono i preti: la natura umana, le leggi di natura, le leggi divine, la fede e la carità, ecc.). Per diventare comunisti, bisogna acquisire una scienza che è la concezione comunista del mondo, cambiare quindi testa, mentalità e condotta. È una rieducazione che richiede studio, pratica di organizzazione e pratica di lavoro di massa. Oggi il (n)PCI è ancora principalmente una scuola per formare comunisti. Non si è ancora abbastanza consolidato e rafforzato al punto da essere principalmente già direzione delle masse popolari organizzate e degli esponenti della seconda gamba, insomma delle masse popolari per fare la rivoluzione socialista, condurre la guerra popolare rivoluzionaria contro la borghesia e il clero per farla finita con la Repubblica Pontificia e instaurare il socialismo. Chi vuole diventare comunista, deve iscriversi a questa scuola, partecipare a questa scuola. Anche noi impariamo, tutti i membri e gli organismi di Partito, i Comitati di Partito, imparano studiando, facendo pratica di organizzazione e facendo pratica di lavoro di massa. Chi non frequenta questa scuola, fa la sinistra di quello che c’è, accetta che l’attività possibile è quella che già c’è: si tratta solo di essere un po’ più a sinistra degli altri. Nel migliore dei casi si ispirano a quello che facevano i comunisti dei paesi imperialisti nel passato. Pensano: loro facevano così ed erano tanti e forti, basta fare anche noi come loro. Guardate i seguaci di Marco Rizzo che si sono staccati dal PRC (e si sono perfino dati il nome di partito comunista, il ché farà un po’ di confusione, ma principalmente è una buona cosa se sappiamo approfittarne, è propaganda che il comunismo è una buona cosa). Ma c’è un errore di dialettica in questo atteggiamento: non tengono conto del contesto (il movimento comunista internazionale, l’Unione Sovietica, l’Internazionale Comunista, la Cina Popolare, i paesi coloniali in rivolta, ecc.) né della storia: i partiti comunisti si erano formati per impulso esterno ai paesi imperialisti (leggete in proposito quello che dice Gramsci nel suo articolo pubblicato in Avviso ai Naviganti 38 del 14 febbraio scorso) e sono sfioriti quando questo impulso è venuto meno, benché facessero quello che facevano e nelle loro file ci fossero tanti sinceri e anche eroici comunisti (oltre a farabutti come Napolitano, D’Alema e tanti altri e furbetti come Pietro Ingrao, Emanuele Maccaluso e altri).

Dicevi che il compito del CSN è promuovere l’organizzazione popolare: ma alcune delle persone autorevoli tra le masse popolari in qualche modo già lo fanno…
Alcune delle persone autorevoli in effetti qualcosa del genere già lo fanno, ma con un limite che devono superare, per diventare CSN. Attualmente spingono a organizzarsi su obiettivi circoscritti (per rivendicare e protestare, per fare manifestazioni, o per riappropriarsi di case, territorio e altro, per costituire nicchie). Diventare CSN vuol dire indicare anche che bisogna mobilitarsi e organizzarsi per costituire un nuovo governo del paese, un governo di rottura rispetto ai governi della Repubblica Pontificia del passato e del presente. Perché solo con un loro governo d’emergenza ognuna delle organizzazioni operaie e popolari realizzerà anche l’obiettivo particolare che le sta a cuore.
Come vedete, tra il Comitato di Salvezza Nazionale e il Governo di Blocco Popolare non c’è un legame diretto. Chiunque ha seguito e prestigio, influenza e autorità, può mettersi a fare da solo o con altri il Comitato di Salvezza Nazionale, di livello locale o nazionale. Da qui verranno organizzazioni operaie e popolari in maggior numero, con più fiducia e forza, che obbligheranno le amministrazioni locali a fare quello che abbiamo detto devono fare le amministrazioni locali di emergenza. Anche un’istituzione come la Regione Sarda che è in rivolta contro il governo centrale ma non osa disobbedire, infrangere patti e leggi, come l’Amministrazione Comunale di Olbia che ha persino i soldi in cassa e non fa le opere post-alluvione perché non ha il permesso del governo di Roma, o l’Amministrazione Comunale di Roma o di Napoli che non osano disobbedire come se il governo centrale potesse reprimerle, commissariare. Che lo faccia! Con alle spalle le organizzazioni operaie e popolari, che li appoggiano o li prendono a calci in culo a secondo dei bisogni, vedrete quanti sindaci e altre autorità locali diventano amministrazioni locali d’emergenza!

Legame fra la costruzione del CSN a livello nazionale e di CSN a livello locale: la costruzione dell’uno favorisce e rafforza la costruzione dell’altro, l’aspetto dirigente di questo processo è sempre e comunque la mobilitazione delle organizzazione operaie e popolari. Puoi spiegare questo legame, anche con esempi pratici?
No, perché non ce ne sono. Forse ci sono già CSN? Ne conoscete? Perché i personaggi e organismi autorevoli si mettano a fomentare la costituzione di organizzazioni operaie e popolari, non occorrono organizzazioni operaie e popolari che li spingano a farlo. Anche se in pratica quelle che già esistono effettivamente li spingono, in positivo perché chiedono azione, indicazioni e sostegno e in negativo perché li abbandonano o sbeffeggiano per i fallimenti delle iniziative inconcludenti (elettorali, sindacali, rivendicative, di beneficenza, di opere di nicchia, ecc.) a cui quei personaggi si dedicano.
Certo, è ovvio che se personaggi autorevoli a livello nazionale, personaggi che hanno un raggio nazionale di ascolto e influenza (pensate a Beppe Grillo, ma ce ne sono vari altri) costituissero un CSN o almeno si mettessero ad agire sistematicamente e intenzionalmente da CSN, essi avrebbero effetti a livello dell’intero paese, nascerebbero anche CSN locali. D’altra parte se nascessero anche solo alcuni CSN locali, questo certamente spingerebbe anche i personaggi di livello nazionale a muoversi o i CSN locali stessi diventerebbero nazionali (pensate all’influenza nazionale che i NO TAV hanno acquistato).
Ma ci tengo a precisare una cosa in proposito. I CSN favoriscono e accelerano la costituzione di organizzazioni operaie e popolari, ma non sono la condizione necessaria e indispensabile perché esse si formino. Se noi comunisti non riusciremo (con la propaganda e le operazioni organizzative) a portare i personaggi della seconda gamba a costituire CSN o non ci arriveranno da soli a capire che questo devono fare (teniamo presente che anche questi personaggi cercano soluzioni alla situazione, a loro modo pensano, sono colti, hanno mezzi e tempo), le organizzazioni operaie e popolari si formeranno più lentamente ma si formeranno: 1. per effetto dell’esperienza pratica di resistenza spontanea (cioè fatta con la testa e secondo i principi morali e le relazioni con cui si ritrovano) alla crisi generale del capitalismo e alle manovre e misure della borghesia e del clero e 2. per l’azione che il Partito comunista fa verso le masse popolari direttamente e tramite le organizzazioni pubbliche che più o meno fedelmente seguono le sue indicazioni, come voi del P.CARC che svolgete un lavoro molto importante in questo senso, un lavoro di cui il Partito è ben cosciente e riconoscente.

CSN, Amministrazioni locali d’emergenza e Governo di Blocco Popolare: la costruzione del CSN è o no il fulcro di questo processo?
Il CSN non è il fulcro del processo di costituzione del Governo di Blocco Popolare. Con questa domanda confermate la concezione che nella precedente era solo adombrata: che i CSN sarebbero un anello indispensabile e addirittura decisivo del processo che porta alla costituzione del Governo di Blocco Popolare. In sintesi, vuol dire pensare che o noi comunisti riusciamo a convincere i dirigenti della sinistra dei sindacati di regime e sindacati alternativi e di base, i sinceri democratici della società civile e delle amministrazioni locali, gli esponenti della sinistra borghese non accecati dal loro anticomunismo a fare i CSN o la rivoluzione socialista non avanza, tutto si ferma. Chi nella sua pratica è guidato da questa concezione, getta tempo ed energia a convertire gli esponenti dei tre serbatoi: più avanti spiego perché dico getta e non dico impiega, getta nel senso di spreca, perché il tentativo non gli riesce.
Secondo noi del (n)PCI (e per dirlo ci basiamo sull’esperienza storica e sull’analisi della lotta di classe in corso) è una concezione sbagliata. È una concezione che assegna un ruolo dirigente nella costruzione della rivoluzione socialista agli esponenti dei tre serbatoi, alla parte delle masse popolari più legata e più affine alla borghesia e al clero e da questi più influenzata. I compagni che formulano simile concezione non si basano sul reale sistema di relazioni sociali del nostro paese o meglio non le considerano dialetticamente (da dove sono nate le relazioni presenti e dove vanno), ma prendono per vere e stabili le cose come appaiono, sono essi stessi pesantemente influenzati dalla borghesia e dal clero e dalla parte delle masse popolari più affine a questi, anche se col cuore sono vicini a noi, hanno fiducia in noi, magari vogliono essere dei nostri. Clero, borghesia ed esponenti dei tre serbatoi, loro si credono indispensabili, è un fatto. Che oggi influenzino le masse popolari (con grande danno delle masse popolari e della rivoluzione socialista) è un fatto (e i risultati sono il triste presente). A ragione anche noi comunisti diciamo che gli esponenti dei tre serbatoi godono di autorità, prestigio, seguito, influenza tra le masse popolari e che grazie a questo possono accelerare il processo dell’organizzazione delle masse popolari, se noi comunisti riusciamo a indurne alcuni, una parte a fare i CSN. Ma mai e poi mai noi riduciamo il nostro compito a questo, neanche ne facciamo il compito principale: prendere questo come compito principale vuol dire incastrarsi a non sormontare gli ostacoli propri a noi comunisti, insiti nella nostra concezione e nel nostro metodo di lavoro, che ci rendono difficile promuovere l’organizzazione delle masse popolari e ridurci a pensare disperati che la rivoluzione socialista non avanza perché… Cremaschi, Piero Bernocchi, Beppe Grillo, Andrea Camilleri, Guido Viale, Gino Strada, Giulietto Chiesa o chi altri non fanno i CSN, anziché pensare che “tutto dipende da noi”, che noi comunisti non abbiamo ancora imparato e quindi dobbiamo imparare e insegnare a vedere quello che c’è, a scoprire in ogni situazione concreta la soluzione concreta della contraddizione (soluzione che c’è ma bisogna scoprirla), quella che rafforza la sinistra: questi sono i mille ostacoli che rallentano il nostro lavoro. Essi incidono molto più della riluttanza e delle esitazioni dei sindacalisti, dei sindaci democratici e degli esponenti della sinistra borghese. Decisivi per la costruzione della rivoluzione socialista e anche per l’attuazione della linea tattica (questa sì necessaria, nel senso che è l’alternativa attuale alla seconda più lunga e distruttiva via al socialismo) sono gli operai e in seconda linea i lavoratori pubblici e i lavoratori precari, le donne e i giovani delle masse popolari, gli immigrati, non i sindacalisti di sinistra, gli amministratori democratici, gli esponenti della sinistra borghese. Dicevo sopra, sprecare tempo ed energie, perché gli stessi limiti (intellettuali e morali, di concezione, di metodo, di mentalità) che ci rendono difficile l’opera tra le masse popolari, ci rendono impossibile l’opera verso gli esponenti dei tre serbatoi.

Quali sono secondo noi le relazioni tra CSN e Governo di Blocco Popolare e tra CSN e Amministrazioni Locali d’Emergenza?
Nelle tre condizioni per la costituzione del GBP (moltiplicazione del numero delle organizzazioni operaie e popolari, loro coordinamento, loro volontà di costituire un proprio governo d’emergenza) non figura la costruzione di CSN locali e del CSN centrale. Neanche la quarta condizione (rendere la vita impossibile alle autorità della Repubblica Pontificia) implica la costruzione di CSN. I CSN non sono il fulcro del processo, sono un acceleratore, un catalizzatore del processo. Se riusciamo a indurre gli esponenti dei tre serbatoi a costituire CSN o a comportarsi sistematicamente e intenzionalmente come CSN, la crescita del numero delle organizzazioni operaie e popolari avverrà più celermente. Sopra ho già ricordato che l’organizzazione delle masse popolari è il risultato 1. dell’esperienza della resistenza spontanea (cioè fatta con le idee e secondo i principi morali e le relazioni sociali che ci si ritrova) al procedere generale della crisi del capitalismo e alle misure e manovre della borghesia e del clero e 2. dell’azione che il Partito comunista direttamente o indirettamente conduce tra le masse popolari. Noi del (n)PCI siamo pienamente convinti che gli esponenti dei tre serbatoi possono essere utili, ma non hanno un ruolo decisivo sul comportamento delle masse popolari. L’analisi della lotta di classe e del sistema di relazioni sociali del nostro paese ci conforta in questa posizione. Se lavoreremo bene dimostreremo che è vera.
Quanto a CSN e Amministrazioni Comunali d’Emergenza, gli amministratori che devono essere a capo delle ACE, sono dello stesso ambiente degli esponenti dei tre serbatoi. Se le organizzazioni operaie e popolari riusciranno a far loro costruire ACE (o ALE), convincendoli o costringendoli, con le buone o le cattive, di certo aumenterà il numero di esponenti dei tre serbatoi disposti ad assumere sistematicamente e intenzionalmente il ruolo di CSN. Se aumenterà il numero di persone autorevoli di questo genere, tanto più facile sarà convincere gli amministratori a costruire ACE (e ALE). Ci vuole un CSN per fare un’ACE? No. Serve, ma non è indispensabile. Se le organizzazioni operaie e popolari diventano abbastanza forti e convincenti, si farà l’ACE prima del CSN.

Ma che relazione esiste (e in quali forme) fra CSN locale e Amministrazione Comunale in carica, nella lotta per la costruzione dell’ACE?
La costituzione del CSN locale sarebbe un passo avanti verso l’ACE: 1. rafforzerebbe le organizzazioni operaie e popolari perché inducano gli amministratori a tener più conto delle esigenze delle masse popolari che della volontà e delle leggi (Patto di Stabilità) e regolamenti del governo di Roma e delle esigenze dei banchieri e dei gruppi d’affari locali e nazionali; 2. costituirebbe di per se stesso un elemento di pressione sugli amministratori perché si tratta di persone dello stesso ambiente sociale; 3. sosterrebbe le organizzazioni operaie e popolari e l’ACE con un flusso di esperienze, competenze, conoscenze e relazioni; 4. scoraggerebbe la repressione e il ricorso al commissariamento, che però non sono la fine del mondo: il commissariamento e la repressione nei confronti di amministratori pubblici e personaggi conosciuti sono un problema più grave per il governo e i vertici della Repubblica Pontificia che per gli interessati che la solidarietà delle masse popolari farebbe ancora più forti.

Proviamo a ricapitolare, anche se c’è da rifletterci su… il CSN è la struttura di coordinamento di quanto esiste di nuove autorità popolari che chiama a sua volta le organizzazioni operaie e popolari a mobilitarsi, le organizza, le orienta. Costruire il CSN significa trasformare le organizzazioni operaie e popolari in nuove autorità popolari?
Il CSN “struttura di coordinamento di quanto esiste di nuove autorità popolari” è l’aspirazione di chi immagina il futuro a somiglianza del presente. Oggi gli esponenti dei tre serbatoi hanno autorità, prestigio, seguito, influenza sulle masse popolari. Ma il futuro sarà il rovesciamento di questa relazione. Già ho esposto sopra le ragioni per cui avverrà così, e il futuro non sarà la riproduzione più in grande e più energica e attiva del presente, ma si affermerà rovesciando il presente.
Se i personaggi autorevoli dei tre serbatoi quello di cui oggi dispongono lo usano per promuoverne l’organizzazione delle masse popolari, bene. Queste, promosse anche dai CSN o formatesi solo grazie agli altri due fattori sopra indicati, diventeranno centri locali di potere, istituzioni locali del Nuovo Potere e arriveranno a costituire il Governo di Blocco Popolare e a farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia e poi resisteranno con successo alla Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti americani, europei e sionisti. Per costituire il Governo di Blocco Popolare, per comporlo (ministri, sottoministri, consulenti e funzionari) si gioveranno degli esponenti dei tre serbatoi, che hanno conoscenze, relazioni ed esperienze che di regola i membri delle organizzazioni operaie e popolari non hanno, neanche con l’aiuto dei Comitati di Partito che comunque le spalleggiano e orientano.
Costruire i CSN vuol dire indurre gli esponenti dei tre serbatoi a usare le loro risorse attuali per promuovere la costituzione di organizzazioni operaie e popolari. Oggi le usano per ricavarne privilegi e carriera, per montare iniziative elettorali (vedi Lista Tsipras, le liste civiche per le comunali), per promuovere rivendicazioni e proteste (vedi le manifestazioni a scadenze), per organizzare opere di beneficenza e la costruzione di nicchie, per mobilitare a prendersi direttamente quello che c’è. Ovviamente sono iniziative che (al di là delle intenzioni e delle concezioni dei loro promotori, di cui dobbiamo occuparci solo in seconda istanza) hanno ruoli diversi nella lotta sociale e politica in corso e hanno prospettive di sviluppo positivo assai diverse. Il loro comune limite è che le masse popolari vi giocano principalmente il ruolo di manovalanza e di massa d’urto. Molti vengono alle manifestazioni e fanno numero (e prestigio per i promotori), alcuni magari menano le mani. Poi la gran parte ritornano a casa senza aver imparato qualcosa di più per partecipare con più forza ed efficacia di prima alla lotta di classe, senza essersi organizzati più di prima, a volte scoraggiati e amareggiati perché comunque i risultati immediati sono nulli o scarsi ed effimeri né loro si sentono più forti di prima. È questo che noi comunisti dobbiamo e possiamo trasformare, valorizzando il movimento che c’è per far crescere le organizzazioni operaie e popolari fino a farle diventare nuove autorità, centri promotori di ACE e ALE, centri promotori del Governo di Blocco Popolare, autorità e istituzioni locali del Nuovo Potere.

 

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