Pagg. 376‚ euro 16

Pelaghia Vlasova, vedova di un operaio di fabbrica, fabbro irsuto e violento, invecchiata precocemente dalle fatiche e dai maltrattamenti, questa donna, inizialmente mite, triste e sottomessa, che si muove senza fare rumore e quasi di fianco per occupare meno posto, maturerà attraverso il rapporto con il figlio Pavel, giovane operaio socialista, la coraggiosa consapevolezza della necessità della rivoluzione come unico strumento di cambiamento dei rapporti di produzione e di tutti i rapporti sociali.
Dalla miseria, dalla fame, dalle malattie e da una condizione di sfruttamento in cui “il frutto delle nostre fatiche se lo godono gli altri”, “da tutte le forme di asservimento fisico e morale a cui questa società sottopone l’uomo” c’è un’unica via di uscita: “al popolo tutti i mezzi di produzione, a popolo tutto il potere¦”
E proprio il problema del potere, storicamente centrale nel lavoro per la rivoluzione, viene affrontato lungo l’intera narrazione, nell’intreccio delle vicende umane e politiche dei protagonisti, laddove l’accento è sempre posto sulla necessità di non dimenticare che il traguardo non sono le piccole conquiste, ma soltanto la vittoria completa.
Il rapporto tra madre e figlio si trasforma gradatamente all’interno di questo percorso comune di lotta per la rivoluzione, percorso durante il quale Pavel e gli altri compagni conosceranno più volte il carcere e infine le aule dei tribunali. Saranno proprio le dichiarazioni processuali del figlio a determinare, evidenziando un alto senso di responsabilità, l’ ultima scelta decisiva della madre che metterà in gioco la propria vita per portare a tutti “una verità che nessun potrà fermare”.

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