I “grandi elettori” hanno messo Renzi a capo di un governo formato dalle forze politiche che assieme hanno retto il governo di Monti prima e di Letta poi, le stesse che negli ultimi vent’anni “litigavano di giorno e andavano a rubare insieme di notte”. Quelle, cioè, che si sono alternate al governo del paese per attuare il programma comune degli “italiani che contano” e della loro comunità internazionale: abolire i diritti ed eliminare le conquiste delle masse popolari (per la banda Berlusconi “un lusso che non possiamo permetterci”, per i comitati d’affari del PD “un sacrificio duro ma inevitabile”), privatizzare le aziende pubbliche e tagliare i servizi pubblici, per estorcere il pizzo preteso dal mercato finanziario e dalle sue istituzioni attraverso il carovita, l’aumento di tasse, tariffe, bollette e ticket e il pagamento degli interessi sul debito pubblico, le grandi opere speculative, lanciare il nostro paese nelle missioni di guerra. Sul terreno della politica economica, quindi, il programma del governo Renzi-Berlusconi è un programma già scritto, al di là dell’esperienza o meno dei giovani ministri o della “carta regalo” con cui Renzi lo confezionerà sfruttando l’esperienza nel campo della comunicazione fatta nella CHIL Srl (la società di servizi di marketing di proprietà della sua famiglia).

E’ il terzo governo di fila messo assieme senza passare attraverso le elezioni. E’ il rammarico o il rimprovero di una parte dei vertici della Repubblica Pontificia, attraverso i loro analisti e pennivendoli sparsi nei media di regime, perché ammacca il tentativo di dotarsi di un governo con una certa stabilità e autorità. Per noi comunisti è la conferma che la crisi politica continua e si aggrava, il potere delle classi dominanti può avvalersi sempre meno dell’apparenza dell’investitura popolare: le elezioni diventano un terno al lotto che li espone a irruzioni come quella del Movimento 5 Stelle alle ultime politiche o marcano il rifiuto e il disinteresse delle masse popolari come le ultime amministrative in Sardegna oppure lasciano campo aperto a colpi di mano di avventurieri spregiudicati come quello di Berlusconi nel ’94. Ma soprattutto è la conferma che se le organizzazioni operaie e popolari costituiranno un loro governo di emergenza, i vertici della Repubblica Pontificia dovranno almeno momentaneamente ingoiare il rospo, anche se dietro le quinte manovreranno per rovesciarlo, per deviarlo su strade inconcludenti e farne una dimostrazione che masse popolari organizzate non possono governare il paese.

Sono molti gli intrighi e le manovre che hanno portato alla sostituzione di Letta. Ma la cosa determinante per le sorti del nostro paese è sapere se davvero De Benedetti ha fatto pressioni su Barca perché diventasse ministro? Se Napolitano non avrebbe potuto evitare di ricevere il pregiudicato Berlusconi? Come stanno veramente i rapporti tra Renzi e Berlusconi? Oppure stabilire chi ha vinto nel faccia a faccia tra Grillo e Renzi o se Grillo avrebbe fatto meglio a discutere con Renzi del programma del nuovo governo? Un proverbio dice che “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”: la luna, in questo caso, è appunto che Renzi “è un giovane vecchio, rappresenta le banche e i poteri forti, rappresenta De Benedetti, rappresenta gli industriali, rappresenta gente che ha disintegrato questo Paese, vuole fare TAV, grandi lavori, cemento, rappresenta un sistema marcio”, come ha detto Grillo anziché prestarsi ai riti del teatrino della politica borghese.

Renzi è e sarà alla mercé di Berlusconi, che resta a capo della rete di potere politico ed economico (in campo immobiliare, finanziario e mediatico) che ha costruito ed esteso nei vent’anni passati, ricatta tutti gli esponenti (responsabili) della politica, degli affari, della finanza perché tutti hanno collaborato o coperto la sua ascesa da rappresentante delle organizzazioni criminali a presidente del consiglio, gioca in modo spregiudicato sulle contraddizioni tra imperialisti USA e quelli franco-tedeschi. Nello stesso tempo entrambi concorrono sul medesimo terreno: sganciarsi dall’abbraccio soffocante dell’UE o comunque allentare l’abbraccio troppo soffocante e quindi allearsi almeno in qualche misura con l’imperialismo USA, cosa che li porta a scontrarsi con Napolitano e la parte del PD e dei suoi satelliti più ligi all’UE. Quindi la formazione del governo Renzi-Berlusconi, e qui sta la novità rispetto a quelli Monti e Letta e il senso della sostituzione di Letta con Renzi, indica che all’interno della classe dominante è prevalso (almeno temporaneamente) il “partito americano”, il partito dell’economia criminale, dell’evasione fiscale, dell’uso del nostro paese come retrovia delle aggressioni che l’amministrazione USA conduce in ogni angolo del mondo. Le contraddizioni tra gruppi imperialisti danno luogo a un terreno liquido, tutti sono avviluppati in contraddizioni per loro insolubili che li portano a volere la botte piena e la moglie ubriaca e quindi lasciano campo all’azione dei comunisti, degli operai avanzati e delle masse popolari organizzate a patto però che, in primo luogo noi comunisti, seguiamo la nostra strada e non ci accodiamo a nessuno di loro, ma sfruttiamo ai nostri fini le loro contraddizioni.

Ecco quello che conta realmente ai nostri fini, ai fini delle masse popolari e della lotta per farla finita con la crisi e i suoi effetti: se noi seguiamo la nostra strada. Forti della coscienza (che ci viene dalla concezione comunista del mondo) che mettere fine alla crisi del capitalismo vuol dire mettere fine al sistema capitalista di cui la crisi in cui siamo immersi è il naturale risultato, cioè vuol dire instaurare il socialismo. E che si tratta di una guerra, anche se di tipo particolare (una guerra popolare e rivoluzionaria), quindi che va combattuta tappa dopo tappa partendo dalla coscienza, dalle relazioni e dall’organizzazione oggi esistenti tra le masse popolari del nostro paese. Consapevoli che dobbiamo imparare a valorizzare il positivo di ogni ambito e aggregato, a individuare in ogni ambito e aggregato il passo avanti, gli obiettivi particolari realizzando i quali ogni ambito e aggregato cresce e si rafforza in termini di coscienza, organizzazione, fiducia nelle proprie forze, con spirito sperimentale, provando e riprovando con saldi principi, con passione e facendo analisi concreta della situazione concreta.

E’ questa l’opera che il P.CARC sta conducendo.

Per questo noi oggi, con le nostre poche forze ma imparando a usare meglio e fino in fondo gli strumenti che il movimento comunista ha messo a punto (a partire dalla linea di massa), portiamo tra le organizzazioni operaie e popolari la parola d’ordine di costituire un Governo di Blocco Popolare e lavoriamo per creare le condizioni che ne rendono possibile la costituzione: organizzarsi, coordinarsi e rendere ingovernabile il paese alle autorità della Repubblica Pontificia in ogni ambito, aggregato e movimento e in ogni campo in cui si sta combattendo e si combatterà nei prossimi mesi la lotta tra le masse popolari e le classi dominanti nel nostro paese.

Tra gli operai avanzati che sono impegnati nella lotta per tenere aperte le fabbriche che i padroni vogliono chiudere, ridurre o delocalizzare, perché “occupino le fabbriche ed escano dalle fabbriche”.

Al congresso della CGIL, perché la sinistra interna (insieme ai sindacati alternativi e di base) assuma l’iniziativa politica, assuma cioè il ruolo di centro di aggregazione del movimento per la costituzione di un governo di emergenza popolare.

Nelle elezioni amministrative perché diventino una tappa della costruzione di amministrazioni comunali d’emergenza, cioè centri promotori dell’attuazione della parola d’ordine “un lavoro utile e dignitoso per tutti” violando i Patti di Stabilità e gli altri vincoli del governo centrale, e alle elezioni europee, perché diventino il terreno della lunga marcia per spezzare le catene dell’UE e delle altre istituzioni della comunità internazionale degli imperialisti USA, europei e sionisti.

Tra gli esponenti e i meet-up del M5S, perché oltre che forza d’urto del pacifico funzionamento delle istituzioni elettive alle spalle delle masse popolari agisca da sostegno delle “mille iniziative di base” con cui le masse popolari fanno fronte agli effetti peggiori della crisi generale del capitalismo sul terreno economico, ambientale e sociale.

Nel movimento dei lavoratori autonomi che va sotto il nome di Movimento 9 dicembre, per rafforzare il suo legame con gli operai, con i promotori delle mobilitazioni del 18 e 19 ottobre scorsi, con il movimento NO TAV e quello per la casa e in questo modo fare anche piazza pulita delle organizzazioni fasciste che sguazzano al suo interno.

Sul terreno della lotta contro la repressione, perché da terreno di difesa in ordine sparso diventi un fronte dell’attacco concentrico contro le autorità e le forze della repressione e dello sviluppo dell’ingovernabilità dal basso.

Nella organizzazione e mobilitazione delle donne delle masse popolari, perché la lotta per la loro emancipazione si leghi e alimenti il movimento generale per trasformare il paese.

Per questo sul fronte per così dire interno conduciamo un multiforme lavoro di formazione (la conoscenza, l’assimilazione e l’applicazione della concezione comunista del mondo) in modo che, a partire dal livello in cui è, ogni membro acquisisca via via gli strumenti per agire da comunista nel movimento di massa e di lotta ideologica per superare i limiti e correggere gli errori che frenano lo sviluppo della nostra azione (vedasi la Lotta Ideologica Attiva in Campania di cui abbiamo parlato nel numero scorso).

E’ questa l’opera a cui chiamiamo a collaborare tutti quelli che sono decisi a fare la loro parte contro il governo Renzi-Berlusconi, tutti quelli che non si accontentano più di denunciare, protestare e rivendicare, tutti quelli a cui la falce e martello non basta più coltivarla solo nel cuore.

carc

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