Pagg. 115, euro 9 – edizione 2006

Nelle mani del nemico è un libro che parla del carcere fascista, ma non parla principalmente del carcere.
Dalle celle di Regina Coeli, dall’isolamento “pancaccio e pane e acqua”, dal racconto della resistenza quotidiana che i comunisti opponevano alle angherie dei carcerieri fascisti, traspare il filo conduttore che da dietro le sbarre unisce i rivoluzionari prigionieri alla lotta concreta contro il fascismo, di cui anch’essi sono parte attiva in carcere, con le scuole di formazione, con tutti gli espedienti che collettivamente e individualmente trovarono per sopravvivere al duro regime carcerario, con l’inesauribile fiducia nella vittoria.
Nelle mani del nemico si può non essere solo prigionieri. Arturo Colombi lo spiega bene: nelle mani del nemico non si smette di vivere, di lottare; non esistono sbarre, isolamento, maltrattamenti e stenti che possano fiaccare l’amore per la classe operaia e la determinazione nella lotta per il socialismo.

 

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