pagg. 48‚ 4,00 euro – Edizione 2003

L’autore riesce a descrivere, come pochi compagni riescono a fare, l’esperienza dei paesi socialisti in una maniera così appassionata e vivida da far toccare con mano la “naturalezza” del comunismo. Analizzando l’esperienza dei primi paesi socialisti, fornisce spunti importanti e innovativi sul sistema di direzione specifico dei paesi socialisti (la dittatura del proletariato). La pratica della prima ondata della rivoluzione proletaria ha mostrato che essa si realizza come combinazione (unità e lotta) di due distinte strutture di potere: partito comunista più organismi di massa da una parte e Stato dall’altra e che si va verso l’estinzione dello Stato man mano che cresce la partecipazione delle masse alla prima struttura, che questa espande il suo campo di azione a spese della seconda. Quella pratica di cui non disponeva ancora Lenin quando scrisse Stato e rivoluzione e a cui l’autore espressamente rimanda per ulteriori sviluppi teorici, ci ha dato e ci dà insegnamenti illuminanti sulla natura e sul ruolo del partito comunista. La pratica della prima ondata della rivoluzione proletaria ha dimostrato che il partito comunista non può essere semplicemente l’associazione di quelli che soddisfano le condizioni poste all’inizio del secolo XX dai bolscevichi (“può essere membro del partito chiunque accetta il programma del partito, sostiene materialmente il partito ed è membro di una delle sue organizzazioni”). Ogni membro del partito deve essere disposto a partecipare a un particolare processo di “formazione continua” alla lotta di classe e il partito deve allestire per ogni suo membro il processo di “formazione continua” alla lotta di classe che corrisponde alla sua condizione. Conclusioni che interessano tutti quanti lottano o vogliono lottare per instaurare il socialismo, non inseguendo le loro fantasie, ma imparando dall’esperienza.

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