gramsci1

L’anno appena finito ha segnato un grande passo in avanti nella crisi politica della Repubblica Pontificia e un certo progresso nella creazione delle condizioni per la costituzione del Governo di Blocco Popolare. Le file del nostro partito sono cresciute di numero e di livello e sono cresciuti i nostri legami con le organizzazioni operaie e popolari. Tuttavia non siamo soddisfatti dei risultati ottenuti perché la situazione generale, nel campo delle masse popolari e nel campo della borghesia imperialista, presenta grandi possibilità di sviluppo che sfruttiamo ancora poco a causa del livello ancora relativamente basso della nostra formazione ideologica, politica e organizzativa. Per questo da una parte siamo impegnati in un vasto programma di formazione nelle nostre file e dall’altra ci appelliamo ai nostri lettori, collaboratori e simpatizzanti, ai membri avanzati delle masse popolari a cui giunge la nostra voce perché affluiscano nelle nostre file e approfittino degli strumenti che il partito offre, in termini di formazione e di lavoro politico: l’organizzazione del Partito permette di fare cose che un individuo da solo assolutamente non arriva a fare. E’ una scuola per tutti quelli che vogliono imparare a combattere meglio per uscire dalla catastrofe in cui la borghesia imperialista e il clero ci sospingono.

Il corso delle cose presenta grandi possibilità di avanzamento della nostra causa, possibilità che dipende da ognuno di noi che si traducano in nuovo avanzamento e in vittorie.

La borghesia non ha vie d’uscita alla crisi del capitalismo. Essa si barcamena e manovra per guadagnare tempo e si impiglia in contraddizioni via via più gravi. Non solo la valorizzazione del loro capitale diventa sempre più difficile, ma i gruppi imperialisti di tutto il mondo scivolano in contrasti sempre più acuti: la competizione tra loro, la corsa al riarmo e il controllo assillante sulle masse popolari caratterizzano l’attività di tutti i gruppi imperialisti. I loro governi e le loro istituzioni spremono le masse popolari, in particolare proprio nei paesi più ricchi, nei paesi imperialisti, per ottenere profitti per la massa enorme di capitale finanziario che devono valorizzare: ma non possono fare altro perché per ogni gruppo imperialista la legge suprema è valorizzare il suo capitale.

Quanto alle masse popolari, siamo in una fase di transizione. Per decenni, specie nei paesi imperialisti, sulla scia della prima ondata della rivoluzione proletaria aperta nel 1917 dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre, mentre andava via via estinguendosi la spinta propulsiva del movimento comunista internazionale le masse popolari hanno presentato alle classi dominanti rivendicazioni e si sono mobilitate a protestare contro le loro malefatte. Ma lotte rivendicative e proteste erano via via meno efficaci in termini di risultati e da alcuni decenni il risultato principale consisteva nel rallentare l’eliminazione delle grandi conquiste di civiltà e di benessere strappate durante la prima ondata della rivoluzione proletaria. Da quando poi nel 2008 la crisi generale del capitalismo è entrata nella sua fase acuta e terminale, le lotte rivendicative e le proteste sortiscono oramai solo il risultato di trascinare nel movimento anche lavoratori e strati arretrati, che finora hanno subito senza protestare cercando di salvarsi ognuno a qualche modo per conto suo.

Proprio poche settimane fa, in dicembre il movimento dei “forconi” ha mobilitato da un capo all’altro del paese settori di lavoratori che poco o nulla hanno finora partecipato alle mobilitazioni del resto delle masse popolari: degli operai, dei lavoratori precari, degli immigrati, dei dipendenti pubblici, degli studenti, delle donne e dei pensionati. Noi comunisti abbiamo salutato l’ingresso nel movimento di questi nuovi gruppi sociali e operiamo per far confluire in un unico grande movimento tutte le masse popolari che si mobilitano.

Ma quale può e deve essere l’obiettivo della mobilitazione?

Bisogna passare sempre più decisamente dalla protesta e dalla rivendicazione alla lotta per instaurare un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate. Questa è la transizione in corso. Essa consiste nel creare le condizioni perché la costituzione di questo governo diventi una realtà.

Il (nuovo)Partito comunista italiano ha da tempo, da quando è iniziata la fase acuta e terminale della crisi, indicato le caratteristiche del Governo di Blocco Popolare e le condizioni che bisogna creare nel paese per costituirlo. Il Governo di Blocco Popolare può e deve essere il governo composto da persone che godono della fiducia delle masse popolari organizzate e che sono decise a dare forma e forza di legge ai provvedimenti che le stesse organizzazioni operaie e popolari indicano caso per caso per far fronte subito almeno agli effetti più gravi della crisi del capitalismo, che antepongono questo compito alle pretese delle istituzioni del capitale finanziario italiano e internazionale. Le masse popolari organizzate possono imporre ai vertici della Repubblica Pontificia di ingoiare la costituzione di un simile governo, perché essi non sono (almeno per ora) in condizione di sviluppare una campagna generale di repressione feroce contro le masse popolari, sono divisi tra loro: in Italia sono divisi tra i seguaci della banda Berlusconi e i seguaci del circo Napolitano, ieri Napolitano-Monti, ora Napolitano-Letta, forse domani Napolitano-Renzi o Renzi e qualcun altro. Anche la Corte Pontificia è divisa: la defenestrazione di Ratzinger e l’elezione di Bergoglio alla sua testa non ha riportato l’unità. Le divisioni nei vertici della Repubblica Pontificia oltre alla competizione tra gruppi italiani, fa capo alla competizione mondiale tra gruppi imperialisti, in particolare alla competizione tra i gruppi imperialisti USA e i gruppi imperialisti europei. Se le organizzazioni operaie e popolari rendono impossibile alle classi dominanti di governare il paese e nello stesso tempo si coordinano tra loro per costituire un proprio governo d’emergenza, i vertici della Repubblica Pontificia cederanno e ingoieranno, per preparare tempi migliori.

Un governo d’emergenza delle masse popolari organizzate sarebbe capace di far fronte almeno agli effetti più gravi della crisi generale del capitalismo, nonostante il sabotaggio, il boicottaggio e le manovre più o meno sotterranee dei vertici della Repubblica Pontificia e della loro comunità internazionale?

Un governo del genere ha una fonte inesauribile di risorse che i governi borghesi non hanno: l’appoggio delle masse popolari organizzate. A questo si aggiungerebbero la collaborazione con le istituzioni degli altri paesi che hanno contenziosi aperti con la comunità internazionale e le divisioni in seno alla stessa comunità internazionale.

I gruppi imperialisti europei, americani e sionisti si unirebbero per soffocare il governo d’emergenza popolare. Ma se questo governo fa sul serio, e questo dipende dalle organizzazioni operaie e popolari stesse e noi comunisti faremo certamente la nostra parte, i gruppi imperialisti europei, americani e sionisti dovranno decidere chi tra loro pagherà il conto delle ostilità con il Governo di Blocco Popolare. Il Governo di Blocco Popolare eredita un debito pubblico di più di 2.000 miliardi di euro, un credito che i gruppi imperialisti vantano nei suoi confronti e su cui chiedono il pagamento degli interessi e delle quote di capitale in scadenza (che però devono trovare modo di reinvestire). Chi tra i gruppi imperialisti europei, americani e sionisti titolari del debito pubblico italiano accetterà di sacrificarsi per soffocare il Governo di Blocco Popolare? Su questo si azzufferanno tra loro e anche questo faciliterà il lavoro del Governo di Blocco Popolare.

Non sarà un pranzo di gala. Ma la crisi generale dl capitalismo ha travolto le masse popolari del nostro paese in un gorgo senza fine. Si tratta di scegliere tra subire o combattere. Se combatteremo, possiamo vincere. Anche perché i problemi che noi affrontiamo, li stanno affrontando le masse popolati di ogni paese imperialista, per non parlare delle masse dei paesi oppressi. E il primo paese imperialista che farà fronte alla comunità internazionale e romperà le sue catene, aprirà la via e mostrerà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi: porterà cioè nei fatti, indipendentemente dalla nostra volontà, la guerra in casa dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti che dovranno vedersela ognuno con le masse popolari del proprio paese. Le dichiarazioni di solidarietà possono arrivare subito o non arrivare affatto, ma la mobilitazione delle masse popolari degli altri paesi per affermare i propri interessi, se non paralizzerà, certamente indebolirà gli aggressori del nostro Governo di Blocco Popolare.

Questo è a grandi linee il quadro della situazione che abbiamo di fronte incominciando il nuovo anno. Dovremo combattere, ma se combattiamo possiamo vincere. Noi comunisti ci impegniamo con tutte le nostre forze a combattere per vincere, a portare tutto il nostro contributo, a un livello che ci impegniamo ad elevare, alle masse popolari e in primo luogo agli operai, perché si organizzino e combattano.

Abbiamo di fronte un anno di lotte: dipende da noi che sia un anno di vittorie!

Volente o nolente, chi oggi si limita a chiedere o rivendicare a questo governo di “mettere al centro dell’agenda politica e istituzionale il lavoro e le politiche industriali” oppure “un piano per risolvere l’emergenza abitativa”, chi parla di “dare attuazione alla Costituzione” o di “rompere la gabbia dell’euro e dell’Unione europea” senza l’obiettivo di costruire un governo d’emergenza deciso a farlo, chi per muoversi aspetta le elezioni e i loro risultati, ecc. di fatto dice che è necessario cambiare il corso delle cose, ma che ogni cambiamento non può che passare attraverso le istituzioni della Repubblica Pontificia: attraverso chi è responsabile del corso rovinoso delle cose nel nostro paese. Nei fatti afferma che le masse popolari non sono capaci di un’azione autonoma, anche se si organizzano e hanno alla loro testa dei gruppi dirigenti convinti e decisi a fare. E’ una linea che condanna all’impotenza, come Grillo e M5S hanno avuto modo di sperimentare e di mostrare nel periodo trascorso tra il grande successo elettorale del 24-25 febbraio e oggi. A guardare in faccia le cose, è più realistico chiedere a questo governo di “rimettere al centro dell’agenda politica e istituzionale il lavoro e le politiche industriali” come fa Landini o proporsi di prendere in mano il governo del paese anche se alla maniera confusa e contraddittoria del movimento 9 dicembre?

Le masse popolari sono capaci, a condizione che abbiano alla loro testa un gruppo dirigente deciso a fare e abbastanza autorevole. La chiave di volta della situazione consiste nel creare un sistema di organizzazioni operaie e popolari che operano in autonomia dei vertici della Repubblica Pontificia e contro di essi, rendendo il paese sempre meno governabile dai poteri forti e sempre più governato dalle organizzazioni operaie e popolari.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*