chavez

Dopo la morte del comandante Chavez e la vittoria di stretta misura conquistata da Nicolas Maduro alle elezioni presidenziali, le forze reazionarie venezuelane e i loro padrini USA puntavano a rovesciare il governo antimperialista venezuelano, e con esso la rivoluzione bolivariana, per via elettorale.

Ma i risultati delle amministrative dell’8 dicembre scorso hanno fatto naufragare le loro speranze: il Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) e i suoi alleati del Grande Polo Patriottico hanno vinto in 14 delle 24 capitali di Stato e in 30 delle 40 città principali.

E’ stato il segnale che l’opera condotta dalle forze rivoluzionarie per sviluppare la trasformazione (economica, politica e sociale) del paese e avanzare verso il socialismo sta dando buoni frutti, opera che è sintetizzata nel piano in quattro punti lanciato dal governo Maduro: 1. lotta alla speculazione sui prezzi nel commercio al minuto, 2. lotta contro l’insicurezza e la criminalità diffusa con interventi per creare posti di lavoro, 3. lotta per rafforzare le amministrazioni locali (comunali), 4. lotta contro la cospirazione.

Per questo dal mese di febbraio la borghesia compradora venezuelana appoggiata dagli imperialisti USA e dal Vaticano ha dato il via a un’operazione di destabilizzazione interna che mira al colpo di Stato, secondo un copione che non è nuovo negli scenari latino-americani: boicottaggio economico, serrate padronali, manifestazioni di piazza dirette da neo-fascisti, campagna internazionale di disinformazione e di diffamazione promossa dalla CNN statunitense, con scene di repressione prese da altri contesti e paesi e attribuite al governo Maduro, sfilate di gruppi fascisti fasciste presentate come innocui e pacifici cortei studenteschi, ovvero una retorica fatta di bravi, buoni e democratici manifestanti contro un governo “brutale e corrotto” (l’esatto contrario di quanto viene raccontato quando le proteste riguardano il nostro o qualche paese amico). Un altro canale di destabilizzazione interna è la diffusione delle droghe pesanti nei quartieri poveri delle metropoli, vecchio strumento (vi ricordate le due Guerre dell’Oppio condotte dal governo britannico in Cina?) di diversione delle masse popolari, allo stesso tempo, fonte di grandi guadagni per una borghesia criminale legata a doppio filo alla classe dirigente della vicina Colombia, avamposto a stelle e strisce nell’America Latina.

La gerarchia ecclesiastica, e in particolare l’allora vescovo di Caracas Antonio Ignacio Velasco Garcia, ebbe un ruolo attivo nel colpo di Stato del 2002 contro Chavez; il nuovo Segretario di Stato del Vaticano, monsignor Pietro Parolin, fino a poco tempo fa è stato nunzio apostolico a Caracas: difficile quindi pensare che la Corte di Bergoglio non abbia un ruolo o quanto meno non abbia dato il suo via libera all’operazione di destabilizzazione in corso.

Anche da questo punto di vista si conferma che la forma più alta di sostegno che il movimento comunista del nostro paese può e deve dare alle masse popolari del Venezuela è costruire la rivoluzione socialista in Italia e, come passo in questa direzione, mobilitare le organizzazioni operaie e popolari a costituire un loro governo d’emergenza che abolisca (o almeno circoscriva) i privilegi corporativi di cui il Vaticano e la Chiesa godono (Concordato e Patti Lateranensi con le successive modifiche, 8 per mille, esenzioni fiscali, immunità e impunità, le mille prestazioni di fatto della Pubblica Amministrazione al Vaticano e alla sua Chiesa, ecc.). In questo modo disgreghiamo il potere della Corte Pontificia, che usa il nostro paese come base per esercitare la sua funzione reazionaria in ogni angolo del mondo.

La lotta delle masse popolari venezuelane e del governo bolivariano alimenta la rinascita del movimento comunista e aiuta le classi e i popoli oppressi che in tutto il mondo fanno i conti con le attività e le manovre criminali degli imperialisti USA, della Corte Pontificia e del resto della Comunità Internazionale: che la loro mobilitazione stronchi le manovre della destra interna e dell’imperialismo USA, così come il popolo cubano e il governo di Fidel Castro fecero nel 1961 alla Baia dei Porci con le forze reazionarie cubane finanziate, addestrate e assistite dall’Amministrazione del neopresidente “democratico” J.F. Kennedy.

SOLIDARIETA’ AL POPOLO VENEZUELANO E AL GOVERNO BOLIVARIANO!

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*