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Le “intese” (la forzatura) fra Renzi e Berlusconi riguardo alla legge elettorale allungano l’ombra di elezioni politiche anticipate con cui una parte dei vertici della Repubblica Pontificia punta a ricomporre la frammentazione a cui ha portato il golpe bianco di Napolitano, all’indomani delle elezioni politiche del febbraio 2013. Il centro dello scandalo non è il fatto che con la sentenza di incostituzionalità del Porcellum da parte della Consulta praticamente tutte le istituzioni “elette democraticamente” sono illegittime (si è aggiunta di recente anche l’illegittimità della giunta del Piemonte, formata a seguito di una vittoria conseguita dalla Lega tramite brogli elettorali), ormai che il “teatrino della politica” sia un palcoscenico macilento è sentire comune. Il centro dello scandalo è il fallimento del tentativo di estromettere Berlusconi e la sua banda dai circoli che contano e che decidono, a farlo fuori non sono bastate le condanne, l’interdizione dai pubblici uffici, l’ineleggibilità, la spaccatura del PdL comandata dal Vaticano (con la corrente dei cattolici e dei vecchi arnesi della P2 che ha voltato le spalle a Berlusconi e votato la fiducia al governo Letta), tanto che ancora minaccia “il 2014 sarà il nostro nuovo 1994” (ai più attenti non sarà sfuggito il fatto che il “1994 di Berlusconi” è stato anticipato dal “1992 delle bombe della mafia” e che, giusto poco prima della previsione di un 2014 di riscossa, la stampa borghese ha dato grande risalto alle minacce di morte al giudice Di Matteo).
Però, c’è un però. Anzi due. Il primo riguarda il fatto che come le elezioni politiche del 2013 sono state una mina vagante per i vertici della Repubblica Pontificia, le (eventuali) prossime lo sono ancora di più. Il teatrino della politica borghese è un palcoscenico macilento e non c’è legge elettorale che tenga, l’esito è quanto mai incerto nonostante le manovre per blindare i risultati.
Il secondo riguarda il fatto che sono già previste le elezioni amministrative (e uno dei comuni chiamato in causa è Firenze, Renzi si gioca faccia, barba e baffi) e quelle europee (in un contesto di sommovimenti, tensioni, manovre sporche, guerra strisciante e guerra economica aperta). Le elezioni politiche a stretto giro rischiano di entrare in un calderone e una spirale (lo ripetiamo: indipendentemente dalla legge elettorale) in cui proliferano i tentativi (di varie tendenze, ispirazioni, ambizioni e obiettivi) di rafforzare o emulare l’esperienza del M5S: rappresentanza dal basso e irruzione di pattuglie più o meno nutrite e agguerrite dentro le assemblee elettive.
Quindi? Forse è meglio non farle, queste elezioni politiche anticipate, andare avanti di rimpasto in rimpasto… ma per quanto? E come?
Le dimissioni della ministra De Girolamo, che si aggiungono alle inchieste sui “burocrati” del governo Letta (l’ultimo è Mastrapasqua, presidente dell’INPS), che a loro volta si aggiungono all’affaire Cancellieri, il caso IMU e quello FIAT… tutto dice che la vita del governo Letta è attaccata al respiratore artificiale.
In questo clima da fine regime, o il respiratore lo staccano i vertici della Repubblica Pontificia (una fazione che si afferma sull’altra, i filo USA/organizzazioni criminali/ “Berlusconi Presidente”) o le organizzazioni operaie e popolari staccano il respiratore e impongono la cura necessaria a un paese morente (con quel processo: Comitato di Salvezza Nazionale – Governo di Blocco Popolare).
Dal basso spuntano segnali importanti che le organizzazioni operaie e popolari stanno “invadendo” il teatrino della politica borghese. Abbiamo già parlato nel numero scorso de “Le città in Comune”, segnaliamo di seguito la lista Sardegna Possibile e la lista civica NO TAV. E’ qui, in questi ambiti, che si gioca una lotta per affermare una linea avanzata su una linea arretrata (succube delle regole, della legalità e delle prassi della Repubblica Pontificia): usiamo le elezioni per creare le condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, per spingere avanti il processo di formazione del Comitato di Salvezza Nazionale a livello nazionale e locale, oppure si punta a raggiungere “un certo numero di eletti” che condizioni le politiche delle istituzioni?
La lotta fra questi due orientamento va combattuta, non si può liquidare la cosa con superficialità “tanto le elezioni non servono a niente”. E con gli esempi che riportiamo, emerge bene il perché, nell’ottica della costruzione della nuova governabilità che serve, quella delle masse popolari organizzate.

Intervista a M. Murgia, candidata governatrice per la lista Sardegna Possibile (Micromega, 23.01.14)
Il PD ha scelto la via delle primarie in Sardegna, impantanandosi successivamente per grane giudiziarie della vincitrice Francesca Barracciu, fino all’intervento di Matteo Renzi che ha nominato Francesco Pigliaru. Perché – ricalcando il modello del sindaco Pisapia a Milano o di altre esperienze amministrative – non ha provato ad essere lei la candidata ufficiale del centrosinistra?
Non mi interessa quella coalizione. Il PD ha smesso di essere un partito di sinistra da quando ha accettato il compromesso con la componente democristiana. Inoltre è il soggetto che più sostiene la dipendenza dall’Italia. In Sardegna ci sono il 60 per cento delle basi militari presenti nel nostro Paese: noi siamo contrari alle servitù militari, mentre il partito di Renzi ha sempre collocato propri uomini come sottosegretari alla Difesa a garanzia degli accordi, in primis Arturo Parisi e Cossiga jr.

Lei con orgoglio si considera una donna di sinistra. Non trova – come dicono molti, tra cui Beppe Grillo – sia superato il tempo delle ideologie?
PD e PdL sono figli della stessa razza, hanno prospettive e consorterie comuni. Mentre tra destra e sinistra rimane una profonda differenza. Non aborro le ideologie. Io non li chiamo clandestini ma cittadini, credo nella priorità della scuola, della cultura, nella tutela dei beni comuni. La sicurezza non si elargisce con maggiore controllo o sanzioni bensì con equità e giustizia sociale. Non condivido l’ideologia meritocratica: ci deve essere uno sbarramento minimo di dignità per dare a tutti gli stessi benefici, anche a chi è privo di strumenti.

Nel suo programma si parla molto di un nuovo modo di concepire il potere. Cosa intende?
Ora che il potere sottrattivo – di tipo andreottiano – è evidentemente fallito, dobbiamo chiederci se esista un modo democratico per gestirlo. Ho intravisto tali potenzialità nei processi partecipativi e nel fiorire di centinaia di associazioni: quando si portano via ai cittadini gli spazi di confronto e i partiti si chiudono in una zona franca, barricati nella stanza dei bottoni, si sviluppa il dissenso. Esso può essere disorganizzato come per le manifestazioni dei Forconi o più strutturato e chirurgico, com’è nel caso dei comitati. Rappresentano un senso di vitalità civica. Non è antipolitica. La stessa definizione di Forconi è errata: sono persone con delle domande a cui la politica da tempo non riesce a dare risposta. Credo sia sbagliato – come fa una certa sinistra tradizionale – porsi in maniera snob contro queste realtà. Piace l’operaismo, fanno schifo gli operai. Bisogna contrastare tale sinistra autoreferenziale.

Elezioni a Susa, nasce la Lista NO TAV (Da Valsusaoggi.it, 25.01.14)
A Susa tutti uniti contro la Tav, con una lista civica e senza nomi di partito. Molti lanciano la candidatura di Sandro Plano a sindaco, ma resta da sciogliere la questione del PD. Plano o non Plano, è questa la strategia scelta dal popolo No Tav, come già fatto ad Avigliana nel 2011. Un metodo che sarà condiviso anche da altri amministratori e sindaci dei paesi della bassa Val Susa, dove si voterà in primavera. “Nel corso dell’assemblea pubblica di ieri sera abbiamo constatato con soddisfazione che il coordinamento degli amministratori della Val di Susa è giunto alle stesse conclusioni cui noi siamo giunti da mesi – spiegano dal Movimento 5 Stelle – l’unità e la creazione di un fronte unito rappresentano l’unica opportunità per contrastare il partito unico delle Grandi Opere”.

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