Nel numero scorso abbiamo trattato, per quanto brevemente, l’avvio e i contenuti della Lotta Ideologica Attiva in Campania, un processo di critica, autocritica e trasformazione che investe prima di tutto il gruppo dirigente di quella Federazione (e a cascata tutti i membri del partito e della Carovana del (n)PCI) e che ha lo scopo di formare e selezionare un nuovo gruppo dirigente (nuovo qualitativamente, non si tratta di semplice “sostituzione”).

I sommovimenti dall’avvio della LIA sono tanti e vari, un “terremoto” positivo che spinge e stimola tutti i compagni (dai “veterani” ai nuovi membri, ai collaboratori e simpatizzanti) a fare un bilancio individuale e collettivo del proprio operato e a individuare gli elementi su cui “forzarsi” per trasformarsi in qualcuno e qualcosa di più adeguato ai compiti che la fase richiede ai comunisti (ecco la dimostrazione pratica di quello che intendiamo quando affermiamo che i comunisti sono anch’essi oggetto e soggetto della trasformazione della società).

Con questo articolo vogliamo andare più a fondo su uno degli aspetti su cui è in corso il “sommovimento” in Campania, la lotta contro il settarismo e il codismo. Cosa vuol dire?

Di fronte a ogni ambiente, movimento, organismo, individuo, non bisogna concentrarsi principalmente sulla ricerca dei suoi aspetti arretrati (quelli per cui “non andrà lontano”, quelli che cui è “inferiore” a noi – come se cercassimo una conferma della giustezza della nostra linea generale di cui siamo insicuri), ma sulla ricerca dei suoi aspetti positivi: quelli per cui possiamo farlo contribuire (volente o nolente) alla nostra causa. Fare il contrario significa essere settari.

Di fronte a ogni ambiente, movimento, organismo, individuo, non dobbiamo limitarci a diventare “ammiratori, sostenitori, seguaci o soci della sinistra” (cioè di quelle tendenze più avanzate e positive), vorrebbe dire condannare noi e loro alla rovina (la nostra causa progredisce solo se noi tiriamo in avanti, se siamo un passo avanti, spingiamo avanti la lotta di classe forti della comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe che solo la concezione del mondo consente di avere). Non ci associamo alla sinistra, ma dobbiamo trovare il modo (sperimentare) di farla contribuire, con tutto l’organismo di cui è parte, alla nostra causa. Fare il contrario significa essere codisti.

Lottare contro contro settarismo e codismo, in sostanza, significa applicare la linea di massa, imparare ad applicarla (meglio e su scala via via più ampia). Cioè che ogni compagno impari a rispondere alle seguenti domande: qual è la situazione in cui concretamente opero? Quali sono i fattori positivi e quali quelli negativi? Quali tendenze di sviluppo esistono in essa? Quali sono da appoggiare e quali da contrastare? Chi è la sinistra, la destra e il centro? Quali misure prendere per mobilitare la sinistra, unire il centro e isolare la destra? Quali misure e quali risorse mettere in campo per rafforzare le tendenze positive e contrastare le tendenze negative?

Quando ogni compagno è in grado di rispondere a queste domande relativamente alla situazione in cui opera, sia lui che il collettivo di cui fa parte hanno un piano d’azione, una linea e in modo di verificare (confermare, correggere, cambiare) l’uno e l’altra sulla base dei risultati e di migliorare via via il loro metodo di lavoro e di direzione.

Non ci sono “istruzioni per l’uso”, non ci sono decaloghi buoni per ogni situazione: la tendenza positiva è quella x, la sinistra sono Tizio e Caio. Bisogna scoprirlo in ogni situazione particolare, provare e riprovare e con l’esperienza si diventa più capaci di farlo. In questo consiste l’arte di tutti coloro che vogliono costruire la rivoluzione e non limitarsi a “tifare rivolta”.

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